“Noi auspichiamo e speriamo in un futuro migliore, ci auguriamo che qualcosa si possa muovere tra Stellantis, indotto e Pmc. Ecco perché guardiamo con grande speranza al tavolo di oggi, con l’obiettivo di buttarci alle spalle i giorni bui delle settimane scorse”. È un auspicio condiviso quello di Antonio Doto, operaio della Pmc, azienda dell’indotto di San Nicola di Melfi dal 1998 oggi in crisi, unico reddito di una famiglia composta da un ragazzo di 20 anni ora in cerca di lavoro proprio per contribuire al sostentamento della famiglia. Antonio è uno dei tanti padri di famiglia che vivono sulla loro pelle la crisi che ha colpito il comparto dell’automotive in Basilicata e che, per questo, è in presidio permanente con i colleghi da oltre 100 giorni.” Ora stringiamo la cinghia su tutto, tra bollette e prodotti che aumentano vivere con la cassa integrazione non è possibile” spiega ancora dicendosi preoccupato soprattutto per il futuro del figlio.
La crisi dell’automotive morde ed oggi, nella zona industriale di Melfi, ha un solo grido: “Abbiamo bisogno di lavorare”. Parole che rimbombano tra gli operai e che ripete anche Pierpaolo Venezia, da dieci anni addetto all’Its ed ora in cassa integrazione a zero ore, unico reddito della famiglia e con una bimba di sei anni. “Noi vogliamo lavorare, non si può vivere con questi pochi soldi. È una questione di dignità. Il mio appello è che ci sia una maggiore attenzione nei nostri confronti anche dalle forze politiche regionali e che questa riguardi l’indotto nel suo complesso, quindi anche la logistica, e non solo alcuni ambiti” sostiene, sottolineando di aspettarsi che “Stellantis si prenda le sue responsabilità perché tutto questo è creato da loro”. “Hanno voluto internalizzare tutto – dice - Ci auguriamo che oggi arrivino risposte concrete anche dal Governo centrale. C’è delusione e c’è rabbia per quello che è accaduto. Molta rabbia perché non si può vivere così. Noi siamo costretti a farci i conti sulle mani con quei pochi soldi”. “È una grande amarezza anche perché mi trovo costretto a chiedere l’aiuto della mia famiglia, quando dovrei essere io ad aiutare loro, ma meno male che ci sono loro” conclude Venezia. Speranza, delusione, rabbia e attesa: sentimenti che si alternano tra le persone coinvolte nelle vertenze dell’automotive. Una condizione complessa le cui voci si sentiranno anche in mattinata davanti alla sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy dove i sindacati ed i lavoratori lucani dei metalmeccanici, con quelli delle altre regioni, saranno in presidio in attesa del tavolo nazionale dell’automotive. Obiettivo: “denunciare la grave crisi che attraversa il comparto automotive, settore strategico e fondamentale per l’economia del Paese e, in modo particolare, per il tessuto produttivo e occupazionale della Basilicata”. “Intendiamo sollecitare risposte concrete e immediate da parte del Governo, dell’Unione Europea e del sistema delle imprese, affinché vengano garantite prospettive industriali, occupazione e tutela del lavoro in una fase di profonda trasformazione del settore – sottolineano i rappresentanti di Fim, Fiom, Uilm, Uglm e Fismic - È necessario un confronto serio e responsabile e una strategia nazionale ed europea che accompagni la transizione del settore con investimenti certi, continuità produttiva e salvaguardia dell’occupazione, evitando che i costi dei cambiamenti ricadano ancora una volta sulle lavoratrici e sui lavoratori. La presenza al Ministero rappresenta un segnale chiaro di attenzione, mobilitazione e responsabilità, a difesa del lavoro e del futuro industriale dei territori”. Insomma, un segnale definito che punta a tenere alta l’attenzione su quella che in Basilicata può essere considerata la vertenza delle vertenze. “Al Ministero portiamo la voce di un territorio che soffre. Melfi e la Basilicata sono un territorio ferito – aggiunge Gerardo Evangelista, segretario regionale della Fim Cisl -Per questo siamo a Roma non solo per la regolamentazione europea, ma per difendere la salute degli stabilimenti italiani di Stellantis e l’occupazione, a partire dell’indotto. Chiediamo interventi immediati a sostegno delle aziende dell’indotto. Stellantis deve anticipare il confronto sul piano industriale, che deve essere chiaramente orientato al rilancio delle produzioni italiane. Oggi molte aziende dell’indotto di Melfi hanno commesse insufficienti o assenti e troppi lavoratori sono a rischio”. Di qui, la sollecitazione da parte di tutti gli esponenti sindacali lucani alla tutela “del futuro di Melfi e della Basilicata”.
















