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Paperino? Incarna l'anima reazionaria degli Stati Uniti

Un saggio del barese Alessandro Barbera 'rilegge' Walt Disney e il suo mondo a fumetti

Paperino? Incarna l'anima reazionaria degli Stati Uniti

Si può indagare e approfondire il mondo del fumetto secondo categorie legate alla politica, o meglio alla metapolitica? Su questa rotta si muovono gli scritti di filosofi come Giulio Giorello, di giornalisti come Mariuccia Ciotta (il manifesto), Giuseppe Pollicelli (La Lettura) e Luciano Lanna (Secolo d’Italia). Spesso i media hanno indugiato nel posizionare in un immaginario parlamento le icone più pop del mondo delle nuvolette: qui si colloca il saggio dello studioso barese Alessandro Barbera con il volume Paperino reazionario (edito da l’Arco e la corte, pp. 157, euro 15) che ha come sottotitolo esplicativo Nuove note sull’ideologia di Walt Disney. Il risultato è una radiografia sorprendente delle visioni sul creatore americano espresse negli anni da Ejzenstein, Dalì, Benjamin e Adorno (che considerava l’inventore di Mickey Mouse «l’uomo più pericoloso d’America»).
Barbera, già autore del cult Camerata Topolino per Stampa Alternativa (2001), considera - andando contro un certo conformismo - i fumetti letteratura non minore, e le opere disneyane una delle massime espressione di arte, nonostante le ritrosie ben spiegate dallo scrittore Roberto Alfatti Appetiti in I fumetti che hanno fatto l’Italia: «I fumetti sono stati sdoganati (…). Mal tollerati, in ogni caso. Facciamocene una ragione: per i sacerdoti della cultura ufficiale resteranno macchie d’inchiostro destinate a fermarsi nella trafficata anticamera della narrativa».

Il ritratto di Disney che traccia Barbera inquadra il disegnatore di Chicago come «un conservatore-rivoluzionario con uno specifico interesse per la magia», riconducendo le sue fascinazioni e suggestioni - sia nel fumetto che nella cinematografia - ad una declinazione «dei valori tradizionali», usando in maniera artistica miti e fiabe, spesso considerati inutili astrazioni nella società del consumo. «La cosa rilevante - aggiunge Barbera - è che Disney ripropose mito e fiaba attraverso mezzi di comunicazione all’avanguardia, facendone gli strumenti di una nuova pedagogia». Incasellare Disney o le sue creazioni come Topolino o Paperino spinge Barbera a perimetrare la sua speculazione: «Walt Disney - chiarisce - non ha mai nutrito l’idea di lanciare messaggi politici nelle sue creazioni, a prescindere da quelle che potevano essere le sue concrete simpatie o avversioni. Tuttavia egli ha espresso spontaneamente da artista, nel complesso di tutta la sua produzione, una articolata visione del mondo che non può in alcun modo giustificarne una collocazione “rivoluzionaria”, nel senso ideologico del termine. Il suo conservatorismo era certamente di qualità diversa da quello prevalente in America, ieri come oggi. Ma è proprio questa volontà di stare fuori agli schemi unita alla capacità di toccare tutte le sensibilità ciò che ha reso la sua opera suggestiva e convincente».

Ampio spazio è dedicato anche ai rapporti tra Disney e Mussolini. La relazione è costruita sui documenti risalenti alla pubblicistica del tempo, nonché alle testimonianze della moglie Rachele e del figlio Romano: nel 1935 Disney, durante un viaggio in Italia, incontrò ben due volte il leader fascista, da sempre appassionato dei suoi fumetti e dei suoi film. Infine c’è un interessante focus su Paperino, definito, in antitesi a chi ne tratteggiava un’anima illuminista, «un soggetto che non si adatta alla modernità nelle sue varie espressioni. Insomma, sembra piuttosto un reazionario, un ribelle: lui non “feticizza” l’esistente, lo avversa».

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