Mercoledì 04 Marzo 2026 | 15:53

Brindisi, sindaco e Palladino ai ferri corti: scoppiano altri due casi nella Multiservizi

Brindisi, sindaco e Palladino ai ferri corti: scoppiano altri due casi nella Multiservizi

Brindisi, sindaco e Palladino ai ferri corti: scoppiano altri due casi nella Multiservizi

 
andrea pezzuto

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Brindisi, sindaco e Palladino ai ferri corti: scoppiano altri due casi nella Multiservizi

Cacciato il direttore tecnico Pisano perché «ostacolava le attività». Inchiesta Trane: «Addebiti penali non così gravi, non reggeranno»

Mercoledì 04 Marzo 2026, 13:49

Sempre più caotica la situazione all’interno della Brindisi Multiservizi, partecipata del Comune. Il piano di risanamento della società, che ha richiesto una iniezione di 5,6 milioni di euro per salvarla dal baratro, si sta scontrando con problemi operativi e con rapporti tra l’amministratrice unica Rossana Palladino e l’ente che paiono deteriorati. Gli ultimi casi che segnalano tensioni tra le parti riguardano la gestione della vicenda del responsabile di settore Sandro Trane, al centro di una richiesta di rinvio a giudizio per l’utilizzo dell’auto aziendale, e la risoluzione contrattuale con il nuovo direttore tecnico della società, l’ingegnere Salvatore Pisano, al quale era stato affidato l’incarico a metà novembre.

Dopo due mesi, però, il rapporto tra Palladino e Pisano era già diventato burrascoso, tanto che l’amministratrice ha disposto la risoluzione, riservandosi comunque di reintegrare l’ingegnere qualora il Comune lo avesse preteso. L’ente, però, ha deciso di non prendere posizione in quanto non sarebbe stato posto nelle condizioni di valutare l’operato del direttore tecnico a causa della lamentata mancata ricezione di preventive e tempestive informazioni da parte di Palladino. La motivazione addotta dall’amministratrice a giustificazione della risoluzione è legata - secondo quanto comunicato al Comune - a un atteggiamento votato a «ricercare e denunciare tutte le lacune ostacolando qualunque attività».

La risoluzione è giustificata da asseriti: carenze sulle relazioni tecniche, mancato rispetto delle tempistiche, disallineamento sulle direttive operative. Condotte - la cui veridicità viene contestata però da Pisano, anche tramite il suo legale - che avrebbero inciso sulla sostenibilità economica della società. Palladino lamenta anche difficoltà comunicative con il direttore tecnico, che sarebbero arrivate perfino al blocco dell’utenza telefonica dell’amministratrice da parte dell’ingegnere.

L’altro fronte caldo è quello che vede al centro il responsabile di settore Sandro Trane, sul quale pende una richiesta di rinvio a giudizio per peculato, false attestazioni di servizio, truffa aggravata ai danni dello Stato e minacce aggravate. In particolare, secondo la Procura Trane avrebbe utilizzato ripetutamente le auto aziendali per fini strettamente personali, in orari di lavoro e al di fuori delle sue mansioni. Fatti per i quali ha versato alla Bms i 586 euro di danno che avrebbe arrecato alla società. Inoltre avrebbe inviato messaggi vocali Whatsapp all’allora consigliere comunale Ercole Saponaro, che contenevano frasi minacciose verso il consigliere comunale Pasquale Luperti. Va ricordato che lo stesso Trane, nei mesi scorsi, ha denunciato - alla stampa e agli organi competenti - una serie di «casi di mala gestio» nella Bms. «Mi fa sorridere che alcuni consiglieri parlino di uso disinibito dell’auto di servizio, che per carità, ci sarà pure stato, ma che certamente non ha determinato il buco milionario che si è prodotto in questi anni, durante i quali ho visto di tutto nella Bms», ammise Trane.

Per la vicenda dell’utilizzo delle auto, Palladino ha inflitto una sanzione al suo dipendente. Non è dato sapere quanto sia stata severa, ma evidentemente non troppo, se Palladino ha ritenuto necessario giustificare la sua scelta attraverso una nota inviata la Comune, il quale aveva chiesto l’avvio del procedimento disciplinare. Di rilievo è il passaggio in cui l’amministratrice, nel motivare la mancata applicazione di una sanzione più severa, «esemplare», spiega che a Trane vengono contestati «reati che presuppongono l'elemento soggettivo della qualifica di pubblico ufficiale», ma «è noto che i dipendenti di società in house, pur svolgendo servizi pubblici, non rivestono ordinariamente la qualifica di pubblico ufficiale, essendo la società soggetto di diritto privato e i lavoratori inseriti in un rapporto di natura privatistica».

Pertanto, «in una valutazione ex ante prudenziale, al di là della dimensione politica o mediatica evocata dalla storia e dal cognome del dipendente, appare oggettivamente improbabile che le contestazioni penali possano reggere nella loro gravità originaria, difettando l'elemento soggettivo richiesto da alcune fattispecie. Tale valutazione non costituisce interferenza con l'autorità giudiziaria ma esercizio di ordinaria prudenza gestionale nella determinazione della sanzione disciplinare, che deve fondarsi su fatti accertati e non su qualificazioni penali ancora sub iudice», chiosa Palladino.

Inoltre, «gli episodi di utilizzo promiscuo del mezzo aziendale non erano caratterizzati da sottrazione stabile del mezzo né da utilizzo sistematico o organizzato» e tali condotte, «pur costituendo comportamento non conforme ai doveri di servizio, si inseriscono in una mala prassi aziendale mai formalmente censurata nel ventennio precedente, in assenza di regolamentazione puntuale sull'uso dei mezzi e non avevano rilevanza tale (anche nel complesso della storia di Bms) da poter giustificare sanzioni esemplari in un contesto in cui l'uso promiscuo dei mezzi non è fenomeno completamente sopito, come noto al socio unico e come emerso da riscontri Gps e segnalazioni informali ricevute che hanno riguardato altri dipendenti». Ai rappresentanti politici di maggioranza e opposizione basteranno queste spiegazioni o chiederanno un inasprimento della sanzione?

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