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Il caso

Ostuni, così il regista premio Oscar Haggis lavorò per preparare il festival: «Era un organizzatore, non un ospite»

Ostuni, così il regista premio Oscar Haggis lavorò per preparare il festival: «Era un organizzatore, non un ospite»

La rabbia di Mesagne: «Ci siamo fidati di lui, ci sentiamo traditi»

23 Giugno 2022

Massimiliano Scagliarini

OSTUNI - Su questo festival del cinema Paul Haggis ci aveva messo la faccia. Lo sceneggiatore e regista canadese non era uno dei tanti ospiti di Hollywood che in questi giorni affollano la Città bianca, come si sono affrettati a far credere gli organizzatori il giorno in cui Haggis, 69 anni, è stato fermato per il presunto stupro della giovane inglese conosciuta a Monte Carlo. Non solo perché fa parte del consiglio direttivo dell’associazione romana che ha lanciato l’iniziativa. Ma anche perché fino a due settimane fa Haggis ha fatto incontri e stretto mani, spendendo il peso del suo Oscar per promuovere l’Allora Fest da cui adesso è stato escluso.

Tutti, in una Ostuni che sembra volersi godere i giorni pieni di celebrità del cinema, sapevano chi era questo signore che guarda la gente passare dalla finestra del suo albergo dietro la piazza. E ne sono rimasti affascinati, nonostante le accuse di stupro che lo inseguono da anni negli Stati Uniti. Haggis è arrivato in Puglia a febbraio per girare il cortometraggio che ha promosso la candidatura di Mesagne a capitale della cultura. In quei giorni alloggiava a Tenuta Moreno, una delle strutture più belle della zona, la stessa che avrebbe dovuto accogliere anche gli ospiti del festival almeno fino al giorno dell’arresto del regista, quando il resort ha sbarrato le sue porte al cinema. Quello che è accaduto lo racconta Pierangelo Argentieri, patron di Tenuta Moreno, uno che con le celebrità è abituato a trattare e da questa vicenda ha ricavato («Ma lo sta dicendo lei...») solo una sonora fregatura. «Ci siamo sentiti colpiti e un po’ traditi da quanto accaduto - dice - ed è una percezione più umana che professionale. Non rinneghiamo nulla dei rapporti avuti in questi mesi con Paul, a cui avevamo dato la nostra fiducia. La notizia dell’arresto ha toccato la nostra sensibilità: c’è chi legittimamente ha deciso che the show must go on e chi, invece, ha fatto scelte diverse». Argentieri ha portato Haggis in giro per Ostuni a incontrare gli altri albergatori per coinvolgerli nel progetto del festival: lo conferma ad esempio Michele Martucci del bellissimo Ostuni Palace che un giorno - racconta - si è trovato Haggis «seduto su quel divanetto lì, e a pelle mi è stato subito simpatico». Chiedeva due stanze, due stanze per il festival, e le ha avute. Argentieri, che è uomo di mondo, non si nasconde dietro un dito e ammette che lui sapeva delle accuse al regista: «Devo badare a tutelare la mia struttura e i grandi nomi che ospita. Quando in passato ci sono state situazioni non consone, non ho mai esitato a intervenire. Con Paul Haggis, per evitare chiacchiericcio e metterlo in tranquillità, ho fatto in modo di tutelare sia lui che il mio staff da situazioni imbarazzanti. Ho protetto il mio lavoro e ho tutelato il cliente». Comportamenti fuori dalle righe? «No, semplicemente questo. Perché se avessi avuto una percezione diversa il discorso sarebbe stato differente».

Fatto sta che mentre a Ostuni sono contentissimi per quello che la manifestazione sta portando (ancora Martucci: «Le foto delle celebrità in giro ci accompagneranno per anni»), nella vicina Mesagne hanno deciso di non volere avere più niente a che fare con l’Allora Fest. «Noi - dice il sindaco Toni Matarrelli - amavamo Paul Haggis, e gli siamo stati riconoscenti per il lavoro di promozione della nostra città. Perché abbiamo annullato tutte le manifestazioni? Abbiamo ritenuto che non ci fosse più il clima giusto per una festa. Non condanniamo nessuno, abbiamo espresso solidarietà alla vittima».

La vittima è il grande mistero di questa storia. La donna, inglese con origini russe, che ad Haggis si è presentata come avvocato e scienziato comportamentale, dicendogli che stava valutando un lavoro nel private banking a Monte Carlo, è ancora in Puglia. Si trova in una struttura protetta, dove viene assistita da una associazione che le ha eretto intorno un muro protettivo. Era arrivata a Ostuni con uno zainetto, mercoledì 15 sarebbe dovuta rientrare a Londra. Forse già la prossima settimana potrebbe essere messa a confronto con l’uomo che ha accusato di averla violentata.

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