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Una storia di coraggio e impegno. Una studentessa Erasmus fuori dal comune. Nicoletta Paolillo, barlettana e «millennial come tanti», è all’Università degli Studi di Trento alla facoltà di Sociologia nel corso di «Studi internazionali» e trascorre la maggior parte dell’anno lontana da casa. Ora è «in Erasmus» ad Anversa e nonostante avesse avuto la possibilità di tornare a casa a Barletta ha deciso di «rimanere in Belgio».
Nicoletta è una globetrotter: il quarto del liceo linguistico Cafiero di Barletta lo ha realizzato ad Hong Kong spaziando in lungo e in largo. Due anni fa completamente immersa nella cultura giapponese con un progetto Lions.
Alla Gazzetta, con il «piacere del poter scrivere» racconta la sua «attuale esperienza».

«Premetto che anche io vivo la condizione di reclusa in casa tuttavia non vivo questa lontananza come una sofferenza, ma come un’opportunità per essere indipendente, per crescere. Scegliere di fare domanda Erasmus è stato il proseguimento naturale della mia esperienza universitaria e di vita. Trascorrere un semestre di studio presso un’altra università rappresenta un’occasione non indifferente per migliorare la qualità del mio apprendimento, la mia versatilità nell’approccio allo studio, ma anche nelle varie situazioni di vita. Per non parlare della possibilità di vivere in un’altra nazione, addentrarsi nei suoi usi, costumi e nella sua cultura», ha detto.
E poi: «Ed ecco che, dopo essermi ritrovata ad Anversa, la magnifica città belga dei diamanti, ed aver apprezzato ancora una volta un nuovo approccio accademico, oltre alla vita in un ambiente internazionale, cinque mesi non mi sono bastati. Ho deciso di estendere il mio periodo di mobilità per un ulteriore semestre. Non avrei mai immaginato che, in questo nuovo semestre, sarebbe scoppiata una pandemia».

Nicoletta precisa: «E quindi mi sono ritrovata davanti ad un bivio: partire e tornare in Italia o restare ad Anversa? La situazione di emergenza italiana, più avanzata rispetto agli altri paesi europei, mi faceva già immaginare nelle settimane precedenti che decidere di restare avrebbe significato presto la quarantena, quindi rimanere sola in casa. Eppure, tornare a Barletta sarebbe stata una scelta troppo facile: avevo deciso di restare in Belgio per mettermi alla prova in una nuova esperienza, perché arrendermi proprio ora? Così, quando parenti ed amici mi hanno chiesto cosa avessi deciso di fare, ho comunicato che sarei rimasta a casa, qui, ad Anversa. Non solo, vedendo l’evolversi della situazione in Italia, ho anche deciso di mettermi in quarantena preventiva, in quanto, fino a qualche giorno fa, la vita qui procedeva regolarmente, ad eccezione delle lezioni online».

«Sicuramente non sarà semplice, visto che sarò costretta a passare tanto tempo da sola. E voi adesso penserete che questo dipenda dal mio voler essere indipendente. Non credo. Piuttosto, ritengo che essere indipendenti non voglia dire essere da soli, ma avere la capacità di prendere decisioni mature e responsabili autonomamente. Sin da piccola sono sempre stata molto legata ai miei affetti. Ricordo che non riuscivo a capire come la gente potesse decidere di vivere in altre nazioni, lontano dai propri cari».

La conclusione: «In questa situazione di emergenza globale, indipendenza vuol dire questo: scegliere liberamente e responsabilmente di essere lontani fisicamente, anche a costo di sentirci un po’ soli. Ma come ben sappiamo tutti noi che “viviamo fuori”, basta “tornare giù” per qualche giorno per colmare mesi e mesi di distanza. Adesso mi toccherà reinventare gli spazi di casa mia per poter trovare la concentrazione come in biblioteca o in aula, ma anche per fare workout e allo stesso tempo per non farmi sentire come se stessi costantemente in casa e sola. Non sarà semplice, ma sono certa che ce la farò. Nel frattempo, confido nelle videochiamate online tanto chi mi conosce sa che, appena possibile, tornerò a Barletta facendo una sorpresa delle mie».

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