In un’epoca in cui la lettura scorre in verticale sugli schermi degli smartphone e i testi viaggiano in formato digitale, le legatorie rappresentano un baluardo contro l’effimero. In queste botteghe, il libro mantiene il suo peso specifico e la sua fisicità: entrarci è un’esperienza sensoriale che nessun dispositivo tecnologico potrà mai replicare. Se a questo si associa anche la possibilità di osservare la maestria di un rilegatore impegnato nel suo lavoro quotidiano, l’esperienza diventa unica.
Nel cuore di Bari, tra i balconi affacciati sul mare e le strade vissute del quartiere Madonnella, sopravvive l’arte silenziosa e preziosa di Luigi Mangione, titolare di una delle più antiche legatorie di Bari, avviata dal padre nel 1960. Un museo racchiuso in una bottega di via Abbrescia dove sembra che il tempo si sia fermato. All’interno ci trovi presse, timbri a caldo, fogli d’oro, caratteri mobili, telai per rilegare i libri a mano. E poi il cuoio, pergamene e fili colorati di lino cerato. Un sapere tramandato di generazione in generazione che oggi resiste come presidio culturale in un tempo dominato dal digitale.
«Il nostro lavoro – dice Luigi – consiste nel riportare a nuovo i libri, anche quelli antichi, che se serve restauriamo. E usiamo ancora il vecchio sistema della stampa di Gutenberg, a caratteri mobili, adoperando la pressa. Non facciamo nulla in digitale, che sparisce col tempo», mostrando poi con orgoglio libri dell’800 in fase di restauro.
Nella legatoria Mangione, si allineano ovunque dorsi consumati, copertine di libri in pergamena mangiati dai tarli della carta, volumi dalle copertine screpolate, testi liturgici, registri notarili, enciclopedie salvate dall’oblio. Ogni volume porta con sé una storia che va oltre le parole stampate: racconta di mani che lo hanno acquistato, sfogliato, case che lo hanno custodito, epoche che lo hanno attraversato.
Ma quanto costa restaurare i libri antichi? «Dipende dalle condizioni di ciascuno», replica l’artigiano. Perché recuperare un libro antico significa studiarne la struttura – la cucitura dei fascicoli, la qualità della carta, la composizione degli inchiostri – per intervenire con rispetto e competenza.
La legatoria Mangione, quindi, non custodisce solo un mestiere antico, ma un atto di cura verso il patrimonio culturale, come quello fatto per conto della Bilioteca nicolaiana con il restauro di volumi unici. Un mestiere di precisione e pazienza.
«Da piccolino andavo a scuola, ma poi venivo qui ad aiutare mio padre apprendendo l’arte - racconta Luigi -. La prima cosa che imparai a fare fu togliere gli spilli dai fascicoli e cucirli a mano. Poi mi sono specializzato nel restauro e nella rilegatura di libri antichi». Ma con un po’ di nostalgia aggiunge: «Se avessi continuato a fare il mio lavoro, a quest’ora sarei stato in pensione: ero militare e lavoravo alla base dell’Aeronautica di Martina Franca». Un comodo «posto fisso» che però perde d’interesse a fronte della soddisfazione che può donare il restauro di testi introvabili.
La pressa, la cassetta dei caratteri, il telaio per la cucitura dei fascicoli, il compositore - una specie di mattonella di ferro dove vengono inseriti i caratteri mobili -, danno la sensazione d’essere circondati da un mondo di balocchi d’epoca. Una legatoria che si avvale del sostegno di due collaboratori che Luigi ci tiene vengano citati. Un’arte, la sua, che erediterà Giuseppe, suo figlio, che nel frattempo mostra la cucitura a mano dei fascicoli di una enciclopedia. Le sue mani corrono veloci sul telaio e dice: «Mi piace fare questo lavoro. E poi ho lo stesso nome del nonno che dette vita alla legatoria», dice il giovane con orgoglio.
E mentre Giuseppe continua a infilare l’ago con maestria tra le pieghe di carta patinata stampata, Luigi si arrampica su una solida scala in legno che porta al soppalco per poi mostrare vecchie copie della Gazzetta del Mezzogiorno, anche queste rilegate a mano. Affascinante sfogliare le pagine della cronaca dell’epoca e sembra che il tempo non sia passato, toccando con mano la cronicità di alcune problematiche cittadine.
A Bari, città di mare e di scambi culturali e commerciali, la legatoria di via Abbrescia racconta una storia di connessioni tra passato e futuro, tra artigianato e cultura, tra memoria individuale e patrimonio collettivo, restituendo una voce squillante a libri che il tempo aveva reso flebile.
















