Il Consiglio d’Europa chiede conto all’Italia dell’esecuzione della sentenza che nel 2019 ha certificato una violazione grave: l’incapacità dello Stato di proteggere il diritto alla salute dei cittadini esposti alle emissioni dell’acciaieria.
Nella richiesta formalizzata da Strasburgo al Governo, al Mase, al Mef, ai ministeri di Giustizia e Salute e alle istituzioni regionali, oltre che all’Ispra, non è una sollecitazione generica, né un promemoria di routine. È la richiesta formale di un nuovo e aggiornato piano di azione, corredato da dati, studi, misure concrete, scelte verificabili. Con una scadenza precisa e un sottotesto chiaro: il tempo delle proroghe è finito.
Il caso è quello che porta il nome di «Cordella ed altri» contro Italia, il ricorso che ha segnato uno spartiacque nella lunga storia giudiziaria dell’ex Ilva. La Corte europea dei diritti dell’uomo, con la sentenza definitiva del gennaio 2019, ha accertato che per anni lo Stato italiano non ha adottato misure efficaci per tutelare la popolazione di Taranto dagli effetti nocivi dell’attività industriale, pur essendo consapevole del rischio ambientale e sanitario. Da allora, l’impianto è rimasto sotto la lente del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, l’organo chiamato a vigilare sull’esecuzione delle sentenze Cedu.
È in questo quadro che si colloca il documento trasmesso ai primi di gennaio a una lunga lista di ministeri, enti tecnici e istituzioni nazionali e regionali di cui la «Gazzetta» è riuscita a entrare in possesso. Il cuore della richiesta è semplice nella forma, rigoroso nella sostanza: dimostrare, punto per punto, che l’Italia ha fatto ciò che si era impegnata a fare. Pagamenti ai ricorrenti, certo. Ma soprattutto misure strutturali. Aggiornamenti sul Piano ambientale, stato dei lavori per la riduzione delle emissioni, studi indipendenti sugli effetti delle sostanze nocive su aria, acqua e suolo, criteri scientifici alla base delle autorizzazioni all’esercizio, strumenti giudiziari effettivi per prevenire nuovi danni. E, non da ultimo, chiarimenti sull’applicazione della normativa introdotta nel 2023 in materia di immunità penale per i dirigenti.
Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa non chiede dichiarazioni di intenti. Chiede documentazione, evidenze, decisioni. Vuole sapere se l’attività dell’ex acciaieria possa oggi dirsi compatibile, sulla base di prove scientifiche inequivocabili, con la tutela della salute umana e dell’ambiente. Vuole capire se gli strumenti giuridici esistenti funzionano davvero o se restano, ancora una volta, sulla carta.
Il contesto nel quale questa richiesta arriva rende il passaggio ancora più delicato. Perché mentre l’Europa torna a incalzare lo Stato italiano, oggi sul tavolo c’è l’ipotesi di vendita dell’impianto e l’interesse manifestato dal gruppo Flacks per rilevare gli asset dell’ex Ilva. Un potenziale nuovo acquirente che si affaccia su una fabbrica carica di storia industriale, ma anche di contenziosi, vincoli ambientali e obblighi internazionali. La proposta americana, secondo quanto emerso, prevede un prezzo simbolico di acquisizione pari a un euro, accompagnato da un piano di investimenti fino a 5 miliardi di euro per la modernizzazione degli impianti di Taranto. Un’operazione che punta sull’ammodernamento tecnologico, sull’elettrificazione delle linee produttive e su una riduzione progressiva dell’impatto ambientale.
Il disegno industriale di Flacks include anche il mantenimento di una quota significativa dell’occupazione, con circa 8.500 addetti su un totale di poco inferiore ai 10 mila, e l’obiettivo di riportare la produzione a circa 4 milioni di tonnellate annue. Nella struttura dell’operazione, lo Stato manterrebbe inizialmente una partecipazione attorno al 40%, con la possibilità per il gruppo americano di salire successivamente nel capitale attraverso un esborso aggiuntivo stimato tra 500 milioni e un miliardo di euro.
La sentenza Cedu, e il suo monitoraggio, non sono però un capitolo archiviabile in fase di transizione proprietaria: restano una cornice vincolante, per lo Stato e per chiunque intenda assumere il controllo dell’impianto. E di questo andrà tenuto conto.
















