Martedì 23 Aprile 2019 | 00:09

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l’inchiesta

Andria, sicurezza nei locali pubblici: sale l'attenzione

L’andriese Nicola Pertuso del Sindacato Imprenditori Locali da Ballo lancia un grido d’allarme e un appello anche nel Nord Barese

trani movida

ANDRIA -  “Noi gestori siamo li, nei locali, ogni sera, assieme ai giovani, ai nostri figli, sforzandoci affinché si possano divertire in sicurezza. Cercate di aiutarci a tenere fuori coloro che vogliono mettere in pericolo la vita dei nostri giovani e delle nostre imprese”: Nicola Pertuso, presidente regionale Silb Confcommercio (Sindacato Imprenditori Locali da Ballo), lancia un grido d’allarme e chiede maggiore collaborazione. A tutti, istituzioni in primis. E spiega il perché.
Profondamente scosso per la tragedia di Corinaldo, “da padre di tre figli adolescenti, sono vicinissimo alle famiglie delle vittime. Apprendendo del gravissimo incidente, ho ripercorso tanti anni della mia attività nelle discoteche che ho gestito e che gestisco nel nord barese, ma anche nella veste di dirigente di categoria, per l’attività fatta con istituzioni e uffici nel tutelare e difendere le nostre attività ma anche per renderle più sicure, sia nelle strutture che nel funzionamento”.
Pertuso mette subito le cose in chiaro: “La situazione delle discoteche della Puglia è la stessa che viene rappresentata a livello nazionale, quindi parliamo della stessa roba. E per questo voglio prima fare una disamina di ciò che è accaduto e poi di ciò che si deve migliorare, affinché quello che è successo non succeda mai più”.

Secondo Pertuso “sono stati fatti entrate nel locale molti più ragazzi di quanti ne sarebbero dovuti entrare, superando di molto la capienza autorizzata dalla Commissione di Vigilanza sui locali di pubblico spettacolo. In mezzo a migliaia di ragazzi desiderosi di divertirsi ce n’ è stato almeno uno che, consapevole che il locale era sovraffollato, ha spruzzato del gas urticante al peperoncino che ha innescato il panico e la fuga in massa di coloro che erano nel locale attraverso le porte di sicurezza. La spinta della massa delle persone in fuga ha fatto rompere una ringhiera metallica all’esterno del locale a protezione di un dislivello del suolo ed ha causato la caduta, la morte e il ferimento di tanti giovani”.
Sicurezza e controlli Dunque “la prima questione è quella legata alla sicurezza delle strutture. Il locale era sovraffollato e quindi le dotazioni di sicurezza erano progettate ed autorizzate per accogliere meno persone, la ringhiera forse non era solida sufficientemente, ha ceduto ed è avvenuta la tragedia. La responsabilità è del gestore del locale, che non si è attenuto alla capienza massima e non si è assicurato che la ringhiera fosse nelle condizioni per contenere la spinta della gente in fuga”.
La seconda questione “non meno grave, è quella di chi ha spruzzato il gas urticante al peperoncino. All’ingresso dei locali da ballo non è consentito al personale di fare perquisizioni, è solo consentito alle forze dell’ordine. Non esiste una legge che consenta ai gestori dei locali di effettuare perquisizioni per poter bloccare all’ingresso persone che hanno armi o bombolette. Nemmeno è possibile chiedere un documento d’identità”.

La storia “Vi racconto una storia – dice Pertuso - delle tante che mi sono successe, per spiegarvi meglio come siamo messi: un paio di anni fa davanti alla Lampara di Trani si è presentato un albanese armato, che ha minacciato il personale all’ingresso ed ha provato ad entrare nel locale, affollato quella sera da ragazzi. Le telecamere hanno ripreso tutte le scene l’ingresso del locale, e allertati da me Carabinieri e Polizia sono intervenuti rapidamente: alla vista delle auto l’albanese è scappato. Riconosciuto attraverso le immagini delle telecamere e la collaborazione della security del locale l’uomo è stato riconosciuto ed identificato. Fermato è stato portato in caserma e dopo poche ore il magistrato lo ha lasciato andare perché non era stato colto in flagranza di reato! Libero di rifare quello che aveva appena fatto, tanto che è stato arrestato qualche giorno dopo a Corato perché sempre armato aveva fatto un’altra rapina. Siamo lasciati soli, la giustizia non funziona e siamo alla mercé dei delinquenti! Questo e peggio succede con chiunque delinque in prossimità o all’interno dei nostri locali e se denunciamo troppe volte, ci ritroviamo sanzionati con un art. 100 del Tulps ovvero il sequestro del locale per almeno un mese. Siamo lasciati soli a gestire luoghi di aggregazione giovanile, con tanti ragazzi desiderosi di stare insieme e divertirsi, senza strumenti per contrastare pochi scellerati che quel divertimento lo vogliono trasformare in incubo”.
L’appello “Abbiamo sempre provato in Puglia, a chiedere di essere maggiormente collaborati dalle forze dell’ordine nel contrasto alla criminalità e alle persone avvezze a creare problemi di ordine pubblico (vedi questo) e alla lotta all’abusivismo, ma abbiamo spesso trovato diffidenza e burocrazia. E’ necessario avviare una nuova stagione di collaborazione tra i gestori e le forze dell’ordine. Non si può consentire a una persona di mettere a repentaglio la vita di migliaia di giovani desiderosi semplicemente di divertirsi in maniera sana. Sto riscontrando tante difficoltà ad avere una interlocuzione proficua e fattiva con alcuni Prefetti e con i loro collaboratori, nella introduzione di un protocollo d’intesa tra i gestori dei locali da ballo e le forze dell’ordine, voluto dal Ministero degli Interni, che introduce la “sicurezza integrata” per rendere più sicuri i locali ed ad avere più collaborazione tra gli stessi”.

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