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Aumenta grano estero «Coltivatori lucani ridotti sul lastrico»

Aumenta grano estero «Coltivatori lucani ridotti sul lastrico»

Aumenta grano estero «Coltivatori lucani ridotti sul lastrico»

 
Aumenta grano estero «Coltivatori lucani ridotti sul lastrico»

Domenica 22 Settembre 2013, 10:43

03 Febbraio 2016, 03:38

LAVELLO - «L’arrivo pressochè giornaliero al porto di Bari di grano di origine estera (Ucraina, Kazakhistan, Australia, Canada) sta strozzando i produttori cerealicoli lucani». E’ l ‘allarme lanciato dal Gie (Gruppo Interesse Economico) cerealicolo aderente alla Cia e dalla Cooperativa Unità Contadina alla quale aderiscono un migliaio di cerealicoltori di Lavello, Melfi e Venosa, con una produzione di circa 200 mila quintali di grano l’anno.

«Accade in queste settimane – spiega Maurizio Carretta presidente di Unità Contadina – che il grano canadese classificato numero tre, a differenza dei nostri parametri qualitativi, da considerare di qualità “media” è quotato a 30 euro al quintale contro i 25,5 euro al quintale del nostro grano che risponde a qualità decisamente migliori, perché classificato con 12 proteine e peso specifico 80. Le quotazioni del grano del lavellese-melfese-venosino sono persino al di sotto di quelle dei listini delle borse pugliesi e nazionali di grano-cereali».

«La situazione – continua Carretta – è diventata insostenibile perché noi della struttura di conferimento siamo costretti a rimetterci per tenere fede all’impegno economico con i nostri associati. Le istituzioni devono intervenire almeno garantendo lo stesso prezzo del nostro grano con quello estero e per vigilare sui signori dei molini e della pasta che volteggiamo come avvoltoi sulle nostre teste, uccidendo il granaio della Basilicata».

«Ormai nella pasta italiana – dice Lomio, produttore cerealicolo del Vulture - vengono impiegati grani duri per il 70% di origine estera (Ucraina, Kazakhistan, Australia, Canada), con seri problemi di qualità e sanità del prodotto, come emerge da alcuni processi in corso contro alcuni importatori. Abbiamo bisogno di combattere senza tregua l'economia dell'inganno con un sistema coordinato e pianificato dei controlli. E' necessaria a livello regionale e nazionale una cabina di regia con tutti i soggetti preposti ai controlli e le organizzazioni professionali agricole per affrontare in maniera seria il grave problema delle importazioni illegittime e il falso made in Italy. Chiediamo al governo regionale e nazionale un tavolo interprofessionale per regolare il mercato».

«Ma – evidenzia Nisi – malgrado i segnali di ripresa dello scorso anno, l’Italia ha prodotto il 6,5% in meno. Si tratta di una diminuzione di circa 250mila ettari. Occorre dunque arrestare il declino della produzione di grano duro italiano, se vogliamo garantire prospettive produttive e di reddito al sud Italia e soprattutto tutelare il “made in Italy” della pasta, dato che oggi l’industria è arrivata ad approvvigionarsi all’estero per il 50% del proprio fabbisogno ed è necessario salvaguardare l’utilizzo delle sementi certificate, strumento insostituibile per incrementare la produttività e il miglioramento qualitativo».

La Cia rivendica l’adozione del Piano Cerealicolo Regionale in sinergia con il Piano nazionale.
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