Lunedì 27 Giugno 2022 | 19:55

In Puglia e Basilicata

Serie A

Lecce, Moriero conferma mister Baroni

Lecce, Moriero conferma mister Baroni

«Spero che rimanga. E la salvezza è possibile»

16 Maggio 2022

Davide Ruberto

Checco Moriero, leccese «doc» e indimenticato campione del Lecce (ma pure di Roma e Inter), tifa giallorosso anche dalla calda Malè, capitale delle Maldive, dove da più di sei mesi guida la Nazionale e con cui ha ottenuto da poco la prima vittoria, il 2-0 nell’amichevole con il Bangladesh. Le migliaia di chilometri di distanza dal Salento non gli hanno impedito di celebrare l’impresa della squadra guidata da Marco Baroni, il compagno con cui nel 1987-88, appena diciottenne, conquistò la serie A nel Lecce di Mazzone ottenendo la salvezza la stagione successiva.

Mister, è riuscito a vedere qualche partita del Lecce quest’anno?

«Le ultime tre partite le ho viste perché ero a Lecce, delle altre invece ho visto soltanto gli highlights».

Che emozioni ha provato a vedere il Lecce vincere il campionato di serie B?

«L’emozione è sempre grandissima perché mi reputo un figlio di questa terra, quindi tutte le cose belle che accadono all’Unione Sportiva Lecce e alla città mi appartengono, le vivo con forte trasporto. Credo che il Lecce sia stata la squadra più forte del campionato: in una serie B difficilissima, i giallorossi hanno avuto più continuità. Abbiamo tremato dopo la sconfitta di Vicenza, perché venivamo da una stagione in cui la promozione era sfuggita per un soffio. Però poi, vedendo l’approccio dei ragazzi durante l’ultima partita al Via del Mare, si è capito che volevano fortemente raggiungere l’obiettivo. Rivedere così tanta gente allo stadio è stato fantastico».

Da cosa e da chi dovrebbe ripartire la società?

«Corvino è un maestro, sono sicuro che i piani li abbia già fatti in anticipo. Cercherà di prendere dei giocatori che siano all’altezza del massimo campionato. Sarà molto difficile, ma non credo che il Lecce farà solo da comparsa. Poi c’è una società solida e sempre ambiziosa con un presidente come Saverio Sticchi Damiani che è un leccese doc e Corvino che vuole sempre ottenere il massimo. Se devo scegliere un giocatore, direi Strefezza, che in serie A, nonostante abbia poca esperienza, potrebbe far vedere bellissime cose. Ma anche Di Mariano, che ha disputato un campionato di B eccellente».

Cosa serve al Lecce per affrontare nel migliore dei modi la serie A e per cercare di raggiungere i suoi obiettivi?

«Tra A e B c’è un abisso, perché nella massima serie A c’è un equilibrio tattico impressionante, ci sono giocatori importantissimi e non ti è concesso di sbagliare nulla. Sicuramente la squadra dovrà essere rinforzata, mantenendo i giocatori di proprietà ma prendendo anche giocatori che conoscono la categoria. Il Lecce dovrà lottare per la salvezza, quindi immagino che ci saranno i momenti positivi ma anche la possibilità che la squadra debba salvarsi all’ultima giornata».

C’è un giocatore in Italia che le piacerebbe vedere in giallorosso?

«In realtà non ce n’è uno in particolare, io sono molto contento dei giocatori che il Lecce ha in rosa, poi è chiaro che ci sia bisogno di qualche elemento con esperienza, che aumenti il livello e che permetta ai giovani di sbagliare meno. Spero anche che si riparta da Baroni perché sarà per lui un’occasione importante».

Anche alle Maldive c’è difficoltà, come in Italia, nella scoperta di giovani talenti?

«No, questo problema ce l’ha l’Italia, qui in realtà è pieno di talenti, ci sono calciatori che ancora giocano per divertirsi e che affrontano l’uno contro uno senza crearsi troppi problemi. Bisogna anche dire, però, che questo è un calcio in evoluzione, dove si stanno facendo tantissimi investimenti proprio per far crescere i giovani. Anche nell’ultima partita ufficiale, contro il Bangladesh, ho fatto giocare cinque ragazzi di vent’anni e abbiamo vinto 2-0. Questo dimostra che i talenti ci sono ma bisogna avere il coraggio di farli giocare. Bisogna imparare anche da Corvino, che prende ragazzi, dall’estero o dalle giovanili, e li butta nella mischia».

Tra i tanti fattori necessari per restare in serie A, quanto sarà importante il pubblico?

«La gente, ogni volta che mi incontra, mi ricorda sempre di quando giocavo nel Lecce. Io ho indossato quella maglia per sei anni e il pubblico ci ha sempre trascinato verso salvezze impossibili. Avevamo impressa la mentalità del tifoso leccese, la voglia di correre per 90 minuti e di sudare la maglia. Quest’anno si è visto quanto merito ha avuto anche il pubblico, che ha seguito la squadra in trasferta e ha riempito spesso il Via del Mare. I media nazionali ne hanno parlato come un qualcosa di bello e speciale per lo sport e anche in A i tifosi giallorossi saranno il dodicesimo uomo in campo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725