Domenica 26 Giugno 2022 | 01:39

In Puglia e Basilicata

L'intervista

Sulle vie di Carmelo Bene fra gli «eretici» del Sud

Carmelo Bene 20 anni dopo: ecco l’antologia delle sue apparizioni in tv

Nuove visioni e prospettive culturali nel libro curato da Franco Ungaro, fondatore di Ama, presentato al Salone di Torino. Pagine in volo «oltre la mediocrità, da Bodini a Cassano»

22 Maggio 2022

Gloria Indennitate

«Ogni nuova fede comincia con un’eresia» annota il filosofo e sociologo francese Raymond Aron (1905-1983). E un eretico in grado di creare una «fede» attorno alla sua figura è senz’altro Carmelo Bene (Campi Salentina 1937, Roma 2002). Amato e odiato, unico e inimitabile, genio assoluto della cultura europea del secolo scorso, CB continua a mietere pagine di studio e letteratura sul suo universo «altro»: il suo universo «eretico», appunto.

Franco Ungaro, già direttore del Cantieri Teatrali Koreja di Lecce, poi fondatore dell’Accademia Mediterranea dell’Attore (Ama), saggista e editorialista per diverse testate, fra cui «La Gazzetta del Mezzogiorno», è uscito con Carmelo Bene e altre eresie, edito da Kurumuny, presentato in questi giorni al Salone del Libro di Torino, nello stand della Regione Puglia (il dialogo era con Stefano De Matteis). In questo volume, di cui cura i contenuti, colloca CB tra le figure eretiche del ‘900 e in particolare fra quelle del Sud Italia. «Era l’intento del convegno che con la rivista Gli Asini diretta da Goffredo Fofi abbiamo organizzato a Copertino e di cui il libro condensa le tracce di lavoro. Abbiamo ripreso i fili di un discorso sul Sud e sugli artisti e intellettuali che a partire dal dopoguerra hanno alimentato il dibattito culturale con idee originali e innovative».

Carmelo Bene leggeva e studiava tanto sulla presenza di figure eretiche nella cultura meridionale, partendo da Vico, Campanella, Bruno e, aggiungiamo, il salentino Giulio Cesare Vanini...

«Erano pensatori e filosofi che provavano a scardinare le false verità, l’oscurantismo religioso, i pregiudizi e i conformismi. Bene ripercorreva le loro strade ribellandosi alle convenzioni del linguaggio teatrale, cinematografico, letterario e perciò lo annoveriamo nella schiera degli eretici».

Come definire le «eresie» di CB?

«Secondo quanto afferma Piergiorgio Giacchè con Carmelo Bene abbiamo a che fare con una eresia visionaria basata non tanto o soltanto su una opposizione al dogmatismo religioso ma su una dislocazione di senso/non senso dove ad esempio San Giuseppe da Copertino, idiota e illetterato, diventa l’icona del depensamento, è il Santo dei voli e dell’estasi ma è soprattutto metafora dell’Arte che si libera dalle catene della logica, del pensiero razionale e della realtà. È l’emblema del “Sud del Sud dei Santi”, un claim che con Carmelo non ha un significato solo religioso ma si espande nella dimensione antropologica, sociale e culturale in senso più ampio».

In che modo procedere tra gli ostacoli del «Sud nel Sud dei santi»?

«È un Sud azzoppato che conosce un solo modo per riscattarsi: volare e volare, porsi sfide sempre più coraggiose, abbandonare la mediocrità e il conformismo, cercare l’altrove».

Quali sono i punti di contatto tra il più importante artista pugliese del ‘900 e le figure eretiche del Sud come Franco Cassano, Vittorio Bodini, Ernesto De Martino e Vittore Fiore?

«Cosa intendeva dire Cassano quando scriveva ne Il pensiero meridiano che “un pensiero del Sud è un sud che pensa il sud?” se non affermare una alterità, una differenza, una autonomia, un rovesciamento di prospettiva rispetto alla dialettica di un Sud sottosviluppato e arretrato e un Nord avanzato e progredito? Di recente Jean Paul Manganaro, amico e studioso di Carmelo Bene nel suo bellissimo libro Oratorio Carmelo Bene ha ripreso questo elemento, descrivendo il volto, il corpo, il sangue, gli occhi di Carmelo come segni e riflessi di una mediterraneità fisica profondamente connaturata. E cosa intendeva dire De Martino quando scriveva che occorre possedere un villaggio vivente nella memoria per essere cosmopolita se non rivendicare un equilibrio fra natura e storia, passato e futuro, fra tradizione e modernità? E cosa è il barocco in Bene se non lo stesso approdo alla poesia di Bodini dove prevale il sentimento della perdita, il naufragio del senso e del discorso. Tutte traiettorie che si incrociano e si incontrano».

Ci spiega le ragioni del paradigma possibile\impossibile sull’eredità artistica di Camelo Bene?

«Affronto il tema attraverso interviste ad artisti (Fofi, Latini, Orodè Deoro, Presicce, Valdivia, Bavera) e ho scoperto che ognuno di loro si sente profondamente inadeguato a fare qualsiasi paragone con le vette raggiunte dal genio salentino. E aveva ragione Eduardo De Filippo quando rivolto a Carmelo gli diceva che gli artisti veri come lui erano pochi mentre di facce toste ce n’erano e ce ne sono tante».

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