Un’altra imbarcata. L’ennesima. Un altro giorno in cui si assiste alle solite, stucchevoli, scontate dichiarazioni. Che alla fine hanno persino il sapore della beffa. Perché forse in pochi comprendono fino in fondo il dolore di un popolo che sta subendo umiliazioni terrificanti e continue.
Prova a metterci la faccia, Moreno Longo. Senza cercare alibi. Picchiando anche duro su errori clamorosi e ingiustificabili che hanno spianato la strada ad una Carrarese viva, a differenza di un Bari che, invece, continua a dare segnali di assoluta inadeguatezza tecnica, fisica e anche di atteggiamento. Perché una squadra che deve salvare la dignità di una città non può mostrarsi in una maniera tanto vergognosa.
«Purtroppo si è verificata la fotocopia di altre partite, con un primo tempo equilibrato come ci si aspettava in un match con una posta in palio altissima», la promessa del tecnico piemontese. «È inaccettabile subire quel gol dopo pochi secondi a difesa schierata. E poi come è accaduto in altre occasioni non si ha la forza di reagire, finendo con lo sparire dal campo e concedere altre reti imbarazzanti, perché così vanno definite, con errori individuali tanto clamorosi, quanto inspiegabili. È lo stesso copione visto con il Sudtirol: prendiamo gol dal quinto opposto, su una situazione leggibile, lampante».
Altro dato gravissimo riguarda la condizione fisica e psicologica di una squadra che non è al livello della B. «Nella terza partita in sette giorni non riusciamo a mantenere il ritmo», l’ammissione di Longo. «Non può più essere un caso, perché è la terza volta che succede. Magari la prima volta lo accetti, la seconda ti insospettisci, la terza diventa un fatto. Non abbiamo il terzo match nelle gambe, è evidente. Così come la mancata tenuta caratteriale che non si può giustificare solo con l’inevitabile peso mentale. Quando si prende gol, mentalmente ci spegniamo, «sbraghiamo», non è possibile. Quelle che abbiamo subito non si possono nemmeno definire ripartenze: sono accenni di contropiede con nette superiorità numeriche nostre. Bastava un fallo per interrompere l’azione, magari spendendo un’ammonizione. Ma questi fondamentali non li scopro io adesso, te li insegnano all’asilo».
L’allenatore biancorosso si proietta sul futuro con un realismo quasi crudo. «Se siamo quelli visti con Carrarese, Pescara o Sudtirol, non possiamo salvarci mai, è inutile prendere in giro la gente», afferma Longo. «Se siamo, invece, quelli che a tratti hanno lasciato intravedere alcune qualità allora abbiamo ancora delle chance. Mancano sei partite: l’imperativo è cercare di restare attaccati al carro fin quando si può, fin quando la matematica dirà non che siamo fuori».
La chiusura del mister torinese è verso una piazza che si ritrova ancora a pezzi. «Non si tratta di chiedersi se io mi senta traditi. Ma è oggettivamente difficile commentare regali di questo tipo. Si ripete anche il gettare le opportunità e cavalcare i momenti. Giocavamo conoscendo alcuni risultati favorevoli. Così come è successo anche a Pescara, quando si veniva da sette punti in tre partite e invece di compiere un passo avanti, ne facciamo due indietro. È un’altra realtà che bisogna assumere, sta a me provare a cambiarla. Dispiace per la gente, dico davvero. Bari non merita questo dolore. Ma non possiamo mollare».















