All’indomani dell’insediamento della Commissione di accesso al Comune di San Ferdinando disposto dalla Prefetta della Bat, Flavia Anania, domenica scorsa, il parroco della chiesa Madre di San Ferdinando di Puglia, mons. Domenico Marrone, ha parlato del provvedimento nella sua omelia, ricordando ai fedeli che «come vostro pastore e guida sento il dovere profondo di non lasciare che gli eventi di questi giorni passino inosservati, come pioggia che scivola via senza bagnare la terra. Non posso e non voglio restare in silenzio di fronte a fatti che toccano così nel vivo la nostra carne sociale e civile».
«L’insediamento della Commissione di accesso presso il nostro Comune - spiega - non è solo un atto burocratico: è una ferita e, al tempo stesso, un interrogativo che interpella la coscienza di tutta la nostra comunità. Oggi, di fronte al rischio di infiltrazioni o condizionamenti, anche noi dobbiamo avere il coraggio del profeta Amos, ovvero, quando il male azzanna la comunità, il pastore deve lottare per strappare alle fauci del "leone" dell'illegalità almeno i brandelli della nostra dignità, per dimostrare che non siamo stati complici. Forse la nostra comunità porta i segni di qualche ferita, forse il "leone" dell'illegalità ha cercato di sbranare la nostra integrità. Questo tempo di verifica è il momento di recuperare quei brandelli di verità da cui ripartire per ricostruire l'integrità di San Ferdinando».
Nel premettere che le regole di Dio e dello Stato sono la forza che ci permette di volare sopra le insidie del male, don Mimmo ha sottolineato che la legge non è una limitazione della libertà ma serve a custodire il Bene Comune, quello spazio dove ogni cittadino, possa muoversi con dignità e senza paura, ribadendo che, senza l'argine della legge, non c'è libertà per nessuno, ma solo il dominio del più forte. Poi, in riferimento alla Parola di Dio e alla prima lettura del libro del Siracide, spiega: «Abbiamo letto che il Signore ci chiede una coerenza radicale: ha posto davanti a noi il “fuoco e l'acqua", la “vita e la morte", e che spetta alla nostra libertà scegliere. La legalità non è un cappio, ma è quell’ala che ci sottrae agli artigli del male, ovvero a quel condizionamento mafioso, a quelle zone d'ombra e a quei compromessi ambigui che rischiano di soffocare la nostra democrazia».
E spiega il concetto: «Questo, per San Ferdinando, significa che la legalità non è fatta solo di grandi sentenze, ma di piccoli gesti: la correttezza di una pratica edilizia, la trasparenza di un appalto, il rifiuto di un piccolo favore personale a scapito del diritto di tutti, senza una comunità che vola e un’altra che striscia nel fango del compromesso». «Possa San Ferdinando - è l’auspicio di don Mimmo - rinascere in questo tempo di prova, riscoprendosi comunità limpida, dove la volontà popolare e la fede si esprimono senza pressioni, nell'esclusivo interesse di tutti».
Infine, restando in tema, richiama il messaggio di Papa Leone per la quaresima: la legge serve a discernere e ordinare gli "appetiti", a mantenere vigile la fame e la sete di giustizia, nonché Sant’Agostino, secondo il quale in questa vita terrena il nostro compito è proprio quello di «aver fame e sete di giustizia».
















