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l'odissea

«Un calvario lungo 19 mesi
senza ancora una diagnosi»

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Un'odissea che va avanti da più di diciannove mesi, con l'”aggravante” che ancora oggi non esiste una diagnosi sicura, mentre l'unica certezza è rappresentata dalle lunghe liste di attesa, da sopportare per prenotare le molteplici visite da fare, per ovviare alle quali l'unico rimedio è effettuarle in privato con notevole esborso di denaro.

La vicenda che ha come protagonista il 35enne brindisino I.C. è un qualcosa di inverosimile e, proprio per questa ragione, va opportunamente raccontata. È un po' come vivere in un incubo, di stare in un tunnel la cui uscita neppure si intravede. E nel frattempo, mentre medici e specialisti si barcamenano – da più di un anno e mezzo - tra un esame e l'altro per scoprire cos'è che non va, i dolori persistono e, anzi, aumentano, sino a diventare insopportabili.

«Tutto – racconta I.C. - ha avuto inizio il 23 marzo 2016 quando, improvvisamente, mentre ero al lavoro, svengo e perdo conoscenza. Vengo portato in ospedale (al “Perrino”) dove dagli accertamenti effettuati non risulta nulla di serio o grave. Ancora oggi, pensate, non so da cosa sia dipeso quel malore, ma so per certo che da quel momento è iniziato il mio calvario. Nel dimettermi dall'ospedale, i medici mi consigliano di fare tutta una serie di esami e, in primis, una visita cardiologica ed una neurologica, all'esito delle quali mi vengono prescritti esami specifici quali risonanza magnetica, ecodoppler, ecocuore e via discorrendo. Dovendo attendere quattro mesi per alcuni e addirittura più di un anno per altri, decido di rivolgermi ad un privato».

Alle spese già sostenute, se ne aggiungono altre: «La salute viene prima di tutto e in questi casi non si può attendere, per cui – continua I.C. -, aiutato anche dalla famiglia, pago i 290 euro che occorrono e faccio gli accertamenti. Poi arriva il giorno della risonanza ma, ahimè, la data era sbagliata per un disguido tra specialista e Asl. In ogni caso, il medico, referti alla mano, mi dice che non ho nulla e che tutto è dovuto allo stress. Mi dà quindi dei medicinali da prendere per due mesi, trascorsi i quali non solo non ho ottenuto alcun risultato, ma addirittura sono aumentati vertigini, nausea, dolori articolari e quant'altro. A questo punto, il medico curante opta per una visita ortopedica e, siamo nel febbraio 2017, dall'esito emerge che soffro di una infiammazione lombare e così mi viene prescritta un'altra cura, nuovi medicinali e spese ulteriori».

Ma non è finita qui: «Passano due mesi – racconta ancora il malcapitato paziente – ed anche in questo caso, la situazione è peggiorata. Senza battere ciglio, il medico mi suggerisce allora di fare una visita gastroenterologica perchè potrebbe essere interessato il colon. Non attendo la prenotazione (sempre troppo lunga) e faccio la visita in privato e da essa emerge che ho una probabile infiammazione gastro-esofagea. Quindi? Semplice: nuova cura, altri farmaci e altri soldi spesi, ma alla fine dei soliti due mesi ancora nulla di nuovo».

Arriviamo... ai giorni nostri: “Di recente – sottolinea ancora I.C. - il medico curante, d'intesa con il neurologo, mi hanno suggerito di fare una risonanza da... capo a piedi: la prenotazione? Al 5 novembre 2018 e ciò in quanto il medico si è dimenticato di evidenziare nella richiesta l'urgenza».

«Alla resa dei conti, dopo 19 mesi – conclude – ho ancora dolori fortissimi, non so ancora da cosa dipendono e, soprattutto, ho già speso (inutilmente) 1.600 euro. Qualcuno è in grado di dirmi con certezza come e quando riuscirò ad uscire da questo calvario?”. [p. potì]

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