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In Puglia e Basilicata

Il caso

Bari, Fal: per il giudice «nessun comportamento antisindacale». Operaio reintegrato

Bari, operaio licenziato dalle Fal: per il giudice va reintegrato

Il Tribunale ha stabilito che «la massima sanzione inflitta è illegittima». Tutto ha inizio da un acceso diverbio tra il dipendente e il suo superiore gerarchico per un precedente provvedimento disciplinare

02 Agosto 2022

Rita Schena

«La massima sanzione irrogata (cioè il licenziamento) è illegittimo». A stabilirlo il giudice della Sezione lavoro, Vincenzo Maria Tedesco, che non solo ha reintegrato il dipendente di Ferrovie Appulo Lucane, Vito Bellino, nel suo incarico di assistente coordinatore presso il deposito ferroviario di Bari-Scalo, ma condannato Fal per condotta antisindacale (il lavoratore è un sindacalista di Orsa Trasporti) «con conseguente condanna delle medesima società ad astenersi per il futuro dal porre in essere analoghi comportamenti». Le Fal sono state anche condannate al risarcimento danni arrecati e di pubblicare notizia dell'ordinanza «sulle bacheche sindacali di tutte le unità produttive dislocate nella regione Puglia».

Nell'ordinanza, firmata solo qualche giorno fa, viene ricostruita tutta la vicenda, anche grazie alle testimonianze di alcuni presenti. Il lavoratore il 20 maggio 2021 si vede recapitare una contestazione per un atto compiuto dieci giorni prima. Colto da ira, si reca nell'ufficio del suo superiore dove inizia a gridare. Il dipendente accusa il suo dirigente di inventare contestazioni disciplinari inesistenti e sempre con voce alterata dalla veemenza del momento pronuncia appellativi ingiuriosi. Viene allontanato dalla stanza da alcuni presenti, ma dopo circa cinque minuti torna a gridare nei corridoi dell'azienda, sempre rivolgendosi contro il suo superiore. Il responsabile di Bellino, oggetto delle grida, viene portato al Pronto soccorso in quanto scosso dall'accaduto.

Il giorno dopo l'acceso diverbio Vito Bellino si vede recapitare un provvedimento di sospensione dal lavoro e dopo 4 mesi viene licenziato.

Il giudice nella sentenza non ritiene giusto il licenziamento perché «posto che non si verificava alcun contatto fisico, il solo fatto che il ricorrente (Vito Bellini) sia stato condotto altrove in due frangenti, non è sufficiente per essere dimostrato, sul piano presuntivo, che la sua intenzione fosse quella di percuotere il superiore gerarchico». In pratica il giudice trova illegittimo il licenziamento, perché nei casi in cui si commette atti irrispettosi verso i superiori o l'azienda si incorre solo nella sospensione.

Il lavoratore «viene licenziato, ma non ad opera del Consiglio di Disciplina, come previsto dal Regio Decreto n. 148 del 1931, che non è in esercizio presso le Fal - spiega un comunicato Orsa Trasporti -. Motivo per cui il lavoratore impugna, davanti al Giudice del Lavoro del Tribunale di Bari, il licenziamento, lamentando che lo stesso era sproporzionato rispetto a quanto accaduto, ed era scaturito, per giunta, non già dall’istituzionale attività del Consiglio di Disciplina, prescritto “ex lege” per i dipendenti autoferrotranviari, ma dai lavori di una anomala commissione di inchiesta, i cui componenti avevano, anche, l’incompatibile veste di testimoni».

«L’ordinanza, rispecchia quanto sostenuto, dall’avvocato Ascanio Amenduni, difensore del lavoratore che, in fase di discussione processuale, ha messo in evidenza tutti gli elementi di criticità, formali e sostanziali, del licenziamento – spiega la nota dell'Orsa -. Il lavoratore è stato rappresentato in giudizio, anche, dall’avvocato Salvatore Campanelli, mentre il sindacato Orsa Tpl, intervenuto nel procedimento a sostegno del lavoratore, è stato rappresentato dall’avvocato Tommaso Ragone». «Nell’esprimere compiacimento e soddisfazione per la reintegrazione del nostro iscritto commenta il segretario nazionale Orsa Tpl, Gennaro Conte - ci auguriamo che le Fal individuino chi abbia indotto il suo Consiglio di Amministrazione ad emettere il licenziamento dichiarato illegittimo, al fine di scindere le corrispondenti responsabilità pecuniarie di fronte ad una eventuale indagine contabile della Corte dei Conti. Spero che quest’esito stimoli le Fal all’attivazione, già avvenuta presso altri enti gemelli, come la Ferrotramviaria, del Consiglio di Disciplina, quale istituto previsto dalla Legge a titolo di maggiore garanzia dei lavoratori ferroviari nei procedimenti disciplinari». 

LA NOTA DI CHIARIMENTO DELLE FAL

L'azienda ha comunicato di avere immediatamente disposto la reintegrazione a lavoro dell'uomo in via provvisoria, in attesa dei definitivi esiti del procedimento giudiziale. La società, intende proporre opposizione avverso la predetta ordinanza, considerato che lo stesso giudice ha riconosciuto come il lavoratore si sia reso responsabile di «minacce e gravi ingiurie nei confronti di un superiore gerarchico», tenendo un comportamento «certamente suscettibile di delegittimare il potere di contestazione disciplinare» dell’azienda. Le Fal nella nota precisa inoltre che il ricorso del sindacato Orsa che chiedeva la condanna dell’azienda per comportamento antisindacale è stato dichiarato dal giudice inammissibile. 

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