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Anche un bambino può spiegare a Trump cos’è la democrazia

Anche un bambino può spiegare a Trump cos’è la democrazia

Anche un bambino può spiegare a Trump cos’è la democrazia

 
Lino Patruno

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Lino Patruno

STATI UNITI - Il presidente Donald Trump

In fondo per capire cosa sta succedendo basta un bambino. Se diamo a un bambino carta e matita e gli diciamo di disegnare una linea, lui disegnerà una linea piena di curve e di titubanze

Sabato 22 Febbraio 2025, 14:00

In fondo per capire cosa sta succedendo basta un bambino. Se diamo a un bambino carta e matita e gli diciamo di disegnare una linea, lui disegnerà una linea piena di curve e di titubanze. È il suo modo di ricercare, di capire, di crescere. Senza volerla fare grossa (anche se i bambini bisogna sempre osservarli), le linee ondeggianti sono quelle delle democrazie, le linee rette sono quelle delle dittature. Per completare la metafora, la lentezza è delle democrazie, la velocità è delle dittature. Lo vogliamo ricordare cosa proclamava un signore ai primi del secolo scorso? «Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Noi viviamo già nell’assoluto, perché abbiamo già creato l’eterna velocità onnipresente». E via con le auto che corrono a mitraglia, le locomotive che scalpitano sulle rotaie, i piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, il volo scivolante degli aeroplani.

Come si è capito, quel signore si chiamava Filippo Tommaso Marinetti e declamava il Manifesto del Futurismo. Sappiamo che fu un referente culturale del fascismo, benché l’arte che quel movimento espresse si affermasse al di là della politica. Chissà se Marinetti avrebbe mai immaginato un suo tanto irrompente ritorno di attualità. E che dovesse essere un bambino a spiegare non solo un Trump ma il nostro tempo. Al di là dei fascismi e di tutto il resto. Un Trump che fra le prime decisioni che prende nelle sua furia demolitrice è l’abolizione del penny, offendendo anche un Paperon de’ Paperoni che da un penny cominciò a cumulare la sua oscena e tirchissima ricchezza. Ma Paperone era uno che metteva insieme un pezzo alla volta, questo suo epigono (un nullatenente rispetto a lui) è uno veloce come il «vibrante fervore notturno degli arsenali». Si è calcolato che dal 20 gennaio del suo esordio, con la sua mitica penna che non riposa mai, ha approvato 61 ordini esecutivi e 25 proclami e ingiunzioni. Insomma ha rivoltato l’America e non solo, con una fretta come se gli bollisse la poltrona sotto. Mi prendo il Canada, Panama, la Groenlandia, Gaza. Esco dalle organizzazioni mondiali della sanità, del clima e della cultura. Deporto gli immigrati irregolari. Licenzio dipendenti pubblici. E cancello gli aiuti ai deboli e ai fragili in ossequio alla teologia neo-pentecostale e al suo «Vangelo della prosperità». Alla nascita ci affidiamo a un Dio che ci garantisce prosperità economica e fisica. Talché chi non l’avesse raggiunta è uno non amato da Dio e da spazzare via senza misericordia.

La velocità spiega anche come nella recente storia del mondo mai ci fossero stati, come ora, più regimi autoritari che democrazie parlamentari. I problemi sono complessi, le paure tante, le insicurezze la norma, l’incertezza sul futuro diffusa ovunque. E comuni i nemici: gli immigrati anzitutto, le diseguaglianze, le tecnologie, l’Intelligenza artificiale. Con popoli che premono alle porte degli altri, così come vecchie rivendicazioni e feroci rancori, non escluse religioni che ammazzano nel nome (rieccolo) di Dio. Il sistema più rapido è affidarsi a qualcuno più spiccio e più rassicurante delle procedure e delle alchimie democratiche, che dicono dicono ma non decidono mai. Affidarsi all’uomo forte che sguaina la penna come un Kalashnikov o a quell’argentino che con una affettatrice alla mano promette di fare a pezzi procedure e garanzie. Che poi ci siano incidenti di percorso, e velocità che, spazzando spazzando, spazzano anche diritti fondamentali, succede ma non ci dovrebbe stare, e per gli elettori mugugnare dopo serve a poco. Ma dove c’è velocità scambiata per arbitrio non c’è il tempo per il pensiero. E senza il pensiero c’è il pensiero unico. E, col pensiero unico, il pensiero differente può finire nell’affettatrice del presidente argentino Milei. E finire anche, come Trump, per trattare gli alleati per nemici, e insultarli di conseguenza. Specie in una società passata dalla discussione alla esternazione, dalla preparazione alla rappresentazione, dal valore ai «mi piace». Brandendo dazi punitivi che faranno male a tutti, compreso chi li impone, distruggendo ricchezza per gli uni e per gli altri, e seminando più malessere che benessere. A cominciare da un’Europa che però, come il buon Draghi continua a dire, ha tanti di quei dazi interni, e tante di quelle chiusure più che aperture, da piangere a tempo scaduto.

«Quando la gente è accelerata perde i piedi, perde le radici, smarrisce il contatto con la terra: perde umanità». Lo diceva uno che se ne intendeva come il padre della sociologia, McLuhan. Ogni scorciatoia può far perdere libertà. Vallo a dire ai Trump che a smascherarli è un bambino.

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