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La stangata

Da Ostuni al resto della Puglia: «I Rolex falsi finivano in tutte le gioiellerie». Nessun acquirente però ha denunciato

Brindisi, chiusa l’indagine su «Lo Scrigno»: in 9 verso il processo

Da Ostuni al resto della Puglia: «I Rolex falsi finivano in tutte le gioiellerie»

BRINDISI - I Rolex falsi venduti dal gioielliere dei vip di Ostuni sono finiti al polso di tanti clienti ignari, ma anche nelle vetrine di negozi importanti in tutta la Puglia. La Procura di Brindisi ha chiuso l’indagine che nell’aprile 2018 portò ai domiciliari sei persone tra cui il pregiudicato tarantino Egidio Stevens Saracino (finito in carcere) e Giuseppe Pannofino, proprietario di «Lo Scrigno», una insegna notissima tra gli appassionati di orologi di lusso.

La novità contenuta nel provvedimento firmato dal pm Raffaele Casto è che gli indagati sono saliti a nove. Rispondono tutti, a vario titolo e secondo le rispettive responsabilità, di riciclaggio, autoriciclaggio e ricettazione. L’ultima ipotesi riguarda un altro gioielliere, Vittoriano Montevago, titolare del negozio di orologi usati dell’aeroporto di Bari: per l’accusa avrebbe consapevolmente comprato due Rolex falsi da Pannofino, uno dei quali (un «Submariner Date») sarebbe stato pagato 5.500 euro e rivenduto a 7.100 euro a un rappresentante di materiali edili cui Montevago avrebbe spiegato che «era un secondo polso poco utilizzato, cioè quasi nuovo, tenuto da una ragazza che lo aveva ricevuto come regalo».

L’indagine condotta dalla Finanza e partita a seguito di una verifica fiscale su «Lo Scrigno» punta a dimostrare che i Rolex venduti da Pannofino erano in realtà dei «frankenstein», assemblati con pezzi in parte originale e in parte falsi ma venduti sempre come veri. Peccato che all’esame dei periti della casa siano emersi numeri di serie inesistenti, certificati di garanzia contraffatti e pezzi «made in Napoli». Ma a un occhio poco esperto il trucco poteva sfuggire, anche perché alcuni degli ignari acquirenti hanno spiegato di essere stati tratti in inganno dalla notorietà della gioielleria «Lo Scrigno» e dalla varietà di orologi disponibili, spesso modelli introvabili nelle concessionarie ufficiali.

Alcuni dei Rolex contraffatti, sempre in base all’indagine, sono finiti in altre gioiellerie pugliesi che in alcuni casi hanno scoperto il trucco e li hanno restituiti a Pannofino, ma che in altri casi hanno a loro volta rivenduto l’orologio ad altri commercianti del settore o a qualche cliente finale. Circa una cinquantina le vendite nel mirino, che sono state ricostruite o attraverso i documenti fiscali, o con i racconti degli interessati o anche da quanto emerso attraverso le intercettazioni telefoniche.
Secondo l’accusa era Saracino a far costruire gli orologi nel Napoletano, facendoli poi consegnare (visto che lui era ai domiciliari) da alcuni corrieri a Pannofino. A rivenderli era anche un 40enne di Molfetta, Mauro De Censo, ufficialmente operaio edile con un reddito dichiarato di 600 euro che in un anno ha versato in banca 108mila euro in contanti girandone 103mila a Pannofino.
Il gioielliere di Ostuni è tornato in libertà la scorsa estate, con un provvedimento del gip poi impugnato dalla Procura e annullato a settembre (pende ricorso in Cassazione). «Stiamo leggendo gli atti - dice l’avvocato di Pannofino, Francesca Conte -. Sicuramente chiederemo di essere ascoltati per chiarire la nostra posizione».

Rolex falsi, nel processo non c’è l’accusa di falso - La «banda del Rolex» avrebbe fabbricato e messo in commercio non meno di 50 orologi, tutti – secondo l’accusa – realizzati con meccanismi (a volte) originali e carcasse e bracciali «made in Napoli». Eppure la Procura di Brindisi, che ha chiuso le indagini sul sistema che ruoterebbe intorno alla gioielleria «Lo Scrigno» di Ostuni e al suo proprietario Giuseppe Pannofino, si prepara a chiedere il processo per i reati di riciclaggio e autoriciclaggio. Ma non per truffa, nonostante si parli di pezzi venduti a non meno di 4-5mila euro e a volte ben oltre i 15mila.

Per contestare (anche) la truffa sono infatti necessarie le querele degli acquirenti. Invece, spiega chi ha seguito l’indagine aperta nel 2017 a seguito di una verifica fiscale, in pochi hanno denunciato Pannofino e gli altri gioiellieri che nel corso degli anni si sono approvvigionati da lui. I motivi sono diversi. Il primo è che (forse proprio grazie all’apertura dell’indagine) una parte degli orologi sono stati restituiti con l’integrale rimborso di quanto pagato. Esempio: un «Submariner» venduto nell’aprile 2017 al manager di una importante casa automobilistica, che dopo aver fatto verificare l’orologio a Milano lo ha riportato a Ostuni. Qui, però, il cronografo è stato venduto una seconda volta a un altro gioielliere, Domenico Di Camillo, che a sua volta ne ha rilevato la contraffazione e lo ha restituito al figlio di Pannofino (nel frattempo finito ai domiciliari). La Finanza, che ascoltava i telefoni, è intervenuta per sequestrare l’orologio. Stessa storia per un altro «Submariner» venduto a un gioielliere di Mesagne che si è accorto del «bidone» e che ha dichiarato di aver pagato in contanti e senza fattura.

Ma tanti altri Rolex sono finiti chissà dove, alcune volte venduti probabilmente a turisti. Sì, qualcuno ha riconsegnato l’orologio affinché potesse essere sottoposto a perizia dai tecnici della casa. Ma un medico di Bologna, ad esempio, ha dichiarato alla Finanza di aver «smarrito» la sua patacca da 7mila euro. Altri, come il titolare della «Chiossone» (che ne ha comprati diversi), hanno ad esempio detto di aver regalato l’orologio «a una donna residente in Svizzera». In molti casi – è il sospetto della Finanza – gli orologi sarebbero stati acquistati in contanti e in nero, come forma di riciclaggio, e qualcuno potrebbe essersene disfatto (sempre in nero) per non perdere il denaro. Su questo gli accertamenti andranno avanti: è probabile l’avvio di altre verifiche fiscali.

Tutti, comunque, si dichiarano vittime di Pannofino. «Tra me e Giuseppe Pannofino – racconta il gioielliere barese Vittoriano Montevago, che per la vendita di un orologio risponde di ricettazione perché secondo la Procura sapeva di aver comprato un falso – c’era una amicizia decennale e da lui negli anni ho comprato diversi orologi. Come spiegato alla Finanza in sede di sequestro, mai prima di giugno 2017 avevo ricevuto contestazioni sulla genuinità degli orologi acquistati da Pannofino. Da “Lo Scrigno” ho sempre comprato orologi a prezzi di mercato, pagati con bonifico e regolarmente fatturati. Dagli atti di indagine emerge chiaramente la mia estraneità rispetto a tutti i fatti che mi vengono contestati».

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