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La sentenza

Gambizzò due fratelli di Canosa, pena ridotta in appello a Zagaria

Da 8 anni a 3 anni ed 8 mesi di reclusione per il 34enne canosino che ferì a pistolettate i fratelli Del Fonso. Per i giudici «non fu tentato omicidio»

Aveva la pistola col colpo in canna: arrestato a Bari

CANOSA - Da 8 anni a 3 anni ed 8 mesi di reclusione. La seconda sezione penale delle Corte d’Appello di Bari ha rideterminato così la sentenza di condanna a carico di Cosimo Zagaria, il 34enne canosino accusato della pistolettata ai danni dei fratelli Michele e Vincenzo Del Fonso.
Per la sparatoria del 20 ottobre 2016, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Trani, Maria Grazia Caserta, il 23 novembre 2017 condannò Zagaria con rito abbreviato, qualificando i fatti come tentato omicidio.
Differente la qualificazione data dalla Corte barese che ha condannato, invece, il canosino per il reato di lesioni aggravate: di qui la conseguente riduzione di pena. La difesa, affidata all’avvocato Giuseppe Arzillo, ha sostenuto che seppur verso i fratelli Del Fonso fossero stati esplosi da 7 proiettili, uno dei quali in piombo incamiciato, non c’era alcun elemento processuale da cui emergesse la volontà omicida di Zagaria.
Dunque una gambizzazione e non un tentato omicidio. Non è stata fatta chiarezza sul movente, secondo la difesa. Per quanto ricostruirono le indagini della Procura della Repubblica di Trani, la sparatoria sarebbe stata determinata da alcuni apprezzamenti che i fratelli Del Fonso, nei pressi di un bar di Canosa di Puglia, avrebbero fatto sul cane pitbull di Zagaria “manifestando l’intenzione di portarlo via”.
Il 34enne si allontanò, salvo poi tornare nello stesso luogo armato di una pistola beretta calibro 9 “modificata e trasformata in comune arma da sparo”, ferendo con 3 dei 7 colpi sparati Michele Del Fonso alla gamba sinistra.
Alla luce delle sentenza della Corte d’Appello di Bari (che ha inoltre dichiarato l’imputato interdetto per 5 anni dai pubblici ufficio) il legale di Zagaria ha depositato istanza di arresti domiciliari in vece della detenzione cautelare in carcere.
La sentenza di secondo grado ha confermato il diritto al risarcimento in favore della parte civile, rappresentata dall’avvocato Michele D’Ambra. 

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