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Dopo lo stop

Letteratura, i Nobel a Tokarczuk e Handke

Premi assegnati per il 2018 e 2019

Letteratura, i Nobel a Tokarczuk e Handke

Il doppio Nobel per la Letteratura, annunciato ieri e andato per il 2018 alla scrittrice e attivista polacca Olga Tokarczuk e per il 2019 allo scrittore austriaco Peter Handke, arriva dopo lo stop dell’anno scorso in seguito all’accusa per molestie che aveva colpito il regista e fotografo Jean-Claude Arnault, marito della poetessa e scrittrice Katarina Frostenson, giurata dell’Accademia. Travolta dallo scandalo che aveva portato a un’ondata di dimissioni, tra cui quelle di Sara Danius, sostituita dall’attuale segretario, Anders Olsson, l’Accademia di Svezia, anche in seguito anche ai finanziamenti poco chiari al club culturale Forum, al centro di Stoccolma, aveva deciso nel 2018 lo stop del premio e il rinvio dell’assegnazione al 2019. Non è la prima volta che viene annullato e rimandato il più ambìto riconoscimento letterario mondiale - era accaduto nel 1914, nel 1918, nel 1935 e dal 1940 al 1943 - ma è la prima che accade per queste motivazioni che riguardano molestie e denaro. Ed era anche già successo che avvenisse una doppia assegnazione del Nobel per la Letteratura: nel 1950 vinsero William Faulkner per il 1949 e Bertrand Russell per il 1950. Ma nel 1949 il premio era stato sospeso perché nessun aspirante rispondeva ai criteri richiesti.

La Tokarczuk, premiata per la sua «immaginazione narrativa che con passione enciclopedica rappresenta l’andare al di là dei confini come forma di vita», e Handke, «per un lavoro influente che con ingegnosità linguistica ha esplorato la periferia e la specificità dell’esperienza umana», andranno entrambi alla cerimonia di premiazione il 10 dicembre a Stoccolma. Ognuno riceverà i 9 milioni di corone svedesi che corrispondono a oltre 800mila euro.

L’ultimo premio Nobel per la Letteratura è quello del 2017, andato allo scrittore giapponese naturalizzato britannico Kazuo Ishiguro, autore fra l’altro di Quel che resta del giorno.

Originaria di Sulechów, vicino a Zielona Góra, dove è nata il 29 gennaio 1962, Olga Tokarczuk, è una delle scrittrici polacche più famose della sua generazione ed è una grande viaggiatrice. Poetessa oltre che narratrice, con il romanzo I vagabondi, pubblicato in Italia da Bompiani, è stata la prima polacca a vincere l’International Man Booker Prize nel 2018. «Oggi il libro è una sorta di epitaffio a un grande mondo aperto che non c'è più. Non parlo infatti di immigrati, perché è stato scritto sulla soglia del grande cambiamento» raccontava la scrittrice che ha scritto questo libro 12 anni fa. In Italia sono usciti tra l’altro per E/O Dio, il tempo, gli uomini e gli angeli pubblicato poi da Nottetempo con il titolo Nella quiete del tempo e per Fahrenheit 451 Casa di giorno, casa di notte.

Laureata in psicologia, si considera una discepola di Carl Gustav Jung e la sua formazione si riflette nelle sue opere. La Tokarczuk ora è impegnata a scrivere un «romanzo epico» dedicato ai luoghi in cui vive, la Bassa Slesia. Intanto, entro Natale 2019, tornerà nelle librerie italiane il romanzo Guida il tuo carro sulle ossa dei morti, un thriller ecologista già uscito per Nottetempo portato sul grande schermo da Agnieszka Holland nel film Pokot del 2017. E Bompiani annuncia l’uscita in Italia nel 2021 del monumentale I libri di Jakob del 2014, ambientato nella Polonia del XVIII secolo.

Figura intellettualmente irrequieta, Peter Handke cominciò a fine anni Sessanta a conquistare notorietà internazionale a 19 anni da autore teatrale con un testo che proponeva, come annunciato sin dal titolo, Insulti al pubblico (1961), poi, come narratore conquistò tutti con un libro tenero e scioccante, forse il suo capolavoro, Infelicità senza desideri (1972), in cui raccontava il suicidio della madre con un’ottica al femminile e di essere stato adottato dal suo compagno tedesco Handke, mentre lui avrebbe conosciuto il padre solo da adulto. Scandalo ha poi fatto sempre la sua aperta posizione filoserba, culminata col suo denunciare nel 1999 i bombardamenti Nato che lo fecero schierare con Milosevic, anche se sostiene di essere stato spinto solo dalla tragedia della popolazione. Eppure, a contrasto con questo suo spirito aspro e anticonformista, lo scrittore austriaco, insignito del Premio Nobel (che nel 2014 aveva auspicato venisse abolito), ha sempre ribadito di non aver alcun interesse per le catastrofi del mondo d’oggi: «Io faccio libri contro la storia. L’unica catastrofe che voglio rappresentare è la mia». Il discorso narrativo si traveste da saggio come in Saggio sulla stanchezza, Saggio sul juke-box, Saggio sulla giornata riuscita.

Così il suo occhio disincantato sul mondo, lo ha portato da una parte a indagare il passato della propria famiglia come in Sempre ancora tempesta (pubblicato da Quodlibet) a una scrittura introspettiva che mostra la sua incredibile capacità di scomparire tra le pieghe del testo, eredità di uno dei suoi punti di riferimento, Adalbert Stifter. Ecco allora la ricerca di una visione profonda, d’ordine complessivo universale, pur restando la mancanza di senso e comunque la necessità di cercarne sempre uno sapendo che ogni piccolo traguardo non è mai definitivo delle sue opere, dal celebre Prima del calcio di rigore (divenuto film di Wim Wenders come poi Il cielo sopra Berlino) a Saggio sul cercatore di funghi, sino al poemetto Sulla durata (pubblicato da Einaudi, che è l’editore italiano di molti suoi testi assieme a Guanda, che annuncia per il 2020 l’uscita di La ladra di frutta).

Handke, è nato a Griffen, in Carinzia, nel 1942. Nel 2014 ha avuto il premio Fraz Kafka e poi il Premio Ibsen, i cui 300mila euro ha devoluto all’aiuto dei bambini serbi orfani della guerra. In Italia, nel 2016, ebbe invece il premio Scanno, che volle dividere a metà con i terremotati del 24 agosto. Definisce la sua scelta per il Nobel «una decisione molto coraggiosa» proprio in riferimento al suo essere stato a suo tempo bollato come fascista per aver parlato ai funerali di Milosevic.

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