Cinquant’anni raccontati con la stessa voce, riconoscibile al primo istante, capace di trasformare una partita in memoria collettiva. Michele Salomone celebra mezzo secolo al seguito del Bari chiamando a raccolta la sua gente, quella del calcio e della città. Un appuntamento carico di emozione, più che una semplice ricorrenza. Un viaggio condiviso tra radiocronache, telecronache e storie che - nel tempo - attraversano generazioni di tifosi biancorossi. Sul palco e le tribune dell’Anche Cinema, accanto al decano del giornalismo sportivo barese, si alternano volti e voci che hanno segnato epoche diverse. Tra gli interventi più sentiti, quello dell’ex centrocampista Pietro Maiellaro, simbolo di un passato glorioso, del tecnico Giampiero Ventura e degli ex dirigenti Guido Angelozzi, Checco Palmieri, Antonio Di Gennaro, Salvatore Guastella e Giorgio Perinetti, protagonisti di stagioni diverse ma legati da un filo comune: il Bari e il suo racconto.
Una parata di personaggi che, dopo il collegamento a distanza della mattinata con Igor Protti per la presentazione del libro scritto insieme a Salomone (di cui si riporta a parte), rende omaggio ad una carriera costruita con passione e credibilità. Non solo nostalgia, però. Il presente calcistico del Bari bussa forte, con riflessioni lucide sul momento delicato della squadra guidata da Moreno Longo, chiamata a giocarsi la permanenza in serie B nelle ultime sei decisive giornate.
Tra applausi, ricordi e analisi, emerge su più fronti l’essenza di una storia che non è solo professionale, ma profondamente umana. Perché raccontare il Bari, per cinquant’anni, significa raccontare un’intera città. E Salomone, in questo, è stato - ed è - molto più di una voce. Una sequenza che, allo stato attuale, rimanda all’urgenza di una stagione indirizzata verso un pericoloso precipizio chiamato serie C.
La prima analisi la tratteggia mister Ventura: «Se ne esce con compattezza ed un pizzico di serenità in più. Oltre alla determinazione. Il calendario sembra in salita, ma credo sia l’ultimo dei problemi. Succede che ti approcci male e perdi una partita sulla carta accessibile. Al contrario, se ti approcci bene puoi andare a vincere una partita proibitiva. Sono banalità che, però, fanno parte del calcio». Quindi il monito alla piazza: «Questo è un momento delicato e le critiche vanno fatte alla fine del campionato. Tutte le componenti, città, tifosi e società, devono stare vicine alla squadra che è in difficoltà. I calciatori rappresentano una città come Bari che merita di esserlo nel migliore dei modi. La squadra ha bisogno di aiuto e bisogna darglielo. Ci sono sei finali da giocare. L’unico obiettivo - conclude Ventura - è almeno mantenere questa categoria, che è già poco per il Bari».
Checco Palmieri non dispensa consigli, ma indica una strada con saggezza e professionalità: «Se fossi capace di dare un suggerimento - dice il direttore sportivo del Sassuolo - sarei bravo. La situazione è difficile, ma spero che il Bari riesca a trovare la strada giusta. Si era visto qualcosa di importante. Peccato, la partita contro la Carrarese non è stata delle migliori. Mi auguro che nelle ultime partite rimanenti, Longo e i suoi ragazzi riescano a trovare le chiavi giuste per venirne fuori. La serie B è un campionato difficile, lo sappiamo. Bisogna sperare sino alla fine, non mollare mai». L’eventuale punto di svolta: «Dal di fuori è facile parlare. Chi è all’interno deve trovare la soluzione. In questo momento bisogna solo stare uniti. Una spiegazione logica è difficile da trovare. In B nulla è scontato. Perciò occorre affrontare una gara alla volta, con l’auspicio di raggiungere i migliori risultati possibili. Auguro con tutto il cuore di raggiungerli».
La chiosa a Pietro Maiellaro, leader di un Bari di cui quello attuale è un lontano parente. Per sua stessa ammissione: «Quello che è successo sinora non è bello. Per i tifosi è un’annata particolare, senza alcuna soddisfazione. Sperare in qualcosa di positivo, la vedo dura. Speriamo di essere smentiti. La speranza è l’ultima a morire. Appelli non ne faccio. I calciatori devono essere loro stessi e quella poca energia che hanno devono trasformarla in forza per ottenere qualcosa di buono. Per la salvezza credo ci voglia una grazia. Serviranno lucidità e cura dei dettagli».















