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In Puglia e Basilicata

la richiesta

Brindisi, Cgil alla Regione: «Ricostruire un nuovo sistema sanitario»

Brindisi, Cgil alla Regione: «Ricostruire un nuovo sistema sanitario»

Gesmundo: «Sempre più persone hanno rinunciato a curarsi». Macchia: «Bisogna ripartire dai fabbisogni del territorio»

28 Luglio 2022

Antonio Portolano

BRINDISI - «Ricostruire un nuovo sistema sanitario pubblico ed universale nel così come prevede la nostra Carta costituzionale». È questa la richiesta che la Cgil Puglia e di Brindisi lanciano - all’assessore regionale alla Sanità Rocco Palese e che emerge forte dopo una campagna d’ascolto durata mesi e portata avanti dalla Camera del lavoro del messapica guidata dal segretario generale Antonio Macchia con la determinante partecipazione delle categorie dello Spi Cgil coordinato dalla segretaria generale Michela Almiento e della Fp Cgil guidata dalla segretaria generale Patrizia Stella. «Bisogna ripartire dai fabbisogni del territorio», sintetizza per la Cgil brindisina Antonio Macchia.

«Stop alla chiusura di altri ospedali ma al contrario bisogna aprire, così come a Brindisi c'è bisogno di un nuovo ospedale al posto del Perrino. Bisogna potenziare la medicina territoriale, abbattere le liste d'attesa assurde, e assumere personale. Bisogna investire nel capitale umano, è inaccettabile vedere medici che muoiono in corsia di lavoro e personale a rischio burn out. Ci sono medici in fuga perché stressati dai turni massacranti, pronto soccorso al collasso, reparti che rischiano di andare in tilt per la mancanza di personale. Bisogna attivare i reparti che mancano, alzare il numero dei posti letto per abitante che vede Brindisi in fondo alla classifica regionale». E conclude: «Sbloccare tutte le opere pronte in tema di edilizia sanitaria per evitare contenziosi e perdita di finanziamenti, come è già accaduto, purtroppo» e sfruttare le risorse del Pnrr per riorganizzare il sistema di assistenza territoriale sanitaria. E ancora bisogna disegnare un modello organizzativo che contempli anche l'Università. In passato avevamo suggerito accanto al corso di laurea MedTec, in “Medicina e Chirurgia”, altri corsi di laurea per elevare l'offerta sanitaria (accanto a fisioterapia e infermieristica anche tecnici di radiologia, e della salute mentale ad esempio) e la ricerca negli ospedali».

Dal 2018 la Cgil assieme a Cisl e Uil ha aperto una vertenza sanità in Puglia. «Abbiamo avuto - ricorda il segretario generale della Cgil Puglia Pino Gesmundo - una fase di commissariamento di fatto che ha portato a una riduzione di costi attraverso la chiusura di numerosi ospedali e presidi e assieme bloccando il turn over del personale. Si è determinato un abbassamento della quantità e qualità che il sistema sanitario pubblico regionale ha offerto ai cittadini». Non solo. «Di contro - rimarca -, il crescere del disagio sociale ha spinto le persone a vedere nella risposta pubblica l’unica accessibile, non avendo strumenti economici per rivolgersi ai privati. E quando le risposte sono mancate – penso alle liste d’attesa per esami diagnostici, ma anche all’assistenza domiciliare, alla sanità territoriale mai avviata e che doveva sopperire alla chiusura dei presidi sanitari – sempre più persone hanno rinunciato a fare prevenzione o cura. Il dieci per cento in Puglia pur avendo necessità rinuncia perché non in grado di garantirsi un servizio diverso da quello pubblico. Con quel che significa in termini di costi sociali ed anche economici dover poi far fronte alle cronicità, alle patologie. E se gli investimenti del Pnrr e legati al Por potranno dare risposte in termini di infrastrutture e strumentazioni, non risolvono il tema delle carenze di organico. C’è un divario storico che si è prodotto nel tempo nell’assegnazione delle risorse del Fondo sanitario nazionale: regioni omogenee dal punto di vista demografico con la Puglia negli anni ha ricevuto fino a 800 milioni in più dal Governo. Allora bene le risorse comunitarie ma servono assunzioni, serve soprattutto rilanciare l’idea della centralità della sanità pubblica, l’unica che può garantire un diritto universale come quello alla salute. Per questo vogliamo stare ai tavoli, a livello nazionale e regionale, per orientare le scelte dei governi e restituire un diritto ai pugliesi che non sempre è garantito come si dovrebbe».

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