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In Puglia e Basilicata

Ambiente

Bari e gli effetti del surriscaldamento: non si respira un bel clima

Bari San Girolamo erosione costiera

San Girolamo diventa il caso emblematico dell'erosione costiera

01 Luglio 2022

G. Flavio Campanella

BARI - Il litorale di San Girolamo è un caso di specie. Dopo i lavori di ripristino pre estivo dell’arenile, le mareggiate se ne sono infischiate dei ciottoli riversati per ampliare e livellare la spiaggia: li hanno risucchiati rendendo inutile la manutenzione in un ampio tratto del lungomare IX maggio. Per provare a proteggere la linea di costa (e spegnere le proteste di residenti e bagnanti) l’amministrazione comunale ha preannunciato uno studio meteo-marino (a quanto pare affidato soltanto a ingegneri, anziché estenderlo anche a geologi per le componenti sedimentologiche e morfodinamiche) per verificare gli effetti che potrebbero produrre eventuali ispessimenti e innalzamenti dei frangiflutti, attualmente posti sotto il livello del mare. Il rischio, però, è avere un effetto contrario: potenziare la barriera potrebbe salvaguardare la spiaggia, ma contemporaneamente impedire il ricambio naturale di acque e sedimenti con la conseguenza di creare antipatici ristagni. L’ideale sarebbe far agire la natura perché di solito le sabbie che vengono asportate dalle correnti poi vengono ridistribuite. Se non fosse che su tutto ciò incide una variabile potenzialmente devastante: l’uomo.

ALTERAZIONI A pensarci, le polemiche non servono. Di questo passo, saranno sommerse anche quelle. Resta da stabilire soltanto quando e come verremo travolti. Infatti, le alterazioni naturali associate all’innalzamento del livello del mare oppure all’attività antropica concorrono a determinare modifiche irreversibili. «Le variazioni climatiche in atto - afferma Giuseppe Mastronuzzi, direttore del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari - influenzano profondamente i sistemi costieri alterandone il loro normale equilibrio naturale. A una ormai acclarata evidenza sull’innalzamento del livello del mare, si associano una serie di processi a medio e lungo periodo, quali a esempio l’aumento in intensità degli eventi di mareggiata, movimenti verticali del terreno e la forte influenza delle attività antropiche che determinano sovrasfruttamento delle risorse e sovraccarichi strutturali. Alle variazioni di medio e lungo periodo si aggiungono le componenti di bassa frequenza, come anomalie di pressione atmosferica, che talvolta dipingono delle situazioni peculiari lungo le coste. Lo scorso anno è stato osservato un abbassamento relativo del livello del mare favorito da un’anomalia di alta pressione che ha influenzato l’intera regione mediterranea. Le registrazioni mareografiche hanno mostrato un abbassamento del livello del mare di circa 20 centimetri che ha determinato la migrazione della linea di riva di diversi metri verso mare, come osservato anche lungo le coste adriatiche. Le osservazioni hanno mostrato che la risposta adattiva dei sistemi mobili costieri è stata molto rapida con un completo ripristino delle condizioni iniziali al termine dell’anomalia di pressione. Questo particolare tipo di risposta nei sistemi costieri è rappresentativa di alterazioni temporanee nel bilancio sedimentario, mentre le alterazioni causate da processi permanenti, quali l’innalzamento del livello medio del mare e l’impatto antropico, determinano modifiche irreversibili alle quali i sistemi costieri non riescono ad adattarsi nel breve termine».

TEMPERATURE Il cambiamento climatico e la cattiva gestione del territorio potrebbero insomma inondarci, soprattutto laddove ci sono insediamenti proprio a livello del mare. «Non è un caso - osserva Mastronuzzi - che nel corso della storia sia stato necessario sollevare il pavimento della Basilica di San Nicola per evitare che si allagasse la cripta. La risposta adattiva delle coste in funzione delle variazioni climatiche e dell’impatto antropico è uno dei temi di forte interesse per le istituzioni, in quanto la maggior parte delle attività residenziali e produttive sono concentrate proprio sulla fascia costiera. L’innalzamento del livello del mare è una delle maggiori conseguenze del riscaldamento globale. Da qualche anno si registra un aumento delle temperature medie su tutto il pianeta. A dirlo è l’Ipcc, l’Intergovernmental Panel of Climate Change, raccogliendo contributi di scienziati di tutto il mondo. Nell’ultimo rapporto emerge che il livello del mare continuerà ad aumentare durante i prossimi decenni a causa dell’aumento della temperatura globale del pianeta al quale è associato un aumento delle masse d’acqua dovuto alla fusione dei ghiacciai. Prendendo come riferimento lo scenario più critico, il quale prevede una crescita delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera pari ai ritmi attuali, entro fine secolo è possibile che si verifichi un innalzamento del livello del mare superiore a 1 metro».

EFFETTO SERRA Il surriscaldamento dell'atmosfera, con il conseguente effetto serra, è dunque il nostro nemico numero uno. Si ripercuote anche sulla temperatura del mare scatenando reazioni violente. «All’incremento generale della temperatura - spiega Mastronuzzi - corrisponde un innalzamento che nel mar Mediterraneo è stato stimato essere superiore ai 4 gradi nel periodo maggio-giugno appena trascorso. Le acque dell'Adriatico, ma anche dello Ionio, hanno risentito gli ultimi due mesi delle alte pressioni africane come si era visto raramente, visto che a queste latitudini solitamente insiste l’anticiclone delle Azzorre. Purtroppo sono decenni che contribuiamo a peggiorare un quadro generale che deriva dalla congiuntura dei moti astronomici del pianeta. Sulla Terra è estate oppure inverno per la combinazione di due fattori: la distanza dal sole e la quantità di calore che viene dalla nostra stella. Il bilancio fra questi due parametri deriva da sette movimenti astronomici che ogni 100mila anni determinano un sovrariscaldamento. Questo è uno di quei periodi, cui si aggiunge però il devastante effetto antropico. In atmosfera dovrebbe esserci un contenuto di CO2 di 290 parti per milione, invece adesso siamo a 420. La differenza si deve all’uomo e questo determina il fatto che in atmosfera si trattenga calore molto più del naturale. In questo periodo storico il contributo antropico è addirittura maggiore».

CICLONI Il riscaldamento marino comporta poi un altro fenomeno, sempre più frequente anche nel nostro territorio. «Più l’acqua evapora - approfondisce Mastronuzzi - più c’è una colonna di aria calda e umida che ascende. Quando nell'alta troposfera ci sono flussi freddi che arrivano dalla Siberia o anche dall’Atlantico il calore viene richiamato, peraltro molto velocemente, dando vita ai cicloni. Ci sono attualmente tutte le condizioni per cui si intensifichino le trombe marine nel nostro territorio, capaci peraltro di innalzare il livello del mare anche di un paio di metri. L’intensificarsi poi di fenomeni atmosferici brevi ma sempre più accentuati è una minaccia grave per il rischio idrogeologico che ne consegue. Le cosiddette bombe d’acqua sono uno spauracchio per i dissesti che comportano. In caso di precipitazioni di particolare intensità, tutte le nostre lame, da Molfetta a Monopoli, verrebbero messe a dura prova, visto che si presentano in condizioni tali da mettere a repentaglio una città, un paese o anche un villaggio turistico che si presentino nell'area di sbocco».

FURIA Insomma, la furia della natura, sempre più rabbiosa a causa delle nostre scelleratezze, incombe da ogni direzione. «Ecco perché - conclude Mastronuzzi - volendo tornare all’esempio di San Girolamo, non riesco a capire perché si continui a edificare sulla costa. La legge Galasso vieta di costruire nuove abitazioni entro 300 metri, ma pure le riqualificazioni immobiliari dovrebbero essere impedite. In altre città europee non si ricostruisce, si delocalizza. Il pericolo, infatti, viene dal mare, ma anche dall’enorme massa di acqua che potrebbe appunto provenire dalle lame. Nella nostra regione cadono mediamente 600 mm al metro quadro di acqua all’anno: si va da un minimo di 400 mm nell'area del Tavoliere a un massimo di 1.100 mm sul Gargano. Ora, immaginate 100 mm che si riversano in un paio di ore. È uno scenario drammatico già verificatosi in passato, ripetibile molto più di quanto si possa pensare».

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