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In Puglia e Basilicata

Il caso

Barletta, omicidio Tupputi, scatta l'ora degli accertamenti irripetibili

Barletta, barista ucciso per drink negato: fermato il killer, è un pregiudicato in fuga dai domiciliari

Da oggi accertamenti su tabulati telefonici e immagini del sistema di sicurezza

10 Maggio 2022

Maria Pia Garrinella

BARLETTA - Cominciano questa mattina gli accertamenti tecnici irripetibili della procura di Trani nell’ambito delle indagini sulla morte del 43enne barista barlettano Giuseppe Tupputi. La sera dell’11 aprile, un mese fa, l’uomo, dietro il bancone del suo bar, il “Morrison’s Revolution”, alla periferia di Barletta, fu raggiunto da tre colpi di pistola che non gli lasciarono scampo.

Il suo presunto assassino, il 32enne Pasquale Rutigliano, all’epoca dei fatti sorvegliato speciale, gli aveva chiesto una birra, poi i due avevano discusso e quello aveva tirato fuori l’arma e aveva esploso tre colpi. Questo è quello che si vede nelle immagini riprese dalle telecamere all’interno del bar e che lo stesso indagato ha riferito, qualche giorno dopo, al magistrato.

Su quelle immagini riprese dalle telecamere e sui tabulati dei telefoni, sia della vittima sia dell’indagato, saranno effettuati gli accertamenti utili alle indagini. Intanto, il tempo trascorso e il frastuono della routine quotidiana distraggono e fanno andare oltre. E se in alcuni casi questo è un bene, in altri non lo è, perché non lascia spazio al resto e fa passare tutto in second’ordine, facendo dimenticare anche i buoni propositi.

Un mese fa, fuori dalla caffetteria di via Rionero, lo sgomento e la rabbia erano palpabili, il dolore della famiglia e degli amici di Giuseppe Tupputi era straziante e quei sentimenti nei giorni successivi non sono evaporati. La comunità, come poche volte è accaduto, si è saputa dimostrare e ha saputo essere solidale, vicina alla famiglia di quell’uomo, a sua moglie Giusy e alle sue due bambine, una di otto anni e l’altra di pochi mesi di vita.

L’affetto e l’abbraccio forte della città è arrivato e si è sentito, forse perché quello che è accaduto, che ancora una volta è accaduto, dopo la morte di Claudio Lasala, ucciso a 24 anni con una coltellata all’addome alla fine di ottobre, e del suo coetaneo Michele Cilli, due mesi fa, inghiottito nel nulla dopo avere lasciato una festa con un suo conoscente con cui aveva avuto vecchie ruggini, ripetendosi in pochi mesi come in un incubo collettivo, ha cominciato a suonare come qualcosa che non riguarda soltanto chi viene colpito in prima persona, ma riguarda tutti.

Riguarda quella stessa città che da una parte toglie, tragicamente, un padre alle sue bambine, a sua moglie e ai suoi affetti più cari, un ragazzo al suo futuro e all’amore dei suoi genitori e dei suoi amici, che toglie a una madre persino il diritto di piangere sul corpo di suo figlio, e dall’altra è capace di essere solidale, vicina, partecipe al dolore. Bene sarebbe se riuscisse a reagire, rialzarsi, invertire la direzione.

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