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In Puglia e Basilicata

La testimonianza

Bari, anche il nome cambiato nell'odissea di una negativa

Tamponi, ok ai primi 8 laboratori privati: dal 14 altri 6mila test al giorno

Un'odissea per fare un tampone. Registrato, poi, con un cognome sbagliato

03 Novembre 2020

Carmela Formicola

Una cena con un vecchio amico che non vedo da mesi. Comincia tutto così. Dopo qualche giorno il mio amico mi chiama "Sono positivo al Covid". Cavolo: e ora? Le prime ore se ne vanno a comunicare la cosa a parenti, amici e colleghi poi realizzo che devo fare il test anch'io e parenti amici e colleghi mi vengono in aiuto: vai da mio cugino, chiama il laboratorio X, no quello è ladro, chiama Y, ti mando dal mio amico primario... In effetti mi convinco che la cosa migliore è andare da un privato: telefono, prenoto, pago e mi metto l'anima in pace. Ma nessun privato mi accetta: no li abbiamo sospesi, no li abbiamo finiti, no in questo periodo non facciamo tamponi. Insomma, si comincia a mettere male.

Mi richiama il mio amico: ho dovuto dare all'Asl tutti i miei contatti recenti, ho dato anche il tuo, ti fissano giorno e ora per il test. Bene, una buona notizia. Appuntamento all'ospedale Di Venere sabato pomeriggio. E fino a sabato cosa faccio? Mi chiudo a casa. Lavorerò in smartworking e darò fondo alla cambusa.

Sabato pomeriggio alle 16.40 puntuale sono davanti al comesichiama, l'ambulatorio (di fortuna) Covid. C'è anche altra gente e non vedo eliminacode. Ci guardiamo storto e ci prendiamo in antipatia reciproca. Ma in realtà gli operatori vestiti come i marziani sono bravi, fanno entrare di qua, prendono i dati, fanno il tampone, fanno uscire di là. Mi consegnano un foglio che mi servirà, fra 36 al massimo 72 ore, per sapere il responso. Torno a casa senza guardare in faccia a nessuno e mi metto a leggere il foglio: dovrò utilizzare lo Spid, oppure la Cie o anche la Cns per accedere al portale di Pugliasalute, poi dovrò inserire il codice che mi hanno assegnato. Penso a quei poveri analfabeti digitali: ma come potranno mai fare? E comunque io sono tra quelli! Analfabeta totale. Spid? Ma che roba è? Ci sarà un altro modo per espugnare Pugliasalute? Sì, basta il codice fiscale e il numero di tessera sanitaria. Ce la posso fare.

I giorni passano. Finito l'ultimo pezzo di cioccolato, si fa lunedì mattina (ieri) mi collego al portale. Niente. Niente di niente. Guardo la schermata del portale, dopo che ho compilato tutti i campi duemila volte - maiuscolo, minuscolo, numeri, codice, si sono proprio io, mi chiamo così, ma tu perché ce l'hai con me stamattina? - realizzo che la tessera sanitaria è scaduta. Cavolo! E ora? Chiamo tutti i numeri possibili, centralini, Urp, segreterie, direzioni. Occupato, oppure squilla ma nessuno risponde, o ti scatta la segreteria telefonica. Dopo due ore getto la spugna. Perché noi siamo il paese di mimandapicone. Così mi rivolgo a un collega che ha le chiavi del paradiso: i numeri telefonici dei vertici della sanità pugliese. In breve si scopre che non solo nell'accettarmi hanno sbagliato a trascrivere il mio cognome, che in più essendo finiti i reagenti il mio tampone è stato spedito al Policlinico e che ora bisogna trovarlo. E' già mezzogiorno. E io ancora brancolo nel buio.

"Sembra che tu sia negativa, però devi tornare al Di Venere, lì ti danno il risultato", mi spiega al telefono il mio collega che nel frattempo ha telefonato a mezzo mondo. Vado. Arrivo alle 14 ma l'ambulatorio ha appena chiuso. "Riapre alle 15" mi dice una ragazza già in coda. Torno in macchina, così non ungo nessuno. Ritorno alle 14.45 e il piazzale si è all'improvviso riempito di persone. Riconosco lo stesso sentimento del pomeriggio in cui venni a farmi il tampone, anime sparse con mascherine e occhi di brace: c'ero prima io, io ero prima della signora bionda, quel ragazzo fa finta di niente, quella con la scusa dei bambini vuole saltare la fila, il vecchio solo perché è vecchio pensa di poter entrare prima... Alle 15 si aprono le porte. Il marziano compare sull'uscio ed erutta: "Sparpagliatevi, sparpagliatevi! State troppo vicini!". Segue una finta di distanziamento.

"Allora, chi è arrivato per primo?" Una risata collettiva, la risposta. Provo ad avvicinarmi. Vorrei spiegare che io non sono qui per il tampone. Vorrei dire: guardi, due secondi, mette il mio nome nel computer, mi dà il risultato e io torno alla mia vita normale. Ma il marziano, legittimamente, crede che voglia fare la furba. "Aspetti aspetti", mi dice. Aspetto. Aspetto. E' evidente che i pochi operatori all'interno si preparino ad affrontare il solito turno di inferno, bardati come extraterrestri con questo popolo indisciplinato che spinge per fare il test presto presto. Mi riaffaccio. Uno dei marziani mi abbaia contro ("La furba non si arrende"). "Mi manda Picone!", esclamo (e non pensate che non sia mortificata, ma è l'unica strada). A quel punto, per quanto contrariato, il marziano mi fa entrare, si mette al computer e mi cerca. E non mi trova e vorrebbe cacciarmi. "No, avete sbagliato il mio cognome", dico, giocando l'ultima disperata carta.
Un minuto dopo sono fuori con la carta fresca di stampa che attesta che sono negativa. Però ho un altro nome. Ma sarò davvero io?

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