Altro che tabelle salvezza. Se c’è una cosa che, in questo momento, al Bari non conviene fare è proprio guardare la classifica e «pesare» il calendario delle ultime sei giornate di regular season. La priorità è guardare dentro se stessi. Cercando risposte che continuano ad apparire chimeriche. Rendimento schizofrenico, nel complesso la sensazione di una squadra che naviga a vista. Due figuracce nelle ultime tre partite, a Pescara e contro la Carrarese. Proprio nel momento in cui sarebbe stato lecito attendersi il cosiddetto quidin più, almeno sul piano caratteriale. Segnali inquietanti, da qualsiasi latitudine si guardino le cose. E fiducia ai minimi termini. I limiti della squadra, le sconfitte... ci sta tutto. Ma quello che racconta il campo va molto oltre un legittimo stato di preoccupazione. La stagione volge, mestamente, al termine ma il «caos» regna ancora, più sovrano che mai.
Moreno Longo continua a rappresentare un fattore di garanzia. Ancor più oggi che si naviga in un mare in tempesta. Il suo sfogo, nell’immediato dopo partita, ha aperto un robusto tavolo di discussione. Non le ha mandate a dire, il tecnico torinese, davanti a taccuini e telecamere. C’era da «spiegare» quel secondo tempo disastroso contro la Carrarese e il mister ha puntato decisamente l’indice sugli errori individuali. Qualcuno pensa abbia fatto bene, in ossequio alla regola della sincerità sempre e comunque. Ma c’è anche chi è convinto che, guardando alla gestione del gruppo, il suo sia stato uno sfogo che rischia di diventare controproducente. Vale tutto, ci mancherebbe. Ma il punto è un altro. La «lana caprina» non si addice a una situazione così pesante, sotto tutti i punti di vista. E non è nemmeno il caso che i calciatori si scoprano permalosi. Sarebbe l’inizio della fine visto che dopo la sosta ci sono sei «finali» da giocare e non è la classica frase fatta (Modena, Monza, Venezia, Avellino, Entella, Catanzaro). In campo, in fondo, ci vanno loro. E gli errori, spesso di attenzione, sono sotto gli occhi di tutti. Otto gol al passivo in tre partite sono un dettaglio da brividi. Proprio ora che la compattezza e l’equilibrio tattico dovrebbero rappresentare la base.
A marzo sarebbe ridicolo parlare di giornata storta. Le bugie hanno le gambe corte, anche nello sport. Il problema è molto più ampio. E trova un senso nel numero delle sconfitte in campionato, ben quindici. Il Bari è una squadra, in effetti, mai nata. Costruita in modo discutibile in estate, aggiustata sensibilmente a gennaio ma, incredibilmente, ancora frenata dagli stessi limiti. Con Longo, va detto, le cose sono andate decisamente meglio. Anche con qualche rinforzo in grado di alzare il livello di una rosa scarsa come forse non era mai successo nella lunga storia biancorossa. Ma non basta, no. Serve davvero altro. Senza che sia necessario elencare, per l’ennesima volta, quali cose non possono mancare in una squadra di calcio. Tutti sanno tutto. Tristemente.
















