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Economia

Una barese inventa software contro i reati: impianti d'allarme collegati con le forze dell'ordine con occhio alla privacy

Una barese in prima linea contro i pirati informatici: impianti d'allarme imprese collegati con le forze dell'ordine

Apollonia Lippolis, ideatrice del software: il furto di dati riguarda aziende e famiglie

26 Aprile 2022

Barbara Minafra

BARI - A Bari come a Barletta Andria Trani, ma anche Brindisi e Lecce. Un protocollo di sicurezza, coordinato dal Ministero degli Interni, sta costruendo un sistema di videosorveglianza pubblico-privata altamente innovativo. Collegando gli impianti di video delle attività commerciali, turistiche e artigianali con le centrali operative delle Forze dell’Ordine, è possibile in appena 10-15 secondi attivare il collegamento video antirapina di Carabinieri o Polizia. Tutto grazie a un software. Garantisce privacy all’utente ma anche prove di reato in tempo reale e tempestività d’intervento alle forze dell’ordine, che sul posto arrivano bypassando i tempi di chiamata al 112 o al 113, già sapendo cosa e chi affrontare.

A spiegare il progetto «Eyeover for security» è Apollonia Lippolis, che ha una competenza ancora poco diffusa ma assolutamente strategica: è security manager e amministratore del Gruppo Resolteam di Bari. Impresa specializzata nella messa in sicurezza di reti aziendali, software di protezione sistemi di videosorveglianza IP HD, gestione del primo soccorso attraverso la geolocalizzazione,
Il Security manager presidia rischi e minacce aziendali nei settori tecnici, informatici e finanziari prevenendo intrusioni o tentativi di spionaggio industriale ma anche garantendo la protezione delle strategie produttive, la sicurezza informatica e dei dati sensibili, non solo legati alla privacy. Una figura specialistica che racconta come il Sud abbia spesso poco a che vedere con i pregiudizi di arretratezza, vantando competenze di prim’ordine, se è vero che il protocollo è adottato da Bologna ad Agrigento, da Torino e Milano a Rimini.

Come si passa dai sistemi antintrusione a un progetto di sicurezza nazionale?

«Nei progetti dei clienti era sempre centrale il collegamento con le forze di polizia. Noi studiamo i prodotti sul mercato e abbiamo scoperto questo protocollo che stentava a partire, perché ha una parte tecnica che richiedeva di interfacciare tecnologicamente Polizia, Carabinieri ed esercenti, tutti con tecnologie, marche, modelli e modalità differenti. Così abbiamo creato questo software che mette tutti in comunicazione: forze dell’ordine e impianti di videosorveglianza dei clienti».

Una tecnologia applicata a una richiesta del mercato.

«Sì, il software traduce il linguaggio di ogni dotazione impiegata dagli utenti e lo rende comprensibile ai software dei Carabinieri e della Polizia. Però il trasferimento delle informazioni rispetta quanto disposto dal Gdpr, tutto quello che afferisce il trasferimento e la protezione del dato».

Spesso ci si accontenta della sicurezza e del controllo via telecamera ma non si pensa abbastanza alla cybersicurezza.

«Molti considerano le telecamere solo uno strumento antintrusione quando invece sono dispositivi IOT che offrono molte informazioni: dai dispositivi di protezione individuale al controllo dei processi produttivi, al controllo qualità, alle analisi di mercato. Direi che per l’intrusione è usata al 30%, perché se una telecamera è ben gestita e l’impianto funziona il rischio sicurezza è limitato. Ma se l’impianto è in rete e la rete non è correttamente protetta può subire attacchi informatici».

Questo può succedere anche con i dispositivi casalinghi, non è solo un problema delle aziende.

«Molti non pensano alla sicurezza dei dati in casa eppure con il router del gestore telefonico siamo esposti all’esterno. Chi ha Alexa dice senza pensarci su: “Dimmi che tempo fa, collegati alla stazione radio, attiva la domotica di casa: apri la porta, chiudi il cancello, abbassa le tapparelle, accendi i condizionatori». Tutti questi automatismi finiscono su una rete e le reti di casa sono tutte non protette, quindi il furto di dati si ha essenzialmente a casa. Non solo. Uso il wifi per collegare il pc, le play a cui sono attaccati i ragazzi hanno le webcam, Netflix va su rete, Dazn lo stesso. Se voglio rubare dati, entro in casa attraverso uno di questi dispositivi. Come proteggersi? Abbiamo ideato un software che si interpone tra il router e l’intera rete e non entra e non esce niente che non sia stato autorizzato dal cliente.

Il filtro impedisce gli accessi indesiderati ma questo software trattiene dati?

«Assolutamente no, non c’è assolutamente necessità di leggere quello che fa il cliente. Non solo: facciamo in modo che non lo faccia nessun altro che non sia il cliente. Sa quante carte di credito violate, con dati e identificativi Amazon, ci sono sul dark web? Hackerano i profili Facebook e Instagram con i furti d’identità. Lo fanno attraverso i telefonini. Come? Un esempio: entrano tutte le volte che ci colleghiamo al wi-fi in pizzeria, dove magari la rete non è protetta. Così può succedere in un’impresa, decifrano o criptano dati privati e sensibili ……..le. Con il sistema di protezione integrale della rete. è possibile contrastare gli attacchi informatici, evitare le richieste di riscatto in cybervaluta per riottenere il controllo del dispositivo e dei file compromessi, furti di identità. Etc.».

Basta pochissimo per esporci al furto di informazioni, senza esserne consapevoli. Ma quanto ci costa perdere il controllo sui nostri dati?

«Questo pericolo esiste ma abbiamo la possibilità di gestirlo, dall’impresa alla casa, senza costi inaccessibili. Il tecnico che ci ha installato il pc o la telecamera o il server, sicuramente ha le credenziali di accesso al dispositivo perché, in caso di intervento per il ripristino, è evidente che sa come accedere. Proteggere la rete è escludere le intrusioni, garantire le credenziali di accesso al cliente e a nessun altro. Eyeover è una visione globale dei rischi in un progetto che mette il cliente nella condizione di essere tutelato. Una regia professionale e competente analizza il problema, gestisce le informazioni e le trasmette applicando un protocollo ministeriale. Tutto in un software che in tempo reale , che gestisce dalla protezione del dato fino all’eventuale intervento delle Forze di Polizia sul posto con quanto necessario per operare.

La sicurezza si può misurare?

«Un risparmio del 70% dei costi complessivi gestione, mira gli interventi degli elettricisti, massimizza l’efficacia dei consulenti; un aumento del livello di sicurezza del 95%. Le forze di polizia migliorano i livelli di efficienza perché diamo dati ed elementi chiari con cui fare il proprio lavoro: immagini nitide, ricostruzione degli eventi, tempestività. Le imprese migliorano i fatturati perché ottimizzano una serie di processi, evitano i danni da mancato incasso nel caso dei furti, da rapina, da perdita della tranquillità rispetto al rischio di scasso o estorsione. Mettiamo l’esercente nelle condizioni di tutelare l’attività e i propri dipendenti».

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