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In Puglia e Basilicata

Il dio della chitarra

Steve Vai a Bari: «Suono l’anima incontaminata»

Steve Vai a Bari: «Suono l’anima incontaminata»

Domani al Petruzzelli con la sua band per l’«Inviolate Tour»

02 Luglio 2022

NICOLA MORISCO

Probabilmente è il più grande chitarrista rock vivente. Come hanno titolato, senza il «probabilmente», molte riviste specializzate di musica internazionale. Stiamo parlando di Steve Vai che, oltre a suonare la chitarra in maniera diabolica, è anche produttore discografico, cantante e, soprattutto, compositore. Nei suoi oltre 40 anni di carriera Vai ha venduto oltre 15 milioni di dischi, vinto tre Grammy Awards e registrato con leggende della musica quali il geniale Frank Zappa (ha iniziato a suonare nella sua band), David Lee Roth, Whitesnake e molti altri.

Una delle quattro tappe italiane del suo ultimo album «Inviolate» è Bari. Dove, domani, domenica 3 luglio, si esibirà al Teatro Petruzzelli di Bari. Un concerto che si preannuncia già tutto esaurito organizzato da Bass Culture in esclusiva per il sud Italia. Per promuovere questo suo ultimo album, Vai ha avviato un tour mondiale che toccherà molte città europee per poi proseguire negli Stati Uniti e si concluderà nel 2023. Anche al Petruzzelli il musicista americano sarà accompagnato dai fidati Dave Weiner (chitarra e tastiere), Philip Bynoe al basso e Jeremy Colson alla batteria. «Dopo sei anni dalla mia ultima serie di concerti in Italia per Passion and warfare 25th Anniversary – dice alla “Gazzetta” Vai - torno con grande emozione e piacere in un Paese dove ho le mie radici familiari» (i nonni erano di Dorno, in provincia di Pavia, ndr).

A introdurre il set live di Vai, Gianni Rojatti, chitarrista, con i DANG!, ossia Marco Scipione al sax e Daniel Fasano alla batteria.

Vai, come nasce il titolo «Inviolate»?

«Molti degli amici sanno che oltre ad essere un musicista e chitarrista seguo e studio spiritualità. Il termine “Inviolate” e tutto quello che significa, ha cominciato a prendere forma dentro di me proprio nel 2016. Libero da tutto, non toccato dalla violenza, intoccabile, non violento e completo. Chi siamo noi veramente e quale è la vera essenza del nostro spirito al di là del nostro passato, delle nostre colpe, dei nostri errori. Anche se tutto questo, nel mondo esterno, è pressoché invisibile. È questo per me “Inviolate”. Niente può toccare la tua anima».

Con un prologo così «mistico», le chiedo qual è stato il criterio delle composizioni?

«Il modo in cui scrivo le mie musiche è molto legato al momento, ma anche al mio passato: spesso mi arrivano quando sono sdraiato sul letto e aspetto mia moglie (la bassista statunitense Pia Maiocco delle Vixen, che proprio domani festeggerà il compleanno, ndr) per uscire. In quei frangenti mi vengono delle idee o dei riff che registro con il mio Iphone e che poi sviluppo. Il primo brano che ho iniziato a comporre e registrare di “Inviolate”, per esempio, è stato “Candle Tower”, le cui prime note avevo conservato per ben dieci anni nel telefonino: sapevo che c’era una intera canzone dietro quei frammenti di musica. “Teeth of the Hydra”, invece, è stata la composizione più incredibile di tutto il disco, soprattutto per l’uso della speciale chitarra utilizzata. Parlo, ovviamente, della Hydra a triplo manico costruita da Ibanez, che presenta tre chitarre, a 7, 12 corde e un basso a 4 corde, 3/4 di lunghezza, e 13 corde per arpa, oltre a una gamma di componenti elettrici, inclusi humbucker, sostegni, bobine singole e un piezo. Mi dispiace deludere i miei fan, ma per via dell’intervento alla spalla non userò questa chitarra».

Ci sono nuovi talenti della chitarra rock?

«Ce ne sono tanti che apprezzo, a partire da Scott LePage e Tim Henson (entrambi componenti della band texana Polifia, tra rock e hip-hop sperimentale, ndr), che rappresentano una nuova generazione con un grande futuro davanti. Quando mi dicono di essere il miglior chitarrista al mondo, ho qualche resistenza a credere che sia vero. Anzi, credo non sia affatto così. È tutto soggettivo, anche per quanto riguardo la tecnica musicale».

I suoi studi sono legati anche alla chitarra classica, possiamo pensare a un prossimo album con brani non rock?

«In effetti stavo pensando di registrare un disco di pezzi classici ma, ovviamente, rivisitati e riarrangiati alla mia maniera. Non riuscirei mai a suonarli come sono stati scritti».

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