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Come bloccare la risalita dei contagi Covid-19? La ricerca di Rescop con un prof. di Bari

Come bloccare la risalita dei contagi Covid-19? La ricerca di Rescop con un prof. di Bari

Le raccomandazioni del gruppo di ricerca internazionale Rescop: monitoraggio della CO2 e purificatori d’aria in ambienti indoor e mezzi di trasporto.

15 Marzo 2022

Redazione online

BARI - Sono state recentemente pubblicate le raccomandazioni del gruppo di ricerca Rescop*(Research Group on Covid-19 and Particulate matter), la Task Force internazionale guidata dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) che ha studiato e indagato la presenza del Corononavius sul particolato atmosferico e le dinamiche di contagio legate alla scarsa qualità dell’aria in ambienti indoor. Tra i co-autori dello studio figurano alcuni tra gli epidemiologi e ricercatori più famosi al mondo, tra cui John Ioannidis dell’Università di Stanford in California, Francesca Dominici di Harvard e Andrea Baccarelli della Columbia University di New York.

“Il gruppo di ricerca Rescop è stato promosso dalla Società Italiana di Medicina Ambientale nel mese di maggio 2020 in seguito al nostro primo Position Paper proposto all’attenzione della comunità scientifica internazionale al pari delle ricerche da noi promosse con le Università di Bari, Bologna, Trieste e Napoli, che portarono all’identificazione del coronavirus Sars-CoV-2 sulle polveri sottili raccolte nei filtri di monitoraggio a Bergamo durante la prima ondata” –  spiega Alessandro Miani, presidente Sima – “Solo dopo un anno, cioè nel maggio 2021, i Center for Disease Control and Prevention (Cdc) americani hanno preso atto che il coronavirus Sars-CoV-2 ha una modalità di trasmissione per via aerea (airborne) e pertanto può rimanere sospeso e potenzialmente infettivo negli aerosol, raggiungendo distanze ben superiori a 2 metri”.

“Rescop si è insediata anche come Commissione Tematica della prestigiosa rivista scientifica ‘Environmental Research’, che ha promosso un numero speciale dedicato a questo specifico argomento, a cui sono stati presentati circa 150 articoli da tutto il mondo, di cui ben 76 sono giunti a pubblicazione, contribuendo a generare evidenze oggi a disposizione dei ricercatori di tutto il mondo”, aggiunge Prisco Piscitelli, epidemiologo e vicepresidente Sima, nonché guest managing editor dello Special Issue “Outdoor/Indoor Air Quality & Covid-19” e co-autore delle “Policy Options” predisposte sul tema dal Centro Ricerche Stoa del Parlamento Europeo.

“La pandemia di Covid-19 ha evidenziato la necessità di mantenere le concentrazioni di particolato a bassi livelli per molteplici ragioni legate alla salute, tra cui la diffusione del virus stesso. Nelle raccomandazioni da poco pubblicate abbiamo condotto una review di tutta l’informazione scientifica disponibile sull’argomento. In presenza di una pandemia è importante basarsi su studi scientifici accurati, i cui risultati possono aiutare ad adottare leggi adatte a tutelare la salute pubblica”, dichiara Francesca Dominici della Harvard School of Public Health di Boston.

“Gli ambienti indoor rappresentano una sfida ancora più cruciale da affrontare, in quanto è più facile per il SARS-COV2 diffondersi, rimanere vitale e infettare altri soggetti in spazi chiusi in presenza di persone positive asintomatiche o lievemente sintomatiche”, aggiunge Gianluigi De Gennaro dell’Università di Bari “Aldo Moro”, tra i massimi esperti italiani del settore.

La Rescop punta, infatti, l’indice sulla necessità che in tutti gli edifici o luoghi pubblici a partire dalle aule scolastiche e universitarie, ma anche sui mezzi di trasporto (incluso le navi da crociera) sia adottato un manuale per la gestione e il monitoraggio della qualità dell’aria indoor, per implementare le misure utili a minimizzare le possibilità di contagio. Rescop evidenzia i potenziali benefici di misure preventive specifiche che devono essere attentamente considerate per le scuole, i luoghi pubblici indoor (ristoranti, uffici, hotel, musei, teatri/cinema, ecc.) e i mezzi di trasporto: dal monitoraggio della CO2 (utilizzato come indicatore indiretto) associato alla ventilazione naturale (o in alternativa a quella meccanica controllata) all’utilizzo di dispositivi validati per la purificazione dell’aria con filtrazione nanometrica.

“Gli studi oggi disponibili hanno quantificato in valori inferiori all’1% il rischio di contrarre il Covid-19 laddove vengano mantenuti livelli di CO2 inferiori a 700 parti per milione. Certamente gli ambienti ospedalieri e le case di riposo/ricoveri nonché i pronto soccorso, i reparti di malattie infettive (ma anche quelli di pneumologia, terapia intensiva), le radiologie, gli ambulatori, i pronto soccorso e le ambulanze rappresentano ambienti indoor ancora più a rischio e richiedono un monitoraggio aggiuntivo, insieme a strategie di decontaminazione specifiche basate sulla ventilazione e purificazione dell’aria”, conclude Miani.

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