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Latiano, concorse all’omicidio della figlia dal carcere finisce ai domiciliari

Accolta l’istanza presentata dal difensore

aula di tribunale

Latiano - Ha lasciato il carcere per gli arresti domiciliari Tiziana Deserto, la mamma di Latiano condannata a quindici anni di carcere (di cui tre condonati) per concorso anomalo nell’omicidio della figlioletta di due anni e sette mesi, compiuto a sfondo sessuale dal suo amante.

Arresti domiciliari a Latiano, nella casa dei genitori, ha stabilito il giudice di sorveglianza, accogliendo l’istanza del difensore, avvocato Giancarlo Camassa, con affidamento al Centro di salute mentale, sino a completamento pena che avverrà nell’ottobre del 2022.

Una vicenda tremenda che sconvolse l’Italia intera. La bambina era morta per le lesioni dovute alle botte e agli abusi sessuali subite da Giorgio Giorni, rampante imprenditore di San Sepolcro, che aveva intrecciato una relazione con Tiziana Deserto. A sua volta sposata con Massimo Geusa, un giovane operaio di Erchie.

Era il 5 aprile del 2004 quando Giorni portò la bimba al Pronto soccorso di Città di Castello. Disse che era caduta. Ma le condizioni erano talmente gravi che i medici avvisarono le forze dell’ordine. Dopo poche ore la bimba morì e cominciò ad emergere la terribile verità.

Giorni aveva conosciuto la coppia a Latiano. Lui titolare di una impresa edile a San Sepolcro, dietro offerta di lavoro a Massimo Geusa, aveva convinto la coppia a trasferirsi in Umbria. Decisione presa anche per lasciarsi alle spalle la sbandata presa dalla moglie per un operaio di Genova con il quale aveva deciso di scappare lasciando marito e figlia. Fuga che non avviene perché il marito raggiunge la coppia in stazione ferroviaria dove aspetta il treno e convince la moglie a ritornare sui propri passi, a non abbandonare la figlia.

Si trasferiscono a San Giuseppe, piccolo centro alla periferia di San Sepolcro. Tiziana è molto inquieta. Cerca di riallacciare il rapporto con l’operaio di Genova che la va a trovare. Ma interviene ancora il marito che lo riaccompagna a Genova. Intanto, Tiziana ha allacciato una relazione con Giorni. L’uomo dedica molta attenzione alla bimba e dice a Tiziana che presto vivranno tutti e tre insieme. E per abituare la bambina al nuovo compagno gliela affida spesse volte. L’ultima la mattina del 5 aprile. Giorni la va a prendere e la porta con sé. Alle 10,30 telefona alla Deserto, dicendo che la piccola non sta bene e che l’aspetta ai giardinetti. In effetti i due si incontrano. Lei dà una occhiata alla bambina che si trova sul sedile posteriore e torna a casa.
Verso le 13 Giorni porta la piccola in ospedale. E’ in condizioni disperate. I medici non riescono a strapparla alla morte.

L’autopsia accerta che la piccola ha subito violenze di ogni genere. Viene arrestato Giorni il quale confetta. Ha portato la bimba nel suo pied-a-terre a Città di Castello. Dice che l’ha picchiata per farla smettere di piangere ma nega di averla violentata.

L’uomo viene arrestato e condannato all’ergastolo, confermato in tutti e tre i gradi di giudizio.
Deserto viene condannata per concorso anomalo in omicidio. Dopo la sentenza si costituisce presentandosi ai carabinieri di Brindisi. Viene rinchiusa nel carcere di Lecce. Vive male la prigione. Fa lo sciopero della fame che la porta a perdere 40 chili.

Avanza anche la richiesta di grazia. Gira per varie carceri d’Italia sino a ritornare in quello di Lecce che ora ha lasciato per i domiciliari.

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