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Omicidio Sciannimanico a Bari, ergastolo definitivo per Perilli

La vicenda dell'agente immobiliare ucciso nel quartiere Japigia di Bari risale al 26 ottobre 2015

perilli omicidio sciannimanico

BARI - È definitiva la condanna all’ergastolo inflitta in primo e secondo grado nei confronti di Roberto Perilli, riconosciuto colpevole per l’omicidio premeditato di Giuseppe Sciannimanico, l’agente immobiliare ucciso a 28 anni nel quartiere Japigia di Bari il 26 ottobre 2015. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa dell’imputato contro la condanna inflitta dalla corte d’assise d’appello di Bari nel 2019 che aveva confermato il verdetto di primo grado emesso nel marzo 2018 dalla corte d'Assise. La sentenza di condanna, dunque, è definitiva. 

Stando alla ricostruzione degli agenti della Squadra mobile di Bari, coordinati dall’allora pm Francesco Bretone, la vittima venne attirata in una trappola, un finto appuntamento di lavoro in via Tenente de Liguori. Il giovane agente immobiliare si presentò sul luogo dove sarebbe stato ucciso attirato con la scusa di visionare un appartamento in vendita. Arrivato in motorino fu colpito con un primo colpo di pistola ad una spalla e poi, con il casco ancora in mano e in ginocchio, fu colpito una seconda volta mortalmente alla testa. A sparare sarebbe stato Luigi Di Gioia, noto alle forze dell’ordine e già condannato per il delitto a 30 anni al termine di un giudizio parallelo celebrato con rito abbreviato. Stando al racconto di Perilli, anche lui agente immobiliare come la vittima, Di Gioia sarebbe andato oltre il mandato ricevuto, ovvero solo spaventare il collega di lavoro. Una versione che non ha convinto i giudici di merito che avevano infatti inflitto l’ergastolo per omicidio volontario premeditato.

Il movente di tutto questo? La gelosia professionale che Perilli provava nei confronti di Sciannimanico. Beppe, come tutti lo chiamavano, un ragazzo in gamba, ben voluto, stava avviando nel quartiere Japigia, un’agenzia immobiliare Tecnocasa a pochi isolati da quella di Perilli che temeva per i suoi affari.

I giudici hanno confermato anche la condanna ai risarcimenti nei confronti dei familiari e dell’ex compagna di Sciannimanico, costituiti parte civile con gli avvocati Luca Colaiacomo, Francesco Paolo Ranieri e Nicola Quaranta. Ad assistere Perilli, in secondo grado gli avvocati Massimo Roberto Chiusolo e Rosita Petrelli, in Cassazione l’avvocato Filiberto Palumbo.

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