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«Tuta blu», l'incompiuta di Cirasola che narra la rabbia delle fabbriche

Ispirato all’opera di Di Ciaula, fu girato sul lungomare di Bari e a Palo durante i giorni del «Viccio»

Tuta blu, l'incompiuta di Cirasola

Anche le opere incompiute possono lasciare una traccia nella storia del cinema. È certamente il caso di «Tuta blu», il docufilm diretto da un giovanissimo Nico Cirasola nel 1980, tratto dal romanzo di successo degli anni Settanta scritto dal «poeta-operaio» modugnese Tommaso Di Ciaula. Un racconto autobiografico, che viaggia sul crinale della dicotomia tra città e campagna, tra mondo industrializzato e ritorno alle radici colturali e culturali, tra catena di montaggio e mungitura.
Da quel libro, pubblicato dalla Feltrinelli nella collana «Franchi narratori» negli anni Settanta, un Cirasola appena trentenne volle trarne un film, avvantaggiato dalla conoscenza diretta e dalla frequentazione con Di Ciaula (peraltro collaboratore di lungo corso della terza pagina della Gazzetta).

Cirasola si armò di cinepresa super 8 e si mise al lavoro con la generosa dedizione alla Settima Arte che tutti gli addetti ai lavori gli riconoscono. Sentiamo dalla sua voce come nacque il progetto. «Tutto è iniziato - spiega il regista gravinese - per un premio da me ricevuto per il cortometraggio “Dalla costola di Adamo” con scene tratte da uno spettacolo di e con Franca Rame. Il presidente della giuria Cesare Zavattini (il grande scrittore e sceneggiatore di alcuni capolavori del Neorealismo, ndr) mi diede il primo premio e la notizia fu riportata ed evidenziata nella pagina culturale della Gazzetta del Mezzogiorno. Tommaso Di Ciaula mi ha rintracciato per telefono al Centro sperimentale universitario Santa Teresa dei Maschi, a Bari vecchia. Incredibile, allora non c’erano i cellulari, non era facile rintracciare qualcuno se non attraverso la rubrica telefonica dove il mio nome non esisteva», ricorda Cirasola.
Il poeta-operaio telefona proprio a Santa Teresa dei Maschi, allora fucina di creatività artistica. «Pronto, ciao, sono Tommaso Di Ciaula, ho scritto un romanzo, tu saresti capace di farlo diventare un film».
Cirasola continua: «Così è cominciata l’avventura. Ci siamo visti lo stesso giorno, mi ha donato il suo romanzo con dedica che ho tra le cose più preziose. Ho iniziato a divorarlo e sottolineare tutto quello che mi sembrava interessante per creare immagini. Cercai tra gli amici del Centro universitario di costituire una piccola truppa tra amici e in famiglia a partire da mia moglie Lucia Diroma a Paolo Perfido, Antonio Guida, Franca Tritto, tutti carichi di passione ma senza esperienze sul campo. Cercai tra i cineoperatori da matrimonio, molto attivi in quel periodo, ma troppo impegnati. Eravamo alla fine anni degli anni ‘70. A Bari c’era il Video Club di Mario Rubino e insieme abbiamo girato qualche scena, una in particolare che ricordo con grande interesse, quella con Carmela Vincenti nel ruolo della moglie di Tommaso. La scena è stata girata nella cucina di casa mia complice mia moglie Lucia, mio figlio Luca giovanissimo assistente con le mie figlie più piccole che giocavano in casa. Luca ha partecipato in "Tuta blu" nel ruolo di Tommaso da ragazzo alla ricerca del lavoro con il padre apprensivo e sottomesso alle volontà del padrone».

Il film «Tuta blu» fu girato sul lungomare di Bari, tra le campagne di Modugno e a Palo del Colle, con la sagra del Viccio (il celebre Palio che si tiene tuttora) dedicata al campione di pugilato Vito Antuofermo. «Una impresa che ha prodotto circa 10 ore di pellicola girate con una cinepresa sonora Super 8 millimetri Canon F514 ancora in mio possesso», evidenzia l'autore. E ancora: «Per accelerare i tempi di lavorazione molte scene le ho girate da solo con Tommaso Di Ciaula nel ruolo di se stesso. Abbiamo registrato di notte, di giorno, di domenica, non c’erano limiti sindacali ma c’era una passione incredibile che ci ha fatto realizzare immagini emozionali tutte in super 8 mm, così come era stato girato “Io sono un autarchico” da Nanni Moretti a Roma. Le riprese sono durate diversi mesi a cavallo tra il 1979 e l’80».

In Paolo Comentale, una vita dedicata al teatro dei burattini, il ricordo di quei ciak nella primavera di quarant'anni fa è ancora molto nitido: «Nella trama - rammenta - Augusto Masiello e io, poco più che ventenni, impersoniamo rispettivamente un burattinaio tipo Mangiafuoco e il suo assistente che compiono una specie di pellegrinaggio da Bari alle campagne modugnesi per andare a trovare Tommaso Di Ciaula, una specie di fauno postindustriale, uno che ha avuto il coraggio di lasciare il posto fisso al tornio della Pignone e di ritornare alla campagna. Questi due strani artisti, strada facendo, allestiscono i loro spettacoli poveri. Ora - continua Comentale - occorreva fabbricare un teatrino di legno per girare quelle scene. Io abitavo ancora con i miei genitori in via Matteotti al quartiere Madonnella. Mi chiudi nella mia stanza e fabbricai la scena per i burattini. Completata l'opera, mi resi conto che non passava dalla porta e dovetti rismontarla».

Masiello, poi diventato il cuore pulsante del teatro Kismet, e Comentale, quindi, nella sequenza narrativa si mettono in marcia e a un certo punto, sulla strada tra Bari e Modugno, allestiscono lo spettacolo con Pulcinella e il Carabiniere davanti a una piccola folla di bambini. «Augusto indossava un enorme cappello e una camicia a fiori di mia madre - riprende Paolo Comentale - mentre io avevo un abito bianco da paggetto. A un certo punto il dialogo tra Pulcinella e il militare si interrompe e, quasi a far trascolorare il confine tra personaggi di cartapesta e umani, in una specie di dissolvenza, sulla scena spuntiamo Augusto e io. Infatti lui mi rimprovera di avere sbagliato alcune battute, e ne deriva un inseguimento a piedi verso la sconfinata campagna di allora».

Il film «Tuta blu» non fu mai completato, principalmente per mancanza di fondi. Cirasola all'epoca riuscì a completare la sonorizzazione di 30 minuti di montato: una operazione compiuta negli studi televisivi di Antenna Sud, emittente che allora muoveva i primi passi. Per i restanti 60 minuti non fu eseguito il montaggio. Eppure quella mezz'ora fu molto apprezzata da dirigenti Rai e da critici del calibro di Tatti Sanguineti, e presentata a festival internazionali come quelli di Berlino.

Non solo. Soprattutto, proprio ammirando quelle immagini il regista tedesco Florian Furtwangler decise di realizzare qualche anno dopo «Tommaso Blu» affidando il ruolo di protagonista ad Alessandro Haber. Ne abbiamo già parlato in questa rubrica. Ma sentiamo ancora Cirasola: «Furtwangler e io visionammo il mio montato in un locale di Palese. Lui ne fu rapito ed ebbe miglior fortuna nel reperire i finanziamenti».

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