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Criminalità

Sparatorie a Putignano
l'ombra dei clan baresi

Tensione tra le organizzazioni di San Paolo, Japigia e San Girolamo

Sparatorie a Putignanol'ombra dei clan baresi

LUCA NATILE

Una «sparatina» al sabato, l’altra di domenica. La paranza di San Pietro Piturno, sobborgo di Putignano, ha scelto le ore più calde di un afoso e assolato fine settimana di giugno per regolare i suoi conti. Due sparatorie per lavare col sangue lo sgarro e il controsgarro patiti. Il primo a cadere ferito sotto i colpi di una pistola calibro 9 è stato, nella tarda mattinata di sabato D.B., quarantaquattrenne di Putignano, disoccupato, con piccoli precedenti legati al mondo della droga. In due sono andati a prenderlo a casa, un alloggio popolare di Piazza Atene. «Scendi dobbiamo palare» gli hanno detto. Lui ha ubbidito, è sceso, ha aperto il portone e nel porticato dello stabile ha incontrato i suoi feritori che hanno aperto il fuoco quasi subito. Poche parole, quelle necessarie.

Niente perdite di tempo. Non si è trattato di una «sparatina d’impeto», ma probabilmente dell’ esecuzione di un piano prestabilito. Lo hanno lasciato per terra, sanguinante che si contorceva per il dolore. I primi a soccorrerlo, mentre gli autori del ferimento si allontanavano a bordo di una utilitaria, sono stati i figli che poco dopo le 14, ora del fatto, erano in attesa alla fermata dell’autobus, duecento metri dall’abitazione. Hanno udito il crepitio dei colpi e le invocazioni di aiuto del genitore, ma non hanno visto. Tre i proiettili esplosi. Due hanno raggiunto la vittima agli arti inferiori, il terzo è andato a vuoto. Trasportato al Pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria degli Angeli è stato ricoverato. A quanto pare non ci sarebbero testimoni oculari. Molti hanno udito, nessuno ha visto se non un’auto di piccola cilindrata allontanarsi. Niente numero di targa, niente marca o modello. I carabinieri della stazione cittadina hanno aperto un fascicolo d’indagine. D.B. ha come si dice, «fatto il noccentino», l’innocentino, lo gnorri. «Non li conoscevo, erano forestieri, non so perché mi hanno sparato» avrebbe detto ai carabinieri.

Neppure il tempo per gli investigatori di decidere se ipotizzare, per questa prima sparatina, il reato di tentato omicidio o di lesioni gravi che, ventiquattrore più tardi, domenica, al Pronto soccorso di Putignano si è presentato un’altra vecchia conoscenza, con un proiettile in un gluteo. O.B., 43 anni, del quartiere San Paolo di Bari, alcuni anni trascorsi in carcere, trapiantato a Putignano, ha spiegato di essere stato ferito, praticamente a sua insaputa. «Ero in attesa di partire quando improvvisamente ho udito un crepitio ed ho accusato un bruciore, una fitta tra la schiena ed i glutei. Inizialmente non ho capito, poi il dolore si è fatto più intenso. Non ho visto nulla». Questo in sintesi, parola più, parola meno, il suo racconto. Nel luogo da lui indicato non sarebbe stato trovato nulla che confermi la sua versione. Sulle due inchieste i carabinieri mantengono il massimo riserbo. Non ci sono elementi che provino un collegamento certo tra i due ferimenti ma è in questa direzione che sanno lavorando, nel massimo riserbo, i carabinieri.

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