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Villa Romatizza, la Asl promette:
interverremo con la pulizia del parco

Il direttore Pasqualone: subito la potatura

Villa Romatizza, la Asl promette: interverremo con la pulizia del parco

LATIANO - Dopo l’installazione delle prime cinque panchine all’interno del parco di «Villa Romatizza», donate dal Consorzio dell’Arneo, nelle prossime ore la Asl «provvederà alla potatura delle piante a ridosso dell’immobile abbandonato». Mentre «a settembre - ha garantito il direttore generale Giuseppe Pasqualone (confermato nelle ultime ore alla guida dell’Azienda brindisina) - risolto il problema dell’allaccio alla linea elettrica, si potrebbe pensare ad un impianto di video sorveglianza».

Un impegno che potrebbe rappresentare un buon inizio per ridare vita ad uno degli immobili di pregio (abbandonato da anni) di proprietà della Regione Puglia.

La Regione Puglia per coprire il deficit della sanità nel 2009 pensò di mettere in vendita gli immobili delle Aziende sanitarie locali: 900 proprietà definite «non strumentali» che secondo l’Ares (l’Agenzia regionale per la Sanità) a quel tempo valevano circa 90 milioni. La vendita di quelle proprietà immobiliari delle Asl sarebbe dovuta avvenire, attraverso una società veicolo, secondo modalità tipiche di un’operazione di cartolarizzazione. La Regione inserì quegli immobili in un «contenitore societario».

In quella lista di beni, disseminati in tutta la Puglia, c'è anche Villa Romatizza, l'ex ospedale psichiatrico adiacente la Statale 7 nel territorio di Latiano; una struttura poi chiusa sul finire degli anni 70 il cui valore sarebbe (secondo una stima della società veicolo), di oltre 7,6 milioni di euro.

 Visitare quella struttura, distrutta dall'incuria e depredata di ogni bene possibile, è un viaggio nella capacità dell'uomo di come possa distruggere un bene inestimabile dal punto di vista ambientale. Situato a ridosso della zona artigiana del paese di quella struttura sanitaria che una volta ospitava malati psichiatrici, non restano oramai che le sole pareti: persino le porte e le finestre sono state divelte e portate via da ladri senza scrupoli. In alcuni casi gli alberi divorati dalle fiamme (appiccate dall'uomo o alimentate da improbabili fenomeni di autocombustione dell'erba che ormai si è impadronita dell'immobile) si sono abbattuti sulla struttura facendola crollare in alcuni punti. Così da anni. Neppure le promesse dei diversi direttori generali Asl che si sono succeduti (la Gazzetta anni fa ha persino denunciato che gli oltre 90 alberi di ulivo erano stati per anni coltivati da personale sconosciuto alla stessa Asl) sono servite.

Non solo: gli annunci non sono serviti neppure a recuperare quell’immobile (l'intervento di restauro sarebbe dieci volte più costoso del valore stesso del bene); stessa cosa anche il patrimonio verde (alberi secolari) che quella struttura custodiva: un vero a proprio parco botanico che circondava una preziosa villa stile liberty (depredata anch'essa) di proprietà di una delle famiglie nobili del paese che la cedette a quel tempo all'Asl di Lecce.

Oggi quell'immobile sembra un fantasma senza vita; persino gli altissimi pini e le querce secolari stanno morendo. La struttura solo da un paio di anni (nel 2016) è stata messa in sicurezza: una semplice recinzione leggera costata circa 14mila euro che in realtà non impedisce l'accesso a chiunque voglia impadronirsi che siano animali o persone non autorizzate.

Da maggio scorso, grazie anche all'intervento dell’ Associazione culturale «L’Isola che non c’è» e al coinvolgimento della Regione Puglia che ha concesso un finanziamento al Consorzio di bonifica dell'Arneo, la storia di questo importante patrimonio pubblico potrebbe voltare pagina.

Queste prime cinque panchine per il momento rappresentano un gesto simbolico, ma soprattutto un rinnovato interesse della stessa Asl ad intervenire (speriamo con urgenza) sull’intero parco.

«Nei prossimi giorni, anche grazie alla disponibilità della Monteco - così come fa sapere l’Associazione culturale «L'Isola che non c'è» - è previsto un intervento gratuito di pulizia del parco al fine di renderlo fruibile ai cittadini».

In futuro («a settembre, ha promesso il diretetore») l’Azienda sanitaria dovrebbe procedere anche alla installazione di un impianto di illuminazione per garantire la sicurezza e la fruibilità del sito.

Tutto questo speriamo possa rappresentare l'inizio di una pianificazione per un completo recupero di quel patrimonio così da restituirlo al pubblico. Una ipotesi potrebbe essere quella di affidarne la gestione (attraverso accordi tra la Asl e le associazioni del territorio) agli stessi cittadini che potrebbero definitivamente «adottarlo» in attesa della futura dismissione o in vista, sempre meno probabile, di una destinazione d'uso sanitario.

A questo proposito sembra per il momento svanita anche la possibilità che quell’immobile possa diventare - come annunciato - un centro per la lavorazione del plasma. Il progetto sarebbe considerato troppo costoso per la Regione che invece sarebbe orientata ad investore sul Vito Fazzi di Lecce.

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