Le preoccupazioni della scienza di fronte ad una nuova guerra, tra il rischio di lasciar gestire all’intelligenza artificiale l’uso di armi letali, «macchine che non hanno l’idea del mondo», e l’ennesima crisi energetica all’orizzonte, da contrastare con l’utilizzo delle fonti di energie rinnovabile. Il premio Nobel per la fisica, Giorgio Parisi, ha parlato anche di questo in occasione dell’incontro organizzato dall’Università di Bari sull'intelligenza artificiale.
«Uno dei problemi fondamentali dell’intelligenza artificiale - ha detto Parisi - è di evitare che possa gestire quelli che vengono chiamati Laws, cioè i sistemi d’arma autonoma letali, perché quello che deve essere necessario da un punto di vista etico è che tutte le decisioni di uccidere delle persone siano prese da delle persone in carne ed ossa e non demandate a un’intelligenza artificiale non controllata. Questo - ha evidenziato Parisi - è qualcosa che sta andando nella direzione apposta perché l’interesse dei vari paesi è sempre più di fare armi che siano possibilmente autonome e quindi, essendo autonome, non ci sia necessità di comandarle e quindi possono prendere decisioni». Secondo Parisi «sta alla capacità politica, sperando che ci sia, fare in modo che le nuove tecniche siano benefiche e non malefiche».
Sul rischio di una guerra nucleare, ricordando un appello che lui stesso aveva fatto quasi tre anni fa proprio da Bari, quando aveva detto che «una guerra nucleare non avrebbe vincitori», il premio Nobel ha dichiarato oggi che «fortunatamente fino adesso non hanno fatto la guerra», ma «certamente ci stiamo in qualche modo avvicinando, perché per esempio il grande trattato Start che controllava i missili balistici e tutte le armi strategiche degli Stati Uniti e della Russia, che metteva dei limiti di circa 1.500 testate a testa, è scaduto e non vedo i negoziati per farlo ripartire. Negoziati - ha aggiunto - che diventeranno più complicati anche dal fatto che mentre nel passato bastava farli tra Russia e Stati Uniti, adesso bisognerà farli anche con la Cina, quindi non sarà facile arrivare ad una conclusione».
Intanto, come diretta immediata conseguenza della guerra, è di nuovo crisi energetica. «Quello che è fondamentale - secondo Parisi - è andare avanti con la massima velocità con l’uso di fonti alternative, solare e vento. È fondamentale perché il Paese diventa molto più resistente se è in grado di produrre l'energia da solo», con la prospettiva di «investire sulle infrastrutture» e sulla semplificazione della burocrazia per l'installazione di impianti solari».















