Venerdì 05 Marzo 2021 | 20:42

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LECCE - «Per il Pordenone, il campionato inizia con un test di alto livello, in quanto il Lecce è l’ultima squadra ad essere retrocessa dalla serie A 2019/2020 ed è una delle grandi favorite del campionato cadetto che sta per prendere il via». È così che Matteo Lovisa, responsabile dell’area tecnica del club friulano, inquadra la partita che, sabato prossimo, alle 14, metterà di fronte i giallorossi allenati da Eugenio Corini ed i nero-verdi diretti da Attilio Tesser.

Lecce-Pordenone sarà il big-match del turno inaugurale anche perché la sua squadra è stata, da neo promossa tra i cadetti, la grande rivelazione dell’annata agonistica scorsa. Con quale obiettivo affronterete la nuova avventura?
«Vogliano consolidarci in B e proporre un buon calcio. Abbiamo rinnovato notevolmente i ranghi rispetto al 2019/2020, con l’intento di ringiovanire la rosa. Soprattutto il centrocampo è totalmente inedito. Occorre quindi un po’ di pazienza per trovare la quadratura migliore».

A che punto è la costruzione dell’organico?
«Va ancora completato. Contiamo di effettuare quanto meno un ulteriore innesto per reparto».

Come procede lo sviluppo del progetto tecnico-tattico del Pordenone?
«Siamo un po’ in ritardo, in quanto c’è stato poco tempo per lavorare, ma questo discorso vale per tutte le formazioni. Il Lecce ha il vantaggio di avere a disposizione diversi calciatori che facevano parte del gruppo della serie A, che già si conoscono bene, che possono contare su meccanismi di gioco acquisiti e che aiuteranno i nuovi arrivati ad inserirsi».

Che giudizio dà della campagna acquisti sin qui portata avanti dal Lecce?
«È in linea con le ambizioni della piazza e con la volontà della proprietà di provare a tornare subito in A. Il club salentino ha ingaggiato uomini del calibro di Coda e Paganini, che conoscono bene la B e che l’hanno già vinta. Questi giocatori vanno ad aggiungersi a Falco, Mancosu ed altri elementi che hanno fatto bene nella massima serie. Il complesso giallorosso può schierare lo stesso centrocampo che è stato quello titolare per buona parte della passata annata».

Quale sarà l’atteggiamento del Pordenone al Via del Mare?
«Proviamo sempre ad esprimere un buon calcio e non abbiamo mai fatto le barricate, ma sappiamo anche che nel calcio ci sono le fasi nelle quali occorre difendersi e quelle nelle quali è possibile spingere sull’acceleratore».

A che partita daranno vita Lecce e Pordenone?
«In questo periodo, nel quale la condizione non è quella ottimale, determinante, alla lunga, potrebbe rivelarsi la tenuta atletica. Quando la fatica ed il caldo si faranno sentire, le due compagini si allungheranno e ad allora a spuntarla potrebbe essere chi dimostrerà di avere più “gamba”».

Si preannuncia un campionato di serie B tra i più competitivi degli ultimi anni, con tante pretendenti al salto di categoria. Sarà realmente così?
«Ci sono parecchie società ambiziose, il che renderà il torneo cadetto più avvincente del solito. Sono convinto che si registrerà grandissimo equilibrio, che conterà avere grande regolarità e che anche il punticino raggranellato in più o in meno potrà fare la differenza nel determinare il piazzamento finale delle singole compagini».

Come si arriva in massima serie?
«Bisognerà essere bravi a sbagliare pochi allenamenti, non solo poche partite. La B è una serie nella quale, alla pari dell’aspetto tattico e della qualità, contano atletismo e fisicità. Solo rendendo al top è possibile avere continuità di rendimento».

Per la serie A, il governo ha permesso l’apertura degli stadi a mille spettatori, ma non ha esteso il provvedimento alla B. Una discriminazione inaccettabile?
«Mi limito ad auspicare che quanto prima sia possibile avere il pubblico anche tra i cadetti e che il numero sia ampliato. I tifosi sono una componente fondamentale del calcio. La passione è il motore propulsore dello sport. Giocare in uno stadio come il Via del Mare dinanzi a spalti gremiti è un vantaggio per l’undici salentino, che può contare sul calore della propria gente, ma è anche uno stimolo enorme per gli avversari perché tutti i calciatori sognano di cimentarsi in un contesto del genere».

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