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«Respinti» 27 immigrati

Palombaio come Goro
vince il no ai migranti

Protesta della gente dell'ex frazione del comune barese di Bitonto. ma la prefettura: lo stabile era inagibile

Palombaio come Gorovince il no ai migranti

Bitonto La slavina anti-immigrati di Matteo Salvini travolge anche Palombaio, due passi da Bari, comune di Bitonto dove sarebbero dovuti arrivare 27 immigrati, ma il No della popolazione ha vinto. «Se la gente non ci accetta, ce ne stiamo a casa. Abbiamo scritto alla Prefettura, noi lasciamo» dice la presidente della coop che aveva vinto l’appalto.
La mobilitazione anima da due settimane la frazione murgiana che si è schierata contro l’apertura di un centro di accoglienza straordinario per richiedenti asilo. La struttura doveva essere ospitata in un ex mobilificio ma gli eventi hanno preso una piega diversa.
Un comitato spontaneo «Difendiamo Palombaio» ha raccolto in tre giorni più di 500 firme, sui 3000 abitanti della frazione, per chiedere la revoca del provvedimento alla prefettura di Bari. L’ala più oltranzista del movimento, una cinquantina di persone in tutto, è scesa in piazza più di 10 giorni fa e ha bloccato le strade, fino all’arrivo delle forze di polizia. Infine, giovedì, il dietro front della cooperativa San Sebastiano di Gravina di Puglia, che aveva vinto la gestione del servizio, scegliendo l’ex mobilificio di Palombaio come centro di accoglienza.
A rileggere per intero la vicenda, più che il no della popolazione, hanno pesato le carte e la burocrazia. Su sollecitazione dell’amministrazione comunale di Bitonto, la prefettura ha accertato «l’assenza di collaudo statico e agibilità dell’immobile», decretando che lo stesso immobile «non può essere utilizzato». Per il momento, dunque, niente centro di accoglienza a Palombaio né in altre zone del territorio cittadino. La nota inviata dalla prefettura alla cooperativa san Sebastiano lunedì scorso precisa infatti «l’esclusione della cooperativa dalla selezione, con conseguente incameramento della cauzione». La stessa situazione si è già verificata in città a proposito di un altro centro di accoglienza straordinaria, attivato a fine luglio nella zona artigianale che ha accolto, per poco più di due mesi, circa 20 ospiti in un ex opificio. Dopo le polemiche sollevate dai residenti e dagli imprenditori che lavorano in zona, e sempre su segnalazione dell’amministrazione comunale, la prefettura ha riscontrato «irregolarità» nella documentazione urbanistica presentata per l’avvio del centro. La struttura è stata svuotata e gli ospiti trasferiti al centro di richiedenti asilo di Palese. I due casi, seppur diversi, hanno un tratto in comune: le procedure straordinarie attivate dalle prefetture per l’accoglienza accendono il business e, in un passaggio di carte, trasformano ex mobilifici o ex opifici in strutture per l’ospitalità. Non sempre, però, tutti i passaggi sono a norma di legge.
Ad oggi, a Bitonto, rimane attivo solo il centro di accoglienza straordinario ospitato nell’azienda di servizi alla persona «Maria Cristina di Savoia», dove sono alloggiati circa 133 richiedenti asilo. Secondo le stime della prefettura di Bari, definite su un tavolo regionale, Bitonto, unita alla vicina Palo del Colle nello stesso ambito territoriale, potrebbe accogliere fino a un massimo di 350 ospiti. Cercando di mettere un freno all’isteria e alla polemica politica, il sindaco di Bitonto Michele Abbaticchio ha dichiarato: «Bitonto ha dimostrato con i fatti di essere comunità istituzionalmente e socialmente pronta all’accoglienza. Tutte le altre illazioni le rispediamo al mittente».

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