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Zeman lascia spalancata la porta al Foggia: «Ma senza Canonico»

Zeman lascia spalancata la porta al Foggia: «Ma senza Canonico»

Zeman ha parlato all’istituto professionale «Pacinotti» sul tema «Legalità nello sport»

L'allenatore boemo: «Potrei tornare ma a condizione che il presidente sia un altro»

02 Giugno 2022

Raffaele Fiorella

FOGGIA - «Io e il presidente Canonico non siamo compatibili, vediamo il calcio in modo diverso. Le divergenze con l’attuale società sono insanabili. Se dovesse cambiare qualcosa nella proprietà del club sarei disponibile a trattare, a restare». Zdenek Zeman è tornato a parlare della sua separazione dal Foggia: ieri il boemo è stato ospite, nel capoluogo dauno, dell’istituto professionale «Pacinotti», dove ha tenuto un incontro con gli studenti, sulla legalità nello sport. «È un dispiacere che le strade si dividano, ho già spiegato le ragioni della mia decisione - ha affermato l’allenatore di Praga, 75 anni compiuti meno di un mese fa -. Dispiace perché ero venuto qui per fare calcio in un certo modo ma anche per migliorare l’immagine di Foggia, spesso bistrattata: una realtà che ha problemi ma anche tante positività, che molte volte non emergono. Auguro il meglio al club. Voi ragazzi cercate di stare il più possibile vicino alla squadra. Foggia mi ha dato tanto, non solo per i risultati sul campo, che contano fino a un certo punto nella vita: soprattutto per i rapporti umani, l’affetto che mi viene dato quotidianamente, le relazioni che si sono create. Cammino per strada e ricevo tanti attestati di stima. Le foto e i selfie? Me ne chiedono continuamente, io mi presto volentieri perché è una cosa bella e non mi costa nulla. Se mi costasse dei soldi ci penserei», ha scherzato il boemo, che secondo voci di mercato potrebbe finire nel mirino del Pescara.

«Non ne so niente, al momento non c’è nulla», ha precisato Zeman, che ha risposto alle domande degli studenti e ha tenuto la sua lezione di sport e di vita nella gremita aula magna dell’istituto, mantenendo fino alla fine il suo impegno morale con la città: «Fate sport per passione e per divertirvi, non per i guadagni - ha sottolineato -. Cercate di ritagliarvi tempo per stare sul campo e allenarvi, togliendo qualcosa magari ai telefonini e ai tablet. Tutti nascono giocatori: un bimbo quando calcia una pietra per strada è già in sé un calciatore, poi per diventarlo davvero servono passione, convinzione, le giuste condizioni».
Il calcio sport che resta il più amato, però rimane anche alle prese con tanti problemi. «Purtroppo il pallone oggi è più business che sport - ha concluso Zeman -. C’è la caccia al denaro e ai guadagni, eppure i club sono tutti indebitati, perché si spende più di ciò che si può investire. Io ho sempre fatto calcio per passione, per dare delle regole alle squadre che ho allenato, non per vincere a tutti i costi ma per crescere e inseguire degli obiettivi, soprattutto per divertire la gente. Per questo non ho voluto allenare durante la fase più critica del Covid. Il calcio perde la sua essenza senza i tifosi, il pubblico sugli spalti».

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