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Agguato l'11 gennaio 2015

Omicidio Lorusso a San Girolamo
3 arresti, anche il boss rivale

Omicidio Lorusso a San Girolamo due arresti, anche il boss rivale

BARI - Leonardo Campanale, boss dell’omonimo clan del quartiere San Girolamo di Bari, avrebbe ucciso Nicola Lorusso, della famiglia mafiosa rivale, per vendicare la morte del padre. Felice Campanale era stato ammazzato nell’agosto 2012 su ordine di Umberto Lorusso, figlio di Nicola. L’11 gennaio 2015, dopo decine di tentati omicidi, agguati e sparatorie nelle strade del rione a nord di Bari, arrivò la risposta a quel delitto, con l’ufficio di Nicola Lorusso, colpito da 11 colpi di kalashnikov.

A sparare, secondo gli agenti della Squadra Mobile di Bari, fu proprio Leonardo Campanale, raggiunto oggi da un’ordinanza di arresto notificatagli in carcere, a Bologna. Su disposizione della magistratura barese è stato arrestato anche Gianfranco Caputi, accusato di essere alla guida dell’auto con a bordo il killer. I due rispondono di omicidio volontario premeditato, porto e detenzione di armi da guerra e ricettazione, con l’aggravante del metodo mafioso.

Per il reato di favoreggiamento personale per aver tentato di depistare le indagini è stato arrestato Cosimo Campo, cognato di Caputi. Indagata a piede libero per favoreggiamento anche la moglie della vittima, unica testimone oculare del delitto.

Stando alle indagini della Squadra Mobile, coordinate dal pm della Dda di Bari Renato Nitti, la faida tra le due famiglie per il controllo dei traffici illeciti sul quartiere, estorsioni ai commercianti e spaccio di droga, sarebbe iniziata nell’agosto 2009, con la gambizzazione di Umberto Lorusso, culminata nell’omicidio di Felice Campanale tre anni dopo, fino alla risposta a quel fatto di sangue con l’omicidio di Nicola Lorusso, padre di Umberto, ammazzato - ritengono gli investigatori baresi - dal figlio di Campanale, Leonardo.

Agli atti dell’indagine ci sono intercettazioni telefoniche e le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.

Gli assassini di Nicola Lorusso firmarono l’agguato con una corona di bossoli attorno al corpo della vittima. Quando affiancarono la macchina con a bordo Lorusso bloccando la strada, la moglie della vittima racconta che i due killer «si sono messi a ridere in faccia a me, l’ho visto con il sorriso a trentadue denti (riferendosi al sicario, ndr), sembravano ragazzi che si ubriacano e girano ridendo e giocando».

Stando a quanto riferito agli inquirenti da un collaboratore di giustizia, Leonardo Campanale, con riferimento all’uccisione del padre Felice, avrebbe detto «è un dolore che non può mai passare, piano piano ci dobbiamo togliere delle pietre da dentro le scarpe» e, dopo l’omicidio del rivale Nicola Lorusso, anche il figlio Umberto avrebbe detto «questo dolore non ce lo teniamo, anche chi non c'entra niente dobbiamo ammazzare».

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