Martedì 21 Gennaio 2020 | 10:01

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Fu arrestato un anno fa

Brindisi, impiegato comunale
assenteista patteggia e paga

Larocca ha chiuso il conto cn una pena di 20 mesi, dopo essersi licenziato lo scorso 9 agosto. Ha risarcito 21mila euro di danno già compensato con il sequestro della sua Bmw

In soli due  mesi erogati40mila euro ai consiglieri

Ha deciso di patteggiare la pena l’impiegato comunale brindisino coinvolto in un’inchiesta sull’assenteismo.
Giuseppe Carlo Larocca, 59 anni, ha chiuso il suo conto con la giustizia dopo essere finito ai domiciliari.
Un anno e otto mesi (pena sospesa) la condanna concordata ma a condizione che risarcisca il danno patito dal Comune, sia per gli stipendi incassati quando non era in ufficio, sia per la «lesione dell’immagine». In tutto, a quanto pare, per un totale di circa ventiduemila euro.
Larocca fu arrestato il 29 luglio 2016 e ha ottenuto di concordare la pena rispetto alle accuse di truffa aggravata ai danni dell’Amministrazione cittadina e falso per la timbratura del badge. Era stata la sostituto procuratore Valeria Farina Valaori, dopo l’esposto sul quale indagarono i finanzieri, a chiedere il suo arresto.
Dopo l’ok del sostituto procuratore, nel frattempo trasferito alla procura di Lecce, il difensore di Larocca, l’avvocato Ladislao Massari ha concordato il patteggiamento con l’avallo del giudice per l’udienza preliminare.
Larocca ha chiuso il conto anche con il Comune di Brindisi, dopo essersi licenziato lo scorso 9 agosto. Quando fu arrestato era dipendente del settore Servizi sociali, assegnato al centro anziani del quartiere Bozzano. Prima di lasciarsi la vicenda giudiziaria alle spalle ha proceduto con il risarcimento per equivalente, della somma oggetto della truffa pari a 21.646,98, compensata con l’auto di sua proprietà, una Bmw già sottoposta a sequestro contestualmente alla notifica dell’ordinanza di custodia cautelare.
Durante l’interrogatorio di garanzia, dinanzi al giudice, il condannato ammise le sue colpe e al tempo stesso scagionò i colleghi accusati di aver timbrato il cartellino al suo posto, per farlo risultare presente in ufficio.
“Ho sbagliato io, solo io: è vero, andavo in ufficio, timbravo il cartellino e poi mi spostavo in pizzeria. Nessuno dei miei colleghi ha mai smarcato per conto mio”, racconto al cospetto anche del suo legale.
L’atteggiamento collaborativo fu molto apprezzato dal giudice per le indagini preliminari che pure aveva sottolineato la gravità della condotta. Perché stando ai risultati delle indagini, sarebbe stato “presente in ufficio non più di un’ora al giorno, a fronte delle sei lavorative e dei rientri pomeridiani previsti dal Comune di Brindisi” nel periodo di un anno e quattro mesi, dal primo gennaio 2015 sino al 20 aprile scorso, quando i finanzieri fecero una visita a sorpresa nel centro anziani e non trovarono Larocca, seguito e filmato sino a Bari, nel centro di vendita di materiale elettrico Acmei. I militari lo seguirono anche nel Leccese, presso i centri commerciali Brico e Metro, nel Tarantino e anche in provincia di Foggia, sempre in orario di lavoro: alcuni giorni è stata accertata la sua presenza in ufficio cinque minuti di orologio.
Secondo la pm, a smarcare per Larocca, sarebbe stato il collega d’ufficio Luigi Antonino, per il quale è stato chiesto il rinvio al giudizio del Tribunale. Per l’imputato, difeso dall’avvocato Cosimo Luca Leoci, l’udienza preliminare è stata rinviata alla prossima primavera. Nel capo d’imputazione, viene contestata la timbratura per 233 nell’arco del periodo monitorato, iniziato il primo gennaio e concluso il 20 aprile 2016.

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