Mercoledì 28 Gennaio 2026 | 18:20

A Melfi arriva l'Ecce Homo del Domenichino: un dipinto da 4 milioni in mostra fino al 22 febbraio

A Melfi arriva l'Ecce Homo del Domenichino: un dipinto da 4 milioni in mostra fino al 22 febbraio

 
Redazione online

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A Melfi arriva l'Ecce Homo del Domenichino: un dipinto da 4 milioni in mostra fino al 22 febbraio

«È l’unico esemplare iconografico che possediamo oggi del Domenichino non solo in Italia, ma in Europa». L'opera è stata attribuita all’artista bolognese del '600 da Mauro Di Ruvo, critico, solo nello scorso mese di dicembre

Mercoledì 28 Gennaio 2026, 15:26

- L’Ecce Homo di Domenico Zampieri detto il Domenichino, attribuito all’artista bolognese del '600 dal critico e storico dell’arte Mauro Di Ruvo solo nello scorso mese di dicembre, sarà presentato al pubblico sabato 31 gennaio, alle ore 17, nel Palazzo Vescovile di Melfi (Potenza) e sarà visitabile fino al prossimo 22 febbraio. «E' l’unico esemplare iconografico che - dice lo scopritore - possediamo oggi del Domenichino non solo in Italia ma in Europa. Ci troviamo di fronte a un Cristo che non vale al mercato d’asta soltanto oltre quattro milioni di euro, ma che non era contemplato neanche dalla convulsa mente immaginifica del Caravaggio».

Di Ruvo «ha svelato l’identità di un dipinto che - è spiegato in una nota - era arrivato anonimo da Napoli a Melfi in una collezione privata, ed era visibile al Museo Diocesano senza alcuna archiviazione o schedatura. Già soggetto di restauro il dipinto era stato ipotizzato di primo Seicento, con cornice a doratura lignea autentica seicentesca. Si riconosceva immediatamente il soggetto dell’Ecce Homo ma non si sapeva la paternità autoriale». Lo storico dell’arte «è stato il primo a percepirne l’autografia del famoso artista bolognese, allievo dei Carracci, e a rintracciarne l’area di provenienza napoletana, dopo aver condotto lunghe e accurate indagini filologiche e stilistiche».

«Si tratta - aggiunge il critico d’arte - di un Ecce Homo anche atipico iconologicamente parlando siccome riprende la tradizione e l’innovazione di Caravaggio della solitudine del Cristo davanti a Ponzio Pilato, ma traducendola in una scena quasi di estasi spirituale del Messia. Assistere a una scena di estasi di Cristo non era affatto frequente nell’età controriformista del Domenichino, e a maggior ragione nella rigorosa Napoli. Sul fondale si intravedono solo i volti dei due angeli che non lo accompagnano fisicamente ma soltanto simbolicamente come indicatori testuali della scena»

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