La velocità di questa era «algotronica» ci dice già molto della «fine dell’intelligenza artificiale» nella sua individualità. Vi è un’approccio multidisciplinare, «dividuale», che mescola filosofia, scienze cognitive, reti neurali artificiali (ANN), AI generale e altre aree del sapere nel Metaverso.
Il «MetaDIHum» («Meta Digital Interface Human Unity Model») fa la sua comparsa nella quotidianità. È superare la dicotomia tradizionale tra «umano» e «artificiale». In questo contesto, il MetaDIHum si propone come un modello che integra l’intelligenza umana e quella artificiale in una sorta di «simbiosi evolutiva». L’idea è che l’intelligenza artificiale non debba essere vista come una semplice imitazione o sostituzione dell’intelligenza umana, ma piuttosto come un campo che coevolve con l’umano. La rete neurale artificiale, infatti, non è solo uno strumento esterno, ma un’entità che può interagire con la mente umana in modo profondo, modificando anche le modalità con cui percepiamo e agiamo nel mondo.
Il MetaDIHum esprime quindi una visione di intelligenza come un processo dinamico e interattivo, che non si limita a una separazione tra l’umano e il non umano, ma tende a fondere questi due mondi. In questo senso, il MetaDIHum non si limita a un modello teorico statico, ma è una «metafisica dinamica» che esplora il cambiamento delle capacità cognitive umane sotto l’influenza dell'intelligenza artificiale.
La nuova fenomenologia sociale della «cognizione estesa» (una teoria che sostiene che il pensiero e la conoscenza non risiedano solo nel cervello, ma possano essere distribuiti attraverso gli strumenti e l'ambiente) è un concetto che si integra bene con il MetaDIHum.
Il «dialogo» è un altro elemento centrale. In questo approccio, l’intelligenza artificiale, il digital human, il digital twins, il deep learning e il «metahorizon» insieme ai mondi paralleli abitati da avatar non sono solo agenti passivi che eseguono compiti, ma partecipanti attivi nel processo cognitivo umano.
Il «MetaDIHum» indagato dal sottoscritto esplora le implicazioni di una crescente interconnessione tra mente umana e multiversi artificiali, creando un «campo di interazione» in cui entrambi si arricchiscono e si trasformano reciprocamente in un patto trasduttivo sensoriale educativo ed esistenziale. Ciò implica che la tecnologia non debba essere vista solo come un supporto, ma come un partner nell’evoluzione della nostra intelligenza e delle nostre capacità cognitive. Così si aprono le porte della psicologia sociale delle reti neurali artificiali e dei digital human tra coscienza, anima e spiritualità.
















