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Il vero «business»
del gioco legale

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Il vero «business» del gioco legale

LUCA DE CEGLIA

Video poker, new slot e lotterie elettroniche. E non solo. Giochi leciti che spesso sconfinano nell’azzardo. Per varie cause. L’alea, la fragilità umana, la debolezza psicologica. Tutti elementi di cui si sente parlare.

Dall’altra parte esiste un fiorente introito per i gestori che lavorano lecitamente ed un giro d’affari parallelo che viola le norme. Un fenomeno noto non da ora, che comunque riveste importanza sociale, genera analisi. C’è chi, infatti - come il Gruppo Editoriale L’Espresso – ha diffuso i dati di un’inchiesta, con cifre da capogiro che ruotano in questo mondo. In sintesi: a Trani circa 1.500 euro pro-capite (e più della metà nella confinante Bisceglie) finirebbero nelle “macchinette”.

Il caso, con le critiche della “Comunità sociale Oasi 2”, ha avuto eco sugli organi di informazione. Con lo strascico delle inevitabili polemiche.

LA REPLICA “I dati non sono reali, ma orari e distanze alimentano solo l’illegalità”. Lo sostiene in una nota la Sapar Puglia (Associazione Nazionale Servizi Apparecchi per Pubbliche Attrazioni Ricreative) che intende offrire chiarimenti in merito alle numerose campagne di sensibilizzazione contro il gioco d’azzardo, non tralasciando le attività messe in campo dalle associazioni che si occupano dei servizi socio-assistenziali di trattamento del GAP (gioco d’azzardo patologico) e le normative vigenti che regolano il settore. Lo spunto è fornito da una sostanziale piattaforma comune condivisa da varie realtà associative sui seguenti punti: eliminazione della pubblicità, taglio dell’offerta di gioco, la discrezionalità da parte di Comuni e Regioni di stabilire in piena autonomia orari e distanze degli esercizi di gioco dai luoghi sensibili.

LA DIFESA “Esiste un gioco legale che non merita il pubblico ludibrio, ma sul quale si rischia di generare grande confusione – dichiara Domenico Distante, vice presidente vicario nazionale Sapar e responsabile della delegazione pugliese della stessa associazione del settore - ci si scaglia dietro il contrasto a fenomeni compulsivi (GAP) di cui nessuno nega l’esistenza, ma che a nostro avviso la rete illegale alimenta, ognuno, a vario titolo offre soluzioni sebbene il problema delle dipendenze patologiche (tossicodipendenza, fumo, alcoolismo) sia sempre esistito”.

LA PROPOSTA Lo scopo della Sapar? Avviare un percorso condiviso con enti, associazioni e con il mondo della politica al fine di condividere un corretto approccio al problema. «Partiamo dal presupposto - dice il vice presidente Distante - che la diffusione di dati non ufficiali, dunque non rilasciati dall’AAMS Monopoli di Stato, come quelli riportati da giornali e siti internet rischiano di produrre ricadute negative nel comparto delle apparecchiature da intrattenimento che annovera migliaia di addetti, produce occupazione e contribuisce ad un ingente gettito fiscale in un quadro di piena legalità, di controlli severi, di una proficua e intensa opera di collaborazione con le forze di polizia nel segnalare e denunciare situazioni illegali, dell’obbligo continuo a cui sono sottoposti gli operatori in materia di formazione e informazione».

GIOCO LEGALE O D’AZZARDO Si è in attesa di una normativa univoca, del decreto attuativo dopo quanto stabilito dalla Conferenza Stato-Regioni.

«Nelle more si assiste a una continua opera di delegittimazione del gioco legale confuso con il gioco d’azzardo – continua Distante - demonizzando il settore lecito si favoriscono esclusivamente le organizzazioni malavitose e ciò avviene attraverso l’installazione di “totem” o apparecchiature non conformi alla legge, disponibili in qualsiasi luogo, non soggette a limitazione di orari e distanze dai luoghi sensibili, installati in assenza delle previste licenze di polizia».

L’ALTRO FENOMENO Secondo la Sapar «in riferimento alle campagne di sensibilizzazione, è stato ribadito più volte che il settore delle apparecchiature da intrattenimento è fuori dal mercato pubblicitario, contrariamente a quanto accade per lotterie, scommesse sportive e gratta e vinci (preferite per almeno il 70% dalle fasce giovanili e adolescenziali) che vengono alimentate da una florida e incontrollata offerta nei bar, autogrill, supermercati, distributori automatici e centri commerciali».

«È statisticamente provato - afferma Distante - che queste offerte di gioco sono molto più aggressive delle slot, eppure si continuano a diffondere messaggi discriminatori nei confronti delle sole slot o vlt».

I RISCHI ONLINE «È grave ignorare quanto sta accadendo nell’ambito dell’incontrollata diffusione dei giochi online su siti illegali che sta radicalmente mutando il panorama del gioco, ma che trova una normativa superata, inutile e non adeguata al trend tecnologico – spiega Distante - il gioco online sui siti illegali è praticabile da qualsiasi smartphone o tablet, non è vincolato a orari di apertura e a distanze prestabilite dai luoghi sensibili, elude i controlli fiscali, è praticabile da chiunque compresi i minori che aggirano l’ostacolo utilizzando l’accesso di utenti adulti».

I DATI SAPAR In barba alla moratoria e alla progressiva riduzione di un terzo delle slot machine tale riduzione è stata attuata per il 15% entro il 31 dicembre dello scorso anno e il 19% entro il 30 aprile prossimo. Insomma si subisce una riduzione di circa 160 mila slot, ma si assiste all’introduzione di nuovi giochi a estrazione.

«La proliferazione di regolamenti regionali e comunali che colpiscono un solo settore, ovvero quello delle apparecchiature da intrattenimento, inducono aziende e locali pubblici, che operano in assoluta regolarità, a chiudere i battenti e a licenziare il personale, alimentando esclusivamente i circuiti illegali» sottolinea Distante.

I PARADOSSI E l’APPELLO A cosa servono dunque regolamenti, distanze e orari quando vi è una così ampia varietà di offerta di gioco sulle piattaforme online, quando è possibile giocare da qualsiasi luogo e in qualsiasi orario senza limitazione alcuna?

«È indifferibile – conclude la Sapar rivolgendosi a istituzioni ed associazioni - giungere con la prossima legislatura a una normativa univoca dell’industria del gioco, introducendo regole comuni per tutti, in grado di contemperare il libero esercizio di impresa con la tutela della salute dei cittadini, evidenziando che vi sarà l’utilizzo dei fondi (50 milioni di euro) destinati alla cura delle dipendenze da gioco patologico ed in attesa che i piani regionali siano definitivamente approvati, l’Associazione vigilerà costantemente sull’erogazione dei contributi nel timore che una “distribuzione a pioggia” vanifichi i reali obiettivi di tutela della salute, a beneficio esclusivo di enti e/o associazioni che nascono all’occorrenza».

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