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«Oltre il visibile»: luoghi e paesaggi «smarginati» nell'arte di Paolo Sciancalepore

«Oltre il visibile»: luoghi e paesaggi «smarginati» nell'arte di Paolo Sciancalepore

«Oltre il visibile»: luoghi e paesaggi «smarginati» nell'arte di Paolo Sciancalepore

 
claudio mezzina

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claudio mezzina

Le pitture ad olio in mostra fino al prossimo 26 marzo nello spazio espositivo della Galleria ARTE 54 di Molfetta

Domenica 08 Marzo 2026, 17:27

«Batte il mattino al ferrigno bastione / dei nuvoloni notturni: repente / s’apre una lunga fessura lucente, / scoppia uno squarcio di fiamma più su. // Un razzo d’oro; e un sussulto, un tremore / d’oro per l’ombre; oro a rivoli, a onde… / Più in alto: spiagge di nuvole bionde, / calme e profonde lagune di blu». Così recita “Batte il mattino…” del poeta veneto Diego Valeri. Un componimento al quale non abbiamo potuto fare a meno di pensare nell’incontro con le pitture ad olio (in particolare con quella dal titolo “Continuità separata”) di Paolo Sciancalepore, in mostra – fino al prossimo 26 marzo, sotto la denominazione “Oltre il visibile” – nello spazio espositivo della Galleria ARTE 54 di Molfetta.

L’artista pugliese, difatti, agisce nelle sue tele sulla soglia di uno spiraglio – a mano a mano facentesi squarcio geometrico – che vede coinvolti, in uno scambio senza fine, architetture vicine o lontane e scorci naturali, il dominio del reale e la dimensione intima e simbolica dell’autore; l’auspicio del quale è che l’osservatore possa – in questo scavalcarsi continuo e vicendevole tra materia e ciò che materia non è – abbandonarsi, dunque ritrovarsi nel dettaglio di una comune percezione. Un gioco figurativo, questo dello scenografo e pittore classe ’55, i cui precedenti illustri sono riscontrabili nella metafisica «dechirichiana» di ascendenze rinascimentali e nel gioco di correlazione oggettiva della stessa, nel surrealismo paradossale e profetico di Magritte, nel primo e «novecenteschissimo» Sironi del razionalismo – già ripreso da Paolo Ventura qualche tempo fa per i fondali delle proprie narrazioni fotografiche – così come nelle dimensioni volutamente scombussolate, sperequate caratterizzanti la pittura magico-realistica di Gianfilippo Usellini.

Si potrebbe, dunque, obiettare: «nulla di nuovo» e si cadrebbe in errore, poiché Sciancalepore elude la lunga temperie pittorica cui pure appartiene attraverso un’iniziale postura iperrealista per mezzo della quale, conquistata l’attenzione dell’osservatore, scorta quest’ultimo nello spazio onirico e dai cromatismi primariamente mediterranei dei suoi lavori. All’interno di questi, è come dissolto il filtro che separa la coscienza dall’astrazione, il reale dal sopraggiungere remoto d’una immagine virtuale, il ricordo dall’oggigiorno, lo stanzino entro cui è per noi necessario, di tanto in tanto, rannicchiarci a riannodare i fili delle nostre azioni dalla sagoma di un palazzotto intento a specchiarsi in una marina immota. Mutuando da Gino Paoli si potrebbe dire, dunque, che le capacità di Sciancalepore sono quella di far coesistere cielo, oggetti e paesaggi meridiani in una stanza e quella, uguale e contraria, di smarginare luoghi chiusi fino a farne un tutt’uno con l’arte del Creato.

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