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Botta e risposta

Andria, accuse e veleni: fra Marmo e Giorgino volano gli stracci

«Il tradimento? L’hai fatto alla città»: così Nino Marmo (Forza Italia) risponde alle accuse lanciate dall’ex sindaco

Andria, accuse e veleni: fra Marmo e Giorgino volano gli stracci

ANDRIA - «Giorgino ha fallito sia dal punto di vista amministrativo che finanziario: l’arroganza di questo piccolo borghese ci ha procurato un ulteriore elemento di vergogna quando su Andria è partita un’inchiesta da parte della Procura della Corte dei Conti. E che dire della drammatica situazione organizzativa del Comune di Andria? In questi anni, Giorgino si è reso protagonista di continui cambi di dirigenti, 8 nel settore finanziario, l’ultimo alcuni giorni fa, il 19 aprile, e il prossimo anno rischiamo di rimanerne senza. Inoltre, quando la situazione finanziaria era esplosiva e le lettere dei dirigenti lo mettevano in guardia, lui si divertiva a fare e a disfare giunte a proprio piacimento. Questo ragazzaccio, con tali questi comportamenti, pretendeva che altri obbedissero al suo volere: perciò era necessario che si riposasse e tornasse al calore familiare per meditare sui propri errori».
Sferzanti le accuse lanciate da Forza Italia, Nino Marmo in testa, in conferenza stampa ieri all’Urban Center, convocata insieme ad Andria Nuova.

43 prescrizioni Oltre all’indagine della Procura della Corte dei Conti, si è appreso anche dell’arrivo di 43 nuove prescrizioni dal Ministero dell’Interno al piano di riequilibrio approvato a novembre scorso. A rivelarlo lo stesso Marmo, all’inizio di un lungo elenco di atti e documenti di cui Giorgino avrebbe tenuto all’oscuro la propria maggioranza, «rassicurandola, insieme poi al resto dell’assise comunale, sulla tenuta dei conti comunali.
«Questo è il tradimento: della fiducia di chi ha sempre votato perché convinto della lealtà del sindaco. Una situazione che ha fatto di Andria un caso – prosegue il capogruppo regionale di Forza Italia – tanto da essere citato, con tanto di nome e cognome, a gennaio all’apertura dell’anno giudiziario della Corte dei Conti, per aver rassicurato il consiglio comunale sulla situazione debitoria dell’ente, smentito poi dai fatti. Di qui la sua accertata responsabilità insieme alla dirigente del settore». Una disfatta per questa città che ha di fronte a sé anni di sacrificio durissimo: un debito di 46 milioni di euro di residui da ammortizzare in 30 anni, un milione e mezzo all’anno; 34 milioni di euro da ripianare in 15 anni».

SENZA DIBATTITO Per Marmo, «l’Amministrazione è stata superficiale, facilona e incompetente, come un ubriaco alla guida di un autobus che abbiamo fermato», metafora piuttosto forte da parte degli azzurri, dopo aver incassato le accuse di “tradimento” da parte dell’ex cittadino all’indomani della sfiducia sul documento di bilancio: «Per un politico, quelle ascoltate l’altro giorno sono accuse infamanti. Avremmo potuto anche noi iniziare con dei cartelli colorati, manifesti 6x3 o vele che girano per la città e le avremmo parcheggiate sotto la casa del sindaco per ricordare quanto distruttiva sia stata la sua opera in questi anni».

Ancora: «Siamo stati silenti ma fino a un certo punto, questo non significava assenza di confronto anche acceso in maggioranza. Non ci siamo svegliati una mattina e deciso di mandare a casa l’amministrazione comunale. Abbiamo sofferto in silenzio di fronte a tutto ciò che i cittadini continuamente denunciavano – aggiunge Marmo -. Questa amministrazione ha perso il rapporto con la città, per tessere invece una rete di potere tra questa città e la provincia. Ed è verso la città che avevamo senso di lealtà, non nei confronti di una sola persona».
Marmo, con un faldone davanti a sé, elenca date, numeri, foto e documenti per lo più non noti, che segnano il percorso difficile di questo ultimo anno: «Noi eravamo consapevoli del fatto che protestare in un determinato momento poteva avere effetti dirompenti: abbiamo lanciato numerosi segnali in questi anni che, però, non sono stati colti. Anzi, diciamo pure ignorati».

Il giorno cruciale Per Forza Italia tutto si incrina il 26 maggio del 2018: «Fui invitato dai collaboratori del sindaco a occuparmi della situazione amministrativa e a coordinare il lavoro degli assessori e dei consiglieri perché ci sarebbe stato un periodo in cui il sindaco sarebbe stato assente per motivi personali. Subito ci muovemmo tutti quanti, io e gli altri assessori, tutte persone influenti all’interno dell’amministrazione. Facemmo la prima riunione per occuparci delle questioni amministrative a partire dalla situazione finanziaria che era esplosiva, ed è esplosiva, e cominciammo ad occuparci proprio del settore finanziario. Alla domanda di Gigi Di Noia alla dirigente e al funzionario su quale potesse essere la soluzione per risolvere i problemi, perché alla fine di quel mese non c’erano i soldi per pagare gli stipendi, il dirigente e il consulente dissero che l’unica strada era il piano di riequilibrio pluriennale. Mi permisi di chiedere un incontro al sindaco per il sabato successivo, durante il quale Giorgino mi rassicurò che era tutto a posto, di stare tranquillo. Chiesi poi una riunione con assessori e consiglieri per discutere della situazione e capirci di più: dal 26 maggio 2018 non abbiamo più parlato con il sindaco della questione finanziaria».
Capitolo riunioni di maggioranza. L’ultima “seria”, quella in cui il sindaco dichiarò che non avrebbe fatto il piano di riequilibrio, “nemmeno con la pistola alla tempia”. Le successive somo state solo una formalità, «prese d’atto di decisioni già assunte, per le quali bisognava solo alzare la mano. Ebbene, non abbiamo usato alcuna pistola: abbiamo imposto solo ciò che la legge ci diceva di fare, con assoluta determinazione».

L’altra colpa Per Forza Italia «il sindaco ha dirottato l’attenzione, anziché sulla gravissima situazione finanziaria, sulla questione politica: mentre noi chiedevamo conto della crisi finanziaria (non c’erano soldi nemmeno per gli stipendi dei dipendenti), lui giocava a fare e disfare la giunta, o peggio a tessere relazioni politiche personali».
«Abbiamo appreso con assoluto stupore dalla conferenza stampa che l’ex sindaco aveva scelto di aderire alla Lega già dal 2015: non ci sembra sia così, visto che fino a dicembre 2017 interloquiva con Tajani per la guida di Forza Italia ad Andria, dopo la revoca dell’incarico di presidenza del consiglio comunale a Laura Di Pilato, consigliera di forzista, poi nominata commissario cittadino».

Alle accuse di aver sostenuto il gioco del Pd, Marmo ha risposto: «Quello di mandare a casa l’amministrazione è un atto che ci è pesato, ma che abbiamo fatto noi: non potevamo rincorrere le opposizioni. Solo noi potevamo farlo e con questo peso politico. Noi non abbiamo tradito nessuno, anzi: abbiamo, per senso di lealtà alla città, restituito ad essa lo scettro in quanto sovrana, perchè non c’erano più le condizioni di agibilità politica e amministrativa. Noi ci occuperemo del futuro di Andria: a differenza di quanto dichiarato dall’ex sindaco, noi siamo aperti al dialogo con tutti, ma lui deve stare da parte».
Alla conferenza era presente l’ex assessore, prima alla cultura e poi all’ambiente, Luigi Del Giudice che, subito dopo la caduta dell’amministrazione, non è stato più considerato parte della maggioranza, in quanto vicino da sempre all’area politica di Marmo, tanto da non essere invitato alla conferenza dell’ex sindaco.

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