Sabato 04 Aprile 2026 | 12:15

Il calvario in acqua dei migranti e quello in terra degli sfollati

Il calvario in acqua dei migranti e quello in terra degli sfollati

Il calvario in acqua dei migranti e quello in terra degli sfollati

 
enrica simonetti

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Il commento di Enrica Simonetti: «Il calvario in acqua dei migranti e quello in terra degli sfollati»

Quanti calvari ci sono oggi sparsi per il mondo? Le acque del mare hanno restituito in un solo giorno ben 37 corpi, di cui 18 annegati al largo della Turchia e 19 vicino Lampedusa...

Sabato 04 Aprile 2026, 10:47

Calvari nelle acque e sulla terra. Tutti, laici e cattolici, conosciamo quel luogo alla periferia di Gerusalemme che si chiama Golgota: uno sperone di roccia che non è solo un sito geografico, ma il punto simbolico della croce e del Calvario, come fu ribattezzato dai Romani.

Ma quanti calvari ci sono oggi sparsi per il mondo? Le acque del mare hanno restituito in un solo giorno ben 37 corpi, di cui 18 annegati al largo della Turchia e 19 vicino Lampedusa, con bambini che sarebbero morti di fame e di freddo. Sempre acque, ma fangose, dopo le piogge di questi giorni in Puglia, sommergono il ghetto di San Severo, uno spazio che si chiama Torretta Antonacci e il cui nome è sconosciuto ai più.

Geografie: punti del mondo che sono distanti dal nostro vivere quotidiano e tragedie immani che non possono soltanto sfiorarci. Provate a vedere il video girato in queste ore a San Severo, tra i container dei lavoratori dei campi: superate la pubblicità del costosissimo profumo e andate a quelle case di plastica piene di poche cose che ora galleggiano nella melma. La strada che divide questo punto della provincia di Foggia è rimasta interrotta per tante ore e la gente dei container è rimasta isolata, appunto «ghettizzata». E non è l'unico ghetto della nostra Puglia, perché i calvari ovunque si somigliano. Nel Far e vicino West delle nostre campagne, lavoratori accampati in vecchie stalle. Hanno per armadio carrelli arrugginiti dei supermercati, mentre i bustoni di plastica sono le loro valigie, pronte a spostarsi con loro appena il mediatore chiama.

Altri Golgota, altre storie. Di quel Medio Oriente in fiamme che Donald Trump afferma di vincere, guardiamo i cieli, i missili, le grandi operazioni. Ma pochi si soffermano sul calvario in atto per una cifra di persone che è impossibile da tollerare: pensate, ci sono oltre 4 milioni di sfollati. Gente a cui non interessa troppo degli affari di chi vende armi e petrolio. Sono persone rimaste senza casa, in fuga con quelle bustone nere che vediamo a San Severo. La chiamano crisi umanitaria ed è una crisi dell'umanità intera. Gli sfollati sono 3,2 milioni in Iran; un milione in Libano; mentre la Cisgiordania conta 36mila palestinesi sfollati in un anno.

Cifre che possono essere imprecise ma che rendono bene l'idea. A Gaza,in Ucraina, in Afghanistan, c'è sempre un calvario.

A chi laicamente legga la storia di questi giorni di Pasqua, può risaltare agli occhi quello stupore del centurione romano che, vedendo la sofferenza e la morte di Cristo, nota come quell'uomo in agonia riesca a non trasformare il suo dolore e la sua ingiustizia in rabbia e odio. Beh, guardiamoci attorno e riflettiamo. I calvari sono anche quelli di coloro che diffondono furore, coltivato ormai come un sentimento.

Preso dalla Pasqua e dai riferimenti biblici, è pure lo staff del presidente antiamericano Trump (sì, anti-americano, ottima definizione del politologo Vittorio Emanuele Parsi): la pastora evangelica di regime, Paula White Cain, ha definito il grande Donald come Gesù, onnipotente e tradito. Che coraggio, siamo ben oltre il premio Nobel per la Pace.

Ma in questo paradiso di improperi, più delle vite umane, urge il gas, l'energia di un mondo che non ha voluto puntare sulle alternative e ora cerca vie d'uscita oltre Hormuz, tra le minacce sul ritorno all'età della pietra, tra parole di bile che cadono come macigni in un universo che sembra aver perso il senso.

E invece noi, teniamolo questo senso. Una cura di umanità per tutti, uno sforzo di capire e di pensare senza arrendersi a nulla, nemmeno alla corruzione che dilaga, a quella voglia spasmodica di potere che sommerge il mondo e affossa il resto. Siamo pieni di cantieri: ma che si costruisce senza il senso dell'umano?

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