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«Siamo stati svegliati dalle bombe»: le testimonianze pugliesi dall'Ucraina

«Siamo stati svegliati dalle bombe»: le testimonianze pugliesi dall'Ucraina

La salvezza è il confine con la Polonia. La «barese» Tamila Yakymenko: «Mia madre piange terrorizzata»

25 Febbraio 2022

Marco Seclì

«Alle 5 di mattina siamo stati svegliati dal rumore dei bombardamenti. Avevamo la valigia già pronta e ci siamo subito messi in macchina con il mio fidanzato per scappare da Kiev. Qui è il panico».
La voce di Natalia Ivanova tradisce tutta la tensione del momento. Il suo viaggio della speranza porta al confine con la Polonia: da lì i due ragazzi confidano di lasciarsi alle spalle l’incubo della guerra.

Natalia, 30 anni, dal 2011 al 2019 ha vissuto a Bari con la famiglia. È tornata in Ucraina per motivi di lavoro prima dello scoppio della pandemia. Ora con il suo Aleksey vede l’Ovest europeo come un’ancora di salvezza. «In questo momento siamo a tre ore dal confine polacco, c’è grande confusione, è tutto un susseguirsi di mezzi militari ucraini diretti ai fronti di guerra».
E dire che Natalia e Aleksey erano tornati a Kiev solo la sera prima, confidando che il peggio sarebbe stato scongiurato. «Da una settimana, per precauzione - spiega Natalia - ci eravamo trasferiti nella città natale di Aleksey, più vicina al confine con la Polonia. Poi sembrava che la situazione non sarebbe precipitata e anche per impegni lavorativi abbiamo deciso di rientrare nella capitale. Stamattina, invece, la brutta sorpresa...adesso regna la confusione, non vediamo l’ora di raggiungere il confine e di poterlo varcare».

Come i due ragazzi, in migliaia si sono riversati sulle strade, in fuga dalle aree del conflitto. E l’eco dei bombardamenti arriva forte anche in Puglia. Le testimonianze di quanto accade si susseguono. «Ormai in Ucraina è il caos, la gente tenta di scappare, c’è tanta paura». I timori di Tamila Yakymenko, 49 anni di cui 16 passati a Bari dove vive e lavora, sono soprattutto per la madre: abita in un paese del sud dell’Ucraina, vicino a Cherson, città non lontana da Odessa, uno dei fronti caldi del conflitto. «L’ho sentita stamattina, piangeva al telefono terrorizzata dai bombardamenti». L’aeroporto di Cherson è finito infatti nel mirino russo. Ma la madre di Tamila sente distintamente anche i rumori delle bombe che piovono dall’altro fronte, quello più vicino alla Crimea, dove il bersaglio dell’armata di Putin è un arsenale ucraino.
Descrive una situazione che nel giro di poche ore è diventata drammatica. «È scoppiato il panico all’improvviso - spiega - chi non si è preparato prima, sperando in una soluzione pacifica della tensione, lo sta facendo adesso. Le città si svuotano, tutti cercano di scappare verso ovest, di trovare rifugio in Europa, ma chissà se ce la faranno».

Quella di Tamila Yakymenko è una storia come tante vissute dalle donne ucraine all’indomani del disfacimento dell’Unione sovietica e della crisi economica che per anni ne seguì. Abbandonò la sua professione di insegnante («ero vicepreside», ricorda) per assicurare un futuro migliore alla famiglia. Arrivata in Italia, dopo un mese a Napoli, si trasferì a Bari dove ha fatto la badante e la donna delle pulizie. Oggi, preso il diploma di traduttrice e interprete, lavora per le commissioni territoriali come interprete nel disbrigo delle pratiche per i migranti e si occupa di traduzioni per agenzie russe e ucraine.
La paura per la sorte dei parenti in Ucraina si accompagna con lo stupore di una guerra che le sembra assurda. «Sono ucraina di nazionalità - sottolinea Tamila - ma ho sempre detto che sono anche russa, perché siamo ucraini: La mia madrelingua è sia l’ucraino che il russo e tra amici parliamo il russo. Mio fratello viveva in Russia con la famiglia. Tra i due popoli non c’è mai stata una separazione. Il sogno di Putin di rifare la Grande Russia ci sta portando al baratro, ha deciso di mettere in atto un piano preparato da tempo. Ma gli ucraini non lo accetteranno passivamente - prevede - si difenderanno e sarà il disastro».

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