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Brindisi e le tragedie dei migranti: «Quelle vite spezzate tra sfruttamento e silenzi»

Brindisi e le tragedie dei migranti: «Quelle vite spezzate tra sfruttamento e silenzi»

 
NICOLA BELLANOVA

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NICOLA BELLANOVA

Brindisi e le tragedie dei migranti: «Quelle vite spezzate tra sfruttamento e silenzi»

Due migranti morti nel giro di poche ore, due morti che fanno riflettere. Sindacati e associazioni chiedono giustizia e vera accoglienza

Lunedì 05 Maggio 2025, 12:54

BRINDISI - Due migranti morti nel giro di poche ore, due morti che fanno riflettere sulle condizioni sociali delle centinaia di persone destinatarie di protezioni internazionali e contrattuali.

Uno, il 28enne Lamine Barro, che per mantenere la famiglia in Senegal faceva il bracciante agricolo di giorno e la sera lavorava in un ristorante, travolto e ucciso in piena notte mentre tornava a casa in bicicletta, sulla strada Mesagne-San Vito dei Normanni.

L’altra vittima è il nigeriano di 37 anni, morto all’interno del Cpr di Restinco, dove era trattenuto da gennaio. Due tragedie diverse, ma accomunate dalle condizioni di precarietà economica cui sono sottoposti gli ospiti della struttura. Sindacati e associazioni da tempo denunciano la situazione, ma gli ultimi due episodi hanno fatto scattare la mobilitazione.

«La storia di Lamine Barro racconta una verità scomoda: in Italia si è poveri anche lavorando - afferma Antonio Ligorio, segretario generale della Flai Cgil Puglia - Ancora una volta, il volto di chi muore nei campi o ai margini del lavoro agricolo è quello di un uomo migrante, povero e invisibile. Una condizione condivisa da migliaia di operai agricoli, intrappolati in una vita fatta di fatiche continue, doppi turni e nessuna garanzia. I campi restano, per troppi, luoghi di fatica senza diritti e senza ritorno».

Il caporalato che cambia pelle, con un ricambio di manodopera che non ha modificato il modus operandi: «Chi lavora la terra troppo spesso non ha nulla: né casa, né contratto, né voce. I migranti che raccolgono frutta, ortaggi, curano vigne e ulivi, continuano a morire di fatica, di caldo, di silenzi. Come Lamine, come tanti altri corpi dimenticati nei campi». E Ligorio lancia un appello urgente e non negoziabile: «Basta morti nei campi, stop allo sfruttamento, si deve intervenire sul decreto flussi, regolarizzazione e accoglienza degna e patto per la giustizia agricola».

Sulle due tragedie interviene anche la Flai Cgil provinciale, con il segretario Gabrio Toraldo: «Ancora una volta, dobbiamo dire con forza che l’integrazione dei lavoratori stranieri non può fermarsi ai documenti deve proseguire con l’integrazione abitativa dignitosa». Toraldo parla di condizioni di vita, di dignità e di diritti: «Non possiamo continuare ad accettare che raggiungano il posto di lavoro e tornino a casa con mezzi di fortuna, anche se il povero Lamine aveva tutto l’occorrente per essere visibile nel percorso di rientro a casa nella notte (indossava un giubbotto catarifrangente), mettendo ogni giorno a rischio la propria vita. Le autorità hanno una responsabilità precisa: rimuovere tutte le cause che possono provocare morte, anche quelle che si nascondono nei tragitti casa-lavoro».

Sulla gestione del centro di Restinco si fa sentire l’associazione Mesagne Bene Comune. «Quella del migrante nigeriano non è la prima morte che avviene nei Centri di permanenza per il rimpatrio - ricorda il sodalizio - Non ci sono dati ufficiali e sistemi di rilevazione trasparenti ed efficienti per fare la conta dei morti. I Cpr, gestiti da soggetti privati su affidamento delle Prefetture, sono ormai da tempo al centro di numerose inchieste e denunce per le condizioni di vita in cui le persone trattenute sono costrette a vivere, per l’assenza di qualsiasi tipo di garanzia e per i trattamenti inumani e degradanti a cui sono esposte: segregazione, violenza fisica e psicologica, condizioni igienico-sanitarie precarie, cibo avariato, abuso di psicofarmaci. Chiediamo ancora una volta che tutti i centri vengano chiusi e che venga resa giustizia a tutte le persone che hanno perso la vita nei luoghi di trattenimento».

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