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L'allarme

Trani, protesta in carcere contro il sovraffollamento

Trani, protesta in carcere contro il sovraffollamento

Lettera al ministro Cartabia: «Vogliamo una vita dignitosa»

10 Giugno 2022

C.F.

TRANI - Hanno percosso le sbarre con quel che avevano in cella: pentole, posate, scarpe, oggetti di fortuna. La «battitura» è il linguaggio pacifico della protesta dei detenuti. Battono per farsi sentire, per fare rumore, per sollecitare risposte. Ieri mattina a Trani a mettere fine alla «battitura» è infine giunto il Garante regionale dei detenuti, Piero Rossi, al quale è stata consegnata una lettera scritta a mano dai reclusi. In linea con il malumore che va crescendo in tutti i penitenziari d’Italia, i detenuti tranesi chiedono condizioni di vita migliori e una reale prospettiva di «riparazione».

I mali del sistema carcerario italiano sono ben noti. E sostanzialmente irrisolti. Sovraffollamento, carenza di personale penitenziario, di educatori e di psicologi, malasanità: a Trani - per fare un esempio - la postazione odontoiatrica non funziona da due anni. C’è poi il grande tema delle misure alternative alla reclusione e qui i detenuti sono durissimi. A loro dire - come d’altronde si legge nella lettera - i magistrati di Sorveglianza avrebbero le loro colpe perché «tendono a tenere le carceri sovraffollate».

Il documento scritto nel carcere pugliese e consegnato al Garante, è inviato allo stesso magistrato di Sorveglianza al direttore della casa circondariale, ai vertici del Dipartimento dell’amministrazione penitenziara e al ministro Marta Cartabia. La «battitura» di ieri si nutre anche di altre tensioni. I tempi della giustizia, in primo luogo, quel periodo infinito per la fissazione delle camere di consiglio, con attese anche di un anno intero. I detenuti, ancora, invocano la garanzia del rispetto dei 45 giorni per i permessi premio, viceversa non rispettata.

C’è anche un contenuto marcatamente politico nella protesta che va montando negli istituti italiani. Il riferimento è agli imminenti referendum: «Si parla della tanto acclamata riforma della giustizia, leggi che servono solo a coprire il malfunzionamento della giustizia e della polizia. A nulla servono per il reinserimento dei detenuti e per risolvere il problema del sovraffollamento». Da Trani l’appello a Cartabia di «rendere il carcere più dignitoso e di garantire il reinserimento sociale con l’applicazione di nuove leggi che possano ampliare la sfera delle misure alternative, disciplinando la discrezionalità dei magistrati di sorveglianza».

Al di là delle richieste e delle rivendicazioni, come annota il Garante Piero Rossi, la dolente lettera dei detenuti tranesi rilancia anche l’amarezza accumulata nei lunghi mesi della pandemia. «Chiediamo di riparare alla sofferenza portata dal Covid che ci ha privato di due anni degli affetti familiari, senza colloqui con le famiglie». In ultimo, la popolazione carceraria italiana attende il provvedimenti sull’innalzamento a 75 giorni della liberazione anticipata, provvedimento bloccato in Parlamento da circa un anno e mezzo.

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