Giovedì 21 Marzo 2019 | 12:48

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«Stop agli espianti di ulivi» scatta così la protesta degli agricoltori

Vertenza Xylella: gli olivicoltori redigono un documento. Domani sit-in in piazza Umberto I per formulare una serie di istanze

ulivi colpiti da xylella

BRINDISI -  Vertenza xylella: gli olivicoltori redigono un documento e si incontreranno domani in piazza Umberto I.
«Non neghiamo l’apporto del batterio “xylella fastidiosa pauca” al disseccamento degli ulivi - dicono i promotori dell’incontro Antonio de Franco, Pietro Lerna, Maria Teresa Barletta e Giacomo Tagliente -: le analisi in zona infetta e in zona cuscinetto attestano che l’incidenza del batterio non è assoluta e ci sono concause del disseccamento che le autorità ci stanno impedendo di combattere». Inoltre, «il riscontro del batterio, anche in zona infetta, focolaio compreso, non solo in zona di contenimento, nel 2 per cento in media degli ulivi evidenzia che non ci si trova dinanzi ad una epifitia epocale degli ulivi ed è terrorismo psicologico, oltre che falso, affermare che le piante infette nel Salento sono milioni».

I provvedimenti sinora presi contro la calamità, «dando i contributi a chi taglia gli alberi - aggiungono i quattro rappresentanti -, stanno peggiorando la situazione favorendo l’abbandono degli uliveti e, quindi, l’estensione del disseccamento. Mentre, contraddittoriamente, l’aiuto Agea (integrazione) viene, anno per anno, sempre più ridotto sottraendo quella fetta di reddito necessaria a coltivare per bene. Con i decreti della “emergenza”, fino a quello ministeriale del 07/02/2018, il “Martina”, ci hanno dichiarati incapaci di poter e saper coltivare i nostri uliveti; gli effetti del contenimento della batteriosi con l’ordine di tagliare gli alberi infetti, sono solo probabilistici. Per cui è assolutamente prioritario curare gli alberi anziché estirparli». E ancora: «Programmare ed impostare, in questa situazione, dei processi di trasformazione dell’olivicoltura pugliese (vedi reimpianti con nuove cultivar) ha l’effetto di metterci definitivamente fuori gioco poiché siamo nella impossibilità di eseguire qualunque miglioramento e, se obbligati (secondo la logica emergenziale), il valore e la rendita fondiaria saranno ancor più deprezzati e sviliti finendo con l’essere privati della proprietà. Tale programmazione, pertanto, ha un senso solo se preventivamente si aumenta in modo rilevante il premio Pac (integrazione) degli uliveti».

«Noi agricoltori - proseguono de Franco, Lerna, Barletta e Tagliente -, respingendo l’assioma che siamo divenuti improvvisamente incapaci di coltivare i nostri oliveti, chiediamo di: cessare lo sradicamento degli alberi di ulivo e ripristinare la ordinaria libertà di coltivazione e di cura degli ulivi, superando la logica imperativa dei decreti sia in relazione ai trattamenti e sia per le cultivar; erogare contributi aggiuntivi per la cura degli ulivi (e solo per chi li cura) e non per lo sradicamento», ribadiscono i tre rappresentati e quindi «aumentare l’integrazione Agea per l’olivicoltura almeno del doppio dell’ammontare annuo attuale e toglierla per chi non fa le buone pratiche agricole di coltivazione o li abbandona; invitare il governo italiano e la Commissione europea a chiedere e sollecitare l’E.P.P.O. (l’ente internazionale che soprassiede alla tutela degli organismi vegetali) di escludere dalla “lista da quarantena” il ceppo co.di.ro. della xylella fastidiosa pauca a seguito della sua caratterizzazione per gli effetti da patogeno, del tutti diversi rispetto alla sottospecie per cui fu a suo tempo prevista la quarantena; creare un apposito centro di documentazione che da oggi in avanti denunci penalmente alle autorità tutti coloro che con qualsiasi mezzo diffondono notizie non fondate sulla infezione batterica da xylella; avviare un tavolo di programmazione condivisa per l’olivicoltura presso la regione Puglia».

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