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L’atroce fine di Kennedy un presagio dell’11 settembre 2001

L’atroce fine di Kennedy un presagio dell’11 settembre 2001

L’atroce fine di Kennedy un presagio dell’11 settembre 2001

 
Enzo Verrengia

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Enzo Verrengia

L’atroce fine di Kennedy un presagio dell’11 settembre 2001

Dallas, Texas, venerdì, 22 novembre 1963, tarda mattinata. Si consuma un incubo destinato a stamparsi nella memoria collettiva con i fotogrammi del filmato di Abraham Zapruder

Lunedì 27 Novembre 2023, 13:07

Dallas, Texas, venerdì, 22 novembre 1963, tarda mattinata. Si consuma un incubo destinato a stamparsi nella memoria collettiva con i fotogrammi del filmato di Abraham Zapruder. Il corteo presidenziale, risalito da Houston Street in Dealey Plaza, svolta da questa in Elm Street. All’improvviso degli spari. Kennedy china il capo in avanti, poi la parte posteriore della testa gli esplode. Sua moglie, Jacqueline Bouvier, la First Lady, si precipita verso il cofano posteriore, nel pietoso tentativo di riafferrare quei resti del marito. Un agente del servizio segreto balza là sopra, battendo forsennatamente sulla lamiera. Il corteo accelera verso il triplo sottopassaggio sotto i binari della ferrovia e di là verso il Parkland Hospital, dove i medici tenteranno invano di riportare in vita il Presidente nella Sala di Rianimazione n. 1. A Langley, in Virginia, sede centrale della CIA, Walter Elder, collaboratore del Direttore in carica, John McCone, spalanca una porta e grida: «Hanno sparato a Kennedy!».

Un moscovita, Vladimir Ambrosickin, invia all’ambasciatore statunitense Foy Kohler una lunga poesia che a un certo punto recita: «Le ali dell’aquila si sono ripiegate».

Quello del Presidente degli Stati Uniti d’America è il massimo potere del pianeta. Imperatore elettivo pro-tempore, il suo carisma va ben oltre i confini degli Stati Uniti. «Che sotto questo tetto possano governare soltanto uomini onesti e saggi» affermò il secondo Presidente, John Adams. Franklin Delano Roosevelt la fece incidere sul caminetto della sala da pranzo di Stato, al secondo piano dell’ala est. Sul Capo dell’Esecutivo si appuntano enormi responsabilità, ma anche odio. James Reston, editorialista del New York Times, scrisse che chiunque può avvicinarsi al Presidente e sparargli. Lee Harvey Oswald, lo fece da una finestra al 6º piano di un deposito di libri scolastici, all’angolo sud est fra Houston Street e Dealey Plaza.

Il retaggio di quel giorno fatale non può limitarsi alla saga dei Kennedy, inesauribile, con propaggini sempre nuove. L’ultima è l’autocandidatura alle presidenziali del 2024 di Robert Kennedy Jr., il terzogenito di Robert Kennedy, noto per le sue tesi ultracomplottiste. Semmai bisognerebbe ripercorrere il mito della Nuova Frontiera e analizzarne la tenuta nei fatti.

Il Presidente giovane e bello conquista gli elettori alla TV. Il 26 settembre 1960 per la prima volta i due candidati alla Casa Bianca si confrontano dinanzi a milioni di spettatori. Il Vice Presidente Richard Nixon affronta il rivale John Fitzgerald Kennedy, che stravince su tutta la linea: disinvoltura, fascino, linguaggio. Una rinnovata incarnazione del Destino Manifesto e del Sogno Americano.

Sennonché, quando prende le redini del comando, il nuovo Capo dell’Esecutivo non tarda a mostrare notevoli inadeguatezze, coronate dal primo grande flop: il tentativo di rovesciare Fidel Castro con lo sbarco di esuli cubani nella Baia dei Porci, da dove si sarebbe innescata una rivolta «popolare» contro il regime insediatosi all’Avana. L’operazione, ideata dall’ex, legendario, capo della CIA Allen Welsh Dulles, era prevista già sotto l’amministrazione Eisenhover. Viene attuata a partire dal 14 aprile 1961, solo tre mesi dopo il giuramento di Kennedy. Ma né il supporto aereo degli Stati Uniti, né la strategia elaborata dagli analisti più talentuosi della Central Intelligence Agency, la spuntano contro l’esercito di Castro, che sconfigge e cattura il branco di illusi foraggiati da Washington.

Nell’ottobre del 1962 va ancora peggio. Dall’aereo spia americano U2 vengono fotografate rampe di missili sovietici a Cuba, in località San Cristobal, 160 Km a ovest dell’Avana.

Non si tratta del materiale farlocco creato dal venditore di aspirapoveri Wormold per venderlo ai servizi segreti inglesi e coprire così il fabbisogno monetario della figlia, come accade nel profetico romanzo Il nostro agente all’Avana, di Graham Greene. Adesso, con la crisi del 1962, si fa sul serio.

Kennedy, artefice di tante speranze di pace, ventila la minaccia nucleare a Krushev, dal canto suo salito ai vertici del Cremlino con l’obiettivo della distensione. Ambedue sono obbligati a difendere gli interessi geostrategici delle due superpotenze, con fronti interni dai difficili equilibri. E le loro due carriere vengono ugualmente troncate. Per Kennedy in modo letale.

Il 22 novembre 1963 contiene in sé il presagio dell’11 settembre 2001. Due date alle estremità di un segmento di Storia che segna l’intera età contemporanea.

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